lunedì 8 aprile 2024

Matematica, un'inesauribile conoscenza!

Il tema del Carnevale di aprile 2024 tenuto da MaddMaths!, "Matematica inesauribile", mi ha fatto immediatamente pensare ai Teoremi di Incompletezza di Gödel che penso forniscano una nozione precisa di inesauribilità, proprio perché in definitiva affermano che le teorie possono essere estese all'infinito con asserzioni di coerenza e che qualsiasi teoria può essere estesa al punto da produrre una teoria decisamente più forte.
In proposito Torkel Franzén  ha scritto un libro interessante, "Inexhaustibility - A Non-Exhaustive Treatment - Lecture Notes in Logic" dove dimostra proprio che la nostra conoscenza matematica è inesauribile e dove l'inesauribilità della conoscenza matematica viene trattata sulla base del concetto di progressioni transfinite delle teorie concepito da Turing e Feferman.



Non voglio addentrarmi nel concetto di progressioni transfinite, che lascio alla trattazione di un interessante .pdf, ma solo ricordare che i Teoremi di Incompletezza di Gödel oltre a essere tra i risultati più significativi nella fondazione della matematica, hanno altresì aperto a nuove trattative filosofico/matematiche sull'inesauribilità.

Com'è noto i Teoremi di Incompletezza di Gödel sono due teoremi della logica matematica che riguardano i limiti della dimostrabilità nelle teorie assiomatiche formali. 
Questi risultati, pubblicati da Kurt Gödel nel 1931, sono importanti sia nella logica matematica che nella filosofia della matematica. 
I teoremi principalmente dimostrano che il programma di David Hilbert, per trovare un insieme completo e coerente di assiomi per tutta la matematica, è impossibile.

David Hilbert (1862 - 1943)

La teoria della dimostrazione non è una materia inventata per sostenere una dottrina formalista nella filosofia della matematica, ma piuttosto, è stata sviluppata come un tentativo di analizzare aspetti dell'esperienza matematica per isolare e possibilmente superare, problemi metodologici nei fondamenti della matematica. 
Le origini di questi problemi, formulati con forza e talvolta in modo controverso negli anni '20, sono rintracciabili già nella trasformazione della matematica nel diciannovesimo secolo, con l’emergere della matematica astratta, il suo affidamento su nozioni di teoria degli insiemi e la sua attenzione alla logica in un contesto ampio e fondamentale. 
Questioni sostanziali emersero già nei lavori matematici e nei saggi fondamentali di Richard Dedekind e Leopold Kronecker e riguardavano la legittimità di concetti indecidibili, l'esistenza di infiniti oggetti matematici e il senso delle prove non costruttive di asserzioni esistenziali.
Nel tentativo di mediare tra posizioni fondative contrastanti, Hilbert spostò le questioni, già intorno al 1900, da un livello matematico a un livello metamatematico vagamente concepito. 
Questo approccio venne rigorosamente realizzato appunto negli anni ’20, quando egli approfittò della possibilità di formalizzare la matematica in sistemi deduttivi e indagò i quadri formali sottostanti da un punto di vista strettamente costruttivo, "finitista". 
L'approccio di Hilbert sollevò affascinanti questioni metamatematiche: dalla completezza semantica alla decidibilità meccanica fino all'incompletezza sintattica. 
Tuttavia, la soluzione matematica sperata dei problemi fondamentali non fu raggiunta e il fallimento del suo programma di coerenza finitista sollevò e approfondì questioni metodologiche altrettanto affascinanti. 
Una gamma più ampia di problemi con soluzioni solo parziali ha creato un argomento vivace che abbraccia questioni computazionali, matematiche e filosofiche, con una ricca storia.
In un sistema matematico, pensatori come Hilbert credevano infatti che fosse solo questione di tempo trovare una tale assiomatizzazione che permettesse di provare o confutare (dimostrandone la negazione) ogni formula matematica.
Il problema era se esistessero teorie incomplete (e necessariamente coerenti) ovvero basate su affermazioni che non potessero essere dimostrate né vere né false. Tra queste c’è l’aritmetica, per cui tutta la matematica che usa l’aritmetica rientra tra le teorie incomplete.

Kurt Gödel (1906 - 1978)

Nel 1931 il matematico e logico austriaco Kurt Gödel pubblicò un articolo che mostrava che esistono affermazioni aritmetiche vere che non possono essere dimostrate nel sistema formale dei Principia Mathematica, assumendo che Principia Mathematica fosse coerente, e i suoi metodi non si applicavano solo ai Principia ma a qualsiasi sistema formale che contenesse un minimo di aritmetica. 
Poco dopo la II Conferenza sull'epistemologia delle scienze esatte, organizzata dal 5 al 7 settembre 1930 dalla Gesellschaft für empirische Philosophie, il 20 novembre, von Neumann scrisse a Gödel per annunciargli di aver scoperto un notevole corollario del suo risultato: l'indimostrabilità della coerenza (secondo teorema di incompletezza). 
Nel frattempo, però, tale risultato era stato ottenuto anche da Gödel ed era stato comunicato da Hahn all'Accademia delle Scienze di Vienna il 23 ottobre 1930. 
Il 1° novembre 1930 i "Monatshefte für Mathematik und Physik" ricevettero l'articolo epocale di Gödel, Über formal unentscheidbare Sätze der Principia mathematica und verwandter Systeme I (Sulle proposizioni formalmente indecidibili dei Principia mathematica e di sistemi simili) pubblicato nel 1931.

Quindi un paio di mesi dopo che Gödel aveva annunciato questo risultato in una conferenza a Königsberg nel settembre 1930, dove John von Neumann aveva altresì parlato del formalismo descrivendo il programma di Hilbert come la ricerca di una dimostrazione di conservatività dei concetti transfiniti rispetto a quelli finiti¹,  John von Neumann e lo stesso Gödel si resero conto, indipendentemente, che dal teorema di incompletezza si poteva trarre un sorprendente corollario. 

"Ogni teoria coerente ed effettivamente assiomatizzata che consenta lo sviluppo di parti fondamentali dell’aritmetica non può dimostrare la propria coerenza.

Questo divenne noto come il secondo teorema di incompletezza. 
Il secondo teorema di incompletezza confutava le ambizioni generali del programma di Hilbert. 
In risposta al risultato di Gödel, Hilbert tentò, nel suo ultimo articolo pubblicato, di formulare una strategia per prove di coerenza che ricordava le sue considerazioni dei primi anni '20 (quando pensava alle teorie degli oggetti come costruttive) ed estendeva chiaramente il punto di vista finitista.

Riassumendo il primo teorema di incompletezza di Gödel afferma che nessun sistema coerente di assiomi i cui teoremi possano essere elencati mediante una procedura efficace (come un algoritmo) è in grado di dimostrare tutte le verità sull'aritmetica dei numeri naturali. 
Vale a dire che per qualsiasi sistema formale coerente di questo tipo, ci saranno sempre affermazioni sui numeri naturali che sono vere, ma che non sono dimostrabili all'interno del sistema.
Il secondo teorema di incompletezza, estensione del primo, mostra che il sistema non può dimostrare la propria coerenza.

In sintesi Gödel dice che possono esserci delle proposizioni matematiche vere ma non dimostrabili e l'incompletezza riguarda la dimostrabilità.
Ad esempio la congettura di Riemann non ha ancora dimostrazione. Ma esiste? 
La congettura di Goldbach da secoli attende una dimostrazione. Ma esiste? 
L'ultimo teorema di Fermat fino a una trentina di anni fa era senza dimostrazione (cioè era una congettura) ma poi è stata trovata da Andrew Wiles!

Fin qui è tutto chiaro?
Forse non del tutto perché principalmente bisognerebbe spiegare cosa sia la logica.
La logica è un modo ordinato per dimostrare una cosa partendo da un'altra e questo si chiama presupposto di base, o assioma. 
Gli assiomi non li dimostriamo ma li accettiamo perché sembrano ragionevoli o utili per un determinato scopo. Dopo aver deciso gli assiomi, dobbiamo anche accordarci sulle regole di inferenza logica, e poi possiamo trarre conclusioni in modo semplice: ogni conclusione o è essa stessa un assioma, oppure segue direttamente dalle conclusioni precedenti tramite una delle regole di inferenza.
Questo metodo di indagine, il "metodo assiomatico", è antico e sebbene non ci permetta di conoscere le cose "con assoluta certezza", ci rende almeno più facile scoprire esattamente su cosa ci basiamo quando affermiamo qualcosa: quali sono gli assiomi alla base dell'asserzione e quali sono le regole di inferenza logica che abbiamo utilizzato per passare da un'asserzione all'altra. 
Un noto dialogo di Lewis Carroll, "What the Tortoise Said to Achilles" ("Ciò che la tartaruga disse ad Achille") dimostra però che anche la seconda componente del metodo, le regole di inferenza, non è immune da dubbi.
Scritto da Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, che oltre a scrivere le celebri quanto un po' ambigue e inquietanti favole di Alice, era, oltre che un illustre fotografo britannico, un matematico e un logico) nel 1895 per la rivista filosofica Mind, è un breve dialogo allegorico sui fondamenti della logica. 
Il titolo allude a uno dei paradossi del movimento di Zenone, in cui Achille non avrebbe mai potuto superare la tartaruga in una corsa. 
Nel dialogo di Carroll, la tartaruga sfida Achille a usare la forza della logica per fargli accettare la conclusione di un semplice argomento deduttivo. Alla fine Achille fallisce, perché l'astuta tartaruga lo conduce in una regressione infinita.
Il dialogo di Carroll è apparentemente la prima descrizione di un ostacolo al "convenzionalismo" sulla verità logica e dimostra che esiste un problema regressivo che nasce dalle deduzioni del modus ponens².
In generale, il metodo genera solo un elenco sempre crescente di affermazioni vere, ma mai la conclusione. Quindi possiamo andare avanti all’infinito senza arrivare alla conclusione. In questo senso, si tratta di un "regresso infinito", anche se il termine "regresso" potrebbe non sembrare del tutto appropriato e non credo che Lewis l'abbia usato.
Più semplicemente Carroll ha dimostrato che il fatto di avere assiomi, anche i migliori e più perfetti, non è sufficiente per determinare la verità in un sistema logico, poiché bisogna anche stare molto attenti alla scelta delle regole di inferenza. 

Concludendo i teoremi di incompletezza di Gödel hanno dimostrato che la matematica è inesauribile?
A questa domanda faccio rispondere da Tullio Eugenio Regge matematico e fisico italiano : 

Tullio Eugenio Regge (1931 - 2014)

"Neppure la matematica può considerarsi come un sistema chiuso e completo di assiomi e teoremi. Il mondo matematico è inesauribile, nessun insieme finito di postulati e di deduzioni potrà mai darci la risposta a tutte le domande. Il teorema di Gödel pose brutalmente fine a tutti i tentativi di condensare la matematica in una lista di assiomi da cui dovrebbe seguire la verità o la falsità di ogni sua asserzione. Se lo stesso linguaggio matematico che la fisica usa per descrivere il mondo rimane intrinsecamente incompleto, non è ragionevole attendersi che l'universo sia descrivibile a partire da un insieme finito di leggi naturali. A molti ripugna l'incompletezza della matematica e di riflesso quella della fisica, ma va detto che per le scienze esatte il teorema di Gödel non è affatto una sconfitta: al contrario, esso ci fornisce una spinta intellettuale verso sviluppi sempre più ampi e fecondi."


Note 

¹ Ce ne parla Gabriele Lolli, uno dei maggiori esperti di logica e di filosofia della matematica, in un'interessante intervista del 2011 

² Carroll affronta la regola più importante della logica del primo ordine, il modus ponens, che dice che se si assume un enunciato P, e se si assume anche l'enunciato condizionale "P implica Q" (o precedentemente dimostrato), allora l’enunciato Q stesso è una conseguenza logica e può quindi considerarsi dimostrato. Ciò che Achille impara è che il modus ponens deve essere prima concesso come regola di inferenza, altrimenti non si potrà mai raggiungere alcuna conclusione.
Se p implica q è una proposizione vera, e anche la premessa p è vera, allora la conseguenza q è vera o in notazione con operatori logici:
[(p->q)∧p]⊢q
dove ⊢ rappresenta l'asserzione logica, nota anche come sequente



sabato 27 gennaio 2024

Nellie Bly e la trappola umana per topi

Il manicomio, è "una trappola umana per topi"!
Scrivo questo articolo in ricordo di una grande donna e giornalista, Nellie Bly che, fingendosi pazza, raccontò al mondo l'ignobile condizione dei malati di mente nei manicomi, denunciando anche l'internamento di donne sane, rinchiuse solo perché la loro femminilità non si adeguava alle aspettative. 

Elizabeth Jane Cochran conosciuta come Nellie Bly

Oggi 27 gennaio, "Giornata della memoria", cade anche l'anniversario della morte di Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran che è stata una grande giornalista statunitense e non solo.
E' stata la prima inviata di guerra, la prima giornalista investigativa (in incognito) al mondo e la donna che ha contribuito a rivoluzionare la condizione sociale femminile.
Nellie Bly sarà il nome con cui Elizabeth Cochran inizierà a firmare i suoi articoli diventando una vera icona del femminismo, che si batteva contro l’industria dominata dagli uomini, riportando storie che nessun altro voleva raccontare. 
Non si accontentava di scrivere, ma con una passione e determinazione dirompenti, si calava nei ruoli più diversi per vivere sulla propria pelle e documentare le situazioni e le condizioni delle donne lavoratrici del suo tempo. 



Divenne famosa a venticinque anni per il suo viaggio attorno al mondo, che fece emulando Phileas Fogg, protagonista del romanzo "Il giro del mondo in 80 giorni", che Jules Verne scrisse nel 1872, pare ispirandosi a George Francis Train, un ricco signore che un viaggio analogo aveva fatto nel 1870.
Partita il 14 novembre del 1889 da New York, lo completò in soli 72 giorni, arrivando nella Grande Mela il 25 gennaio del 1890. 



Ma soprattutto è stata la creatrice del genere di giornalismo sotto copertura, vale a dire una forma particolare di giornalismo investigativo in incognito, volta ad entrare in ambienti altrimenti inaccessibili.
Un esempio che fece molto scalpore fu l'inchiesta del New York World di Joseph Pulitzer.
Pulitzer assunse Nellie e le propose di condurre una inchiesta sulle condizioni del reparto femminile dell'ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital su Roosevelt Island, situata a nord-est di Manhattan. 

Ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital su Roosevelt Island

Bly si finse pazza, venne internata e fu così testimone diretta delle terribili condizioni in cui venivano "curate" le pazienti nella struttura.
Spogliata, drogata, picchiata, dovrà sopportare dieci giorni e dieci notti di terrore per riuscire poi a raccontare al mondo la sua storia.
Dopo 10 giorni venne dimessa solo grazie all'intervento del suo giornale, e la sua inchiesta descrisse pubblicamente il manicomio come più simile a un luogo di reclusione che di cura. 
Lei lo definì "una trappola umana per topi" in cui è facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire dove il vitto era scadente, i bagni freddi, l'igiene scarsa ed i maltrattamenti costituivano la regola. Insieme alle degenti realmente affette da patologie psichiatriche, inoltre, venivano internate emigrate povere e donne ripudiate dai familiari, sane di mente ma rifiutate dalla società.

Donne internate all'ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital 

Quando l'inchiesta, generalmente conosciuta col nome del volume che ne fu tratto, "Ten Days in a Mad-House", fu pubblicata sul quotidiano, destò grande scalpore, tanto che furono presi provvedimenti e vennero aumentate le sovvenzioni per migliorare le condizioni delle pazienti.
Successivamente si occupò, tra l'altro, di sfruttamento delle operaie, di bambini non desiderati, delle condizioni di lavoro delle domestiche e della vita che si conduceva in un istituto di carità.

Ce ne parla un libro "A cosa servono le ragazze – L’incredibile storia vera di Nellie Bly"
 dello scrittore statunitense David Blixt
"Rivoluzionaria, audace, femminista. La prima giornalista investigativa della storia.
La vera storia romanzata di Nellie Bly, icona del femminismo che si batté contro 
l’industria dominata dagli uomini, arrivando a fingersi pazza per entrare nel 
manicomio femminile di Blackwell’s Island e poterne denunciare gli orrori."

Una situazione che purtroppo vigeva non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Italia, anche come repressione della femminilità che non si adeguava alle aspettative, per cui bastava condurre uno stile di vita un po’ fuori dagli schemi precostituiti per finire recluse, una deriva ideologica che trovò il culmine nel ventennio fascista.
Per il mantenimento dell’ordine pubblico e per la tutela della moralità, negli istituti c’erano pure prostitute, ragazze e donne che avevano subìto violenza carnale e abusi domestici, donne che conducevano uno stile di vita un po’ fuori dagli schemi precostituiti, soggetti considerati "socialmente pericolosi", donne ripudiate dai familiari, sane di mente ma rifiutate dalla società!
Un castigo legittimato dallo Stato, per cui bastava una segnalazione, che il medico condotto o il sindaco ordinavano il ricovero coatto. 

Ida Dalser

Un esempio eclatante fu Ida Dalser, che ebbe un figlio da Benito Mussolini e che dopo la Marcia su Roma, fu internata nel Manicomio di Pergine Valsugana (Trento) e poi in quello di San Clemente, a Venezia, dove morì nel 1937, a 57 anni. Fu la stessa sorte del figlio Benito Albino, ritenuto pazzo perché si dichiarava figlio del Duce, che morì in manicomio a 27 anni.
In Italia era la Legge numero 36 del 1904 (Disposizioni sui manicomi e sugli alienati. Custodia e cura degli alienati) a regolamentare il ricovero coatto di "persone alienate pericolose a sé e agli altri e di pubblico scandalo". Una volta entrata nell’ospedale psichiatrico, la persona veniva iscritta nel casellario giudiziario, come previsto dall’articolo 604 del Codice di Procedura Penale, e perdeva tutti i diritti civili.

Fu testimone di tali orrori anche Alda Giuseppina Angela Merini, poetessa e scrittrice italiana, nota come Alda Merini.
Nel 1947 viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare, seguirà poi l'internamento nell'Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, dal 1964 fino al '72.

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)

E di quegli orrori così scriverà:

"Il manicomio era saturo di fortissimi odori. Molta gente orinava e defecava per terra. Dappertutto era il finimondo. Gente che si strappava i capelli, gente che si lacerava le vesti o cantava sconce
canzoni. Noi sole, io e la 2., sedevamo su di una pancaccia bassa, con le mani in grembo, gli occhi fissi e rassegnati e in cuore una folle paura di diventare come quelle là.
La Z. era una bonacciona. L'avevano messa lì dentro perché era stata ragazza madre e volevano disfarsene, ma non aveva nulla di folle, era quieta, e a volte persino serena. Solo quando pensava al
suo piccolo si metteva a piangere e piangeva in silenzio certa che nessuno l'avrebbe compresa. Ma io la comprendevo bene. Sapevo che l'essere madre in un posto come quello diventa una cosa
atroce. Perciò cercavo di distrarla.
Un giorno in giardino incontrai un prete. Ero sola e gli chiesi in che concetto Dio tenesse i poveri pazzi.
'Mah' rispose quello, 'che volete, figliola. I pazzi non sono responsabili.'
'Mah', proseguii io, 'se Dio ha dato il libero arbitrio perché scegliessimo il bene ed il male, perché ce l'ha tolto con la pazzia?'
Il prete rimase confuso e se ne andò borbottando, ma a me quel concetto mi rodeva dentro..."

Elizabeth Jane Cochran conosciuta come Nellie Bly

Chissà se ci saranno ancora giornaliste e giornalisti così coraggiosi e appassionati che con la loro informazione corretta, onesta e veritiera potranno magari creare le basi anche per una giornata della "memoria" dedicata a tutti i soprusi perpetrati su persone assolutamente sane che non avevano commesso alcun reato, né tanto meno erano matte, che venivano discriminate, minacciate, ricattate, emarginate ed escluse dalla vita sociale, spesso nell’indifferenza generale e con il consenso di parenti e amici...e non mi riferisco certo ai ricoverati in manicomio, ma a realtà molto più vicine a noi nel tempo e nei luoghi...erano gli anni 2021 e 2022. 

 

martedì 9 gennaio 2024

2024 e la matematica bisestile

"Matematica bisestile", il tema del Carnevale della Matematica di gennaio 2024, ospitato da Dioniso Dionisi (alias Flavio Ubaldini) mi dà l'occasione per parlare "matematicamente" del perché esistono gli anni bisestili e di altre curiosità legate al nostro calendario.

La durata di un anno si basa sul tempo impiegato da un pianeta per ruotare attorno al Sole. 

Papa Gregorio XIII, durante il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano, 
sancito tramite la bolla "Inter gravissimas" del 24 febbraio 1582, 
promulgata dalla sua residenza di Villa Mondragone, presso Monte 
Porzio Catone, nei Castelli Romani, introdotto quindi il 4 ottobre 1582

La Terra impiega leggermente di più di 365 giorni, bensì 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi, per compiere una rivoluzione attorno al Sole, e si tratta di circa sei ore in più rispetto ai 365 giorni che normalmente includiamo in un anno solare. 
Di conseguenza, ogni quattro anni abbiamo circa 24 ore in più che aggiungiamo al calendario alla fine di febbraio sotto forma di giorno bisestile. 
Senza il giorno bisestile, le date degli eventi annuali, come gli equinozi e i solstizi, si sposterebbero lentamente verso la fine dell’anno, cambiando le date di ogni stagione e, dopo solo un secolo senza giorni bisestili, l'estate non sarebbe iniziata prima della metà di luglio!

Ma gli aggiustamenti peculiari non finiscono qui. 
Se la Terra ruotasse attorno al Sole esattamente in 365 giorni e sei ore, questo sistema di aggiungere un giorno bisestile ogni quattro anni non avrebbe bisogno di eccezioni. Tuttavia, la Terra impiega un tempo leggermente inferiore per orbitare attorno al Sole. Arrotondando per eccesso e inserendo un giorno bisestile di 24 ore ogni quattro anni si aggiungono circa 45 minuti extra a ogni ciclo bisestile di quattro anni. 
Ciò equivale a circa tre giorni ogni 400 anni e per correggere ciò, gli anni divisibili per 100 non hanno giorni bisestili a meno che non siano anche divisibili per 400. Se si fanno i conti, si vede che l'anno 2000 era un anno bisestile, ma 2100, 2200 e 2300 non lo saranno.

Calendario Giuliano elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria

Come ci racconta la storia anche il calendario giuliano, un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni aveva anni bisestili, ma calcolati diversamente e prevedeva che la durata dell'anno fosse in media di 365 giorni e 6 ore.
Fu elaborato dall'astronomo Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C., e rimase in vigore anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, rimanendo in uso fino al XVI secolo, quando fu sostituito dal calendario gregoriano tramite la bolla "Inter gravissimas" di Papa Gregorio XIII del 24 febbraio 1582, promulgata dalla sua residenza di Villa Mondragone, presso Monte Porzio Catone, nei Castelli Romani, introdotto quindi il 4 ottobre 1582.
Pare che Giulio Cesare si sia rivolto a Sosigene per l'elaborazione del calendario giuliano, e che a lui si debba l'introduzione dell'anno bisestile, la cui durata era basata sul ciclo callippico
Pare anche che l'astronomo fosse molto caro a Cleopatra, di cui fu consigliere, e che fosse stata proprio la regina d'Egitto a presentarlo a Giulio Cesare.
Verso la fine della guerra civile romana (49–45 a.C. ), Cesare decise di sostituire la moltitudine di calendari imprecisi e diversi dell'impero romano con un unico calendario ufficiale e, su suggerimento di Sosigene, adottò una modifica del calendario solare egiziano di 365 giorni ma con un giorno in più ogni quattro anni (anno bisestile). 
L'idea non era nuova, poiché un simile schema di giorni bisestili era stato tentato in Egitto nel 3° secolo a.C. da Tolomeo III Euergete, ma i suoi sudditi si erano rifiutati di seguirlo.
Novanta giorni furono aggiunti all'equinozio di primavera verso la fine di marzo del 46 a.C. 
I precedenti calendari romani avevano cercato di mantenere l'equinozio attorno al 25 marzo, ed è possibile che Giulio Cesare stesse seguendo quella tradizione, ma a causa di un malinteso sulla prescrizione di Sosigene, i giorni bisestili furono inizialmente inseriti ogni tre anni anziché ogni quattro: un errore che fu corretto durante il regno di Augusto. 
Sosigene potrebbe anche aver ideato il calendario astronomico che Cesare pubblicò per accompagnare la riforma. 
Lo studioso romano Plinio il Vecchio  ci racconta che Sosigene abbia scritto tre trattati di calendario, ma questi sono andati perduti. 

Calendario romano

Il calendario giuliano, con questa approssimazione, aggiungeva 11 minuti ad ogni anno, correndo quindi più veloce rispetto al moto della Terra intorno al Sole. Quegli 11 minuti, che a prima vista potrebbero sembrare poca differenza, si accumulavano anno dopo anno fino a creare delle situazioni molto particolari.
Nel calendario giuliano si utilizzano quindi gli anni bisestili per compensare il fatto che la durata dell'anno tropico (o anno solare) non è data da un numero intero di giorni. 
Il giorno in più si aggiungeva dopo il 24 febbraio, sexto die ante Calendas Martias nella lingua latina. 
Va ricordato infatti che i romani avevano l'abitudine di contare i giorni mensili sottraendoli a determinate festività, come le Idi e le Calende, contando anche il giorno di partenza; quindi tra il 24 febbraio e il 1º marzo (che coincide con le Calende di marzo) c'erano appunto sei giorni (24-25-26-27-28-1).
Negli anni bisestili quindi, con febbraio di 29 giorni, il giorno in più, chiamato "bis sexto die" veniva intercalato fra il sesto e il quinto giorno prima delle calende di marzo, ossia fra il 24 e il 25 febbraio, da cui poi derivò bisestile e l'anno di 366 giorni venne detto "bisestile".

Sosigene stabilì che un anno ogni quattro fosse bisestile: in questo modo la durata media dell'anno giuliano risultava di 365 giorni e un quarto. 
Ne conseguì che il calendario giuliano era ciclico ogni 4 anni equivalenti a 365 × 4 + 1 = 1.461 giorni. Considerando anche i giorni della settimana, allora il calendario giuliano era ciclico ogni 1.461 × 7 = 10.227 giorni che equivalgono a 4 × 7 = 28 anni (questo perché 1461 non è divisibile per 7). 
La differenza con l'anno tropico risultava così di soli 11 minuti e 14 secondi circa, una precisione molto accurata per l'epoca.
Questa differenza, pari a circa un centesimo di giorno, si accumulava però col passare dei secoli, per cui la data d'inizio delle stagioni si spostava man mano all'indietro (si perdeva un giorno ogni 128 anni circa). Questo fenomeno era ben noto agli astronomi medievali e celebrare la Pasqua in una stagione ormai estiva sarebbe andato in contraddizione con le Sacre Scritture. 
Per questo il Papa Gregorio XIII  corse ai ripari con la riforma del calendario, eliminando di un colpo dieci giorni di ottobre, nel 1582.


La bolla "Inter gravissimas" di papa Gregorio XIII

"Affinché l'equinozio di primavera, che dai padri del concilio di Nicea fu stabilito al 21 marzo, venga riportato a quella data, comandiamo e ordiniamo che dal mese di ottobre dell'anno 1582 si tolgano dieci giorni, dal 5 al 14, e che il giorno dopo la festa di s. Francesco, che si suole celebrare il 4, si chiami 15" 
(dalla "Bolla Inter gravissimas" di Gregorio XIII)



"Ma prima che gennaio tutto si sverni / per la centesma ch'è là giù negletta
Questo verso tratto dalla Divina Commedia (Paradiso XXVII 142-143) mostra che lo stesso Dante era al corrente dell'eccedenza annuale del calendario giuliano (problema del resto affrontato da Giovanni da Sacrobosco, Roberto Grossatesta, Ruggero Bacone). 
Tale eccedenza che egli chiama (arrotondando) la centesma, ossia la centesima parte del giorno (che in realtà è: 24h x 60′: 100 = 14' 40″), corrisponde al fatto che, col passare dei millenni, rimanendo non calcolata (negletta), avrebbe finito col far uscire dall'inverno (tutto si sverni) il mese di gennaio. Nel senso che il presunto equinozio di primavera, già sensibilmente arretrato, avrebbe finito coll'arretrare così enormemente rispetto all'equinozio effettivo, che non sarebbe più caduto nel mese di marzo, né in quello di febbraio o di gennaio, al punto che il primo giorno di gennaio, sia pure in un futuro remotissimo, avrebbe coinciso con l'inizio della primavera. In tal modo il mese di gennaio sarebbe caduto in un periodo che erroneamente gli uomini avrebbero continuato a chiamare inverno. 




Era la sera di giovedì 4 ottobre 1582, gli italiani, i portoghesi, i polacchi, gli spagnoli e alcuni altri cattolici di quel tempo, andarono a dormire, per risvegliarsi il giorno dopo, come sempre...ma era venerdì 15 ottobre 1582.
Non avevano dormito dieci giorni, ma era semplicemente cambiato il calendario. 
Il calendario gregoriano entrò in vigore in questa storica data in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Lituania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, e nei 5 anni successivi molte altre regioni europee aderirono al metodo ideato da Ignazio Danti (in Austria a fine 1583, in Boemia, Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584, eccetera). 
Gli altri paesi si uniformarono in epoche successive: gli stati luterani, calvinisti e anglicani durante il XVIII secolo, quelli ortodossi ancora più tardi.
Diverse nazioni tuttavia hanno continuato a utilizzare il calendario giuliano ben oltre tale data, adeguandosi poi in tempi diversi tra il XVIII e il XX secolo. 
Alcune Chiese, appartenenti alla Chiesa ortodossa russa, serba e di Gerusalemme, tuttora usano il calendario giuliano come proprio calendario liturgico e da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
Presso alcune Chiese, ad esempio, il Natale viene festeggiato il 25 dicembre, come nella Chiesa cattolica, mentre il 7 gennaio nella Chiesa Ortodossa.
Il calendario giuliano è anche alla base del calendario berbero, tradizionale del NordAfrica.
Il calendario gregoriano continua la numerazione degli anni di quello giuliano e tale numerazione conta gli anni a partire dalla nascita di Gesù, che secondo i calcoli di Dionigi il Piccolo, avvenne nell'anno 753 "Ab Urbe condita" (dalla fondazione di Roma).
Gli anni successivi alla nascita di Gesù sono indicati comunemente con la sigla d.C., cioè "dopo Cristo", o nei paesi di lingua inglese con A.D., cioè "Anno Domini". Gli anni precedenti si indicano invece con la sigla a.C., cioè "avanti Cristo", o nei paesi anglofoni con B.C., "Before Christ" (prima di Cristo). Quando si omette la sigla, si sottintende sempre "dopo Cristo".
Poiché Dionigi chiamò "anno 1" il primo anno dell’era cristiana, non esiste un "anno zero": il problema della numerazione degli anni precedenti alla nascita di Cristo non fu affrontato da Dionigi, e solo in epoca successiva si stabilì di chiamare l'anno precedente all'1 d.C. come 1 a.C.
La data tradizionale per la nascita di Gesù è quindi il 25 dicembre dell'1 a.C., una settimana prima che iniziasse l'1 d.C. Oggi si pensa però che i calcoli di Dionigi fossero errati: secondo la maggior parte degli storici, la data di nascita di Gesù fu tra il 7 e il 4 a.C.

Ritratto di Ignazio Danti di Bartolomeo Passarotti (1576-86 circa). 
Fonte: Musée des beaux-arts de Brest
 
Questo miracolo fu reso possibile dall’opera di un prete, matematico, astronomo, architetto Ignazio Danti che contribuì, con i suoi studi, a far sì che il 4 ottobre di 442 anni fa, fosse quindi l’ultimo giorno del vecchio calendario giuliano.
Pellegrino Rainaldi Danti in arte Ignazio (o Egnazio) Danti , matematico, astronomo, frate domenicano e cosmografo (Perugia 1536 – Alatri 1586), fin da piccolo apprese i rudimenti della pittura e dell'architettura dai familiari, ma la vocazione per la matematica e la scienza diventò presto il suo destino.
Dopo gli studi in filosofia e teologia, si dedicò senza tregua alla matematica, all'astronomia, alla geografia e alla cartografia.
Nel 1567 circa, Cosimo I de' Medici, duca di Toscana lo chiamò nella sua corte per sviluppare e diffondere gli studi matematici ed astronomici nel suo territorio.
Divenne così cosmografo granducale lavorando alle mappe che decorano ancora oggi la Sala delle Carte di Palazzo Vecchio.
Durante la sua permanenza a Firenze Danti risiedette al convento di Santa Maria Novella progettando la sfera armillare e lo gnomone presenti sulla facciata della chiesa. Le linea meridiane che si vedono ancora oggi si basano sugli studi e sui fori gnomici realizzati negli ultimi decenni del 1500.
Invitato a Roma da papa Gregorio XIII lavorò con grande passione alle carte geografiche dei Palazzi Vaticani, diventando matematico pontificio e membro della commissione per la riforma del calendario. Qua seguì anche i lavori dei pittori convocati in Vaticano dal papa, per continuare dopo Raffaello a redigere le carte geografiche dell'Italia conosciuta.

Una delle carte geografiche realizzate da Ignazio Danti

Rispetto all'anno astronomico, il calendario giuliano aveva accumulato un piccolo ritardo ogni anno, pari ad un giorno ogni 128 anni, a partire dalla sua introduzione nel 45 a.C., così da arrivare a circa 13 giorni nel XVI secolo. 
Proprio per recuperare i 10 giorni di ritardo accumulati dal 325 d.C., anno del Concilio di Nicea, nel 1582 fu sostituito dal calendario gregoriano.
Negli anni tra il 325, quando il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua, e il 1582, si era infatti accumulato un errore di circa 10 giorni. Questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. 
Così la Pasqua, che avrebbe dovuto cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva spesso a cadere nella data sbagliata
Fu quindi introdotto il calendario gregoriano, che tuttora utilizziamo, passando direttamente al 15 ottobre per effetto della correzione e il 1582 durò quindi 10 giorni in meno. 
L’entrata in vigore del nuovo calendario decisa da Papa Gregorio XIII , da cui prende il nome, fu sancita con la bolla "Inter Gravissimus", promulgata dalla sua residenza di Villa Mondragone, che aveva il compito di rimettere ordine nella scansione e nel calcolo del tempo.
L’incarico fu affidato dal Pontefice al gesuita Cristoforo Clavio, col quale collaborarono il medico Luigi Lilio (che scrisse un trattato in cui spiegava il fatto che bisognava eliminare certi salti e di colpo 10 giorni), il matematico Ignazio Danti (di cui ho parlato) e l’astronomo Giuseppe Scala che morì giovanissimo a soli ventinove anni. 
Il gruppo di esperti si basò sui calcoli dell’astronomo polacco Niccolò Copernico (Mikolaj Kopernik) pubblicati circa 40 anni prima, che aveva misurato sia l’anno tropico che quello siderale nel libro "De Revolutionibus orbium coelestium libri sex" pubblicato nel 1543.

"San Francesco in meditazione" - Michelangelo Merisi 
detto Caravaggio - 1605 - Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma

Ma c'è un'altra curiosità legata all’entrata in vigore del nuovo calendario decisa da Papa Gregorio XIII, da cui prese il nome e che aveva il compito di rimettere ordine nella scansione e nel calcolo del tempo.
Fu infatti sancita con la bolla "Inter Gravissimus" e sebbene la bolla pontificia di Papa Gregorio XIII, che pose fine all'utilizzo del calendario giuliano nella Chiesa, fosse del 24 febbraio 1582 perché mai si aspettò proprio il 4 ottobre?
L'idea iniziale era di saltare i primi dieci giorni di ottobre, a cui però i francescani si opposero per poter ricordare il 400esimo anniversario di San Francesco, nato nel 1182.
Infatti della nascita non si conosceva il giorno preciso e si ritenne di festeggiarla nella data liturgica del 4 ottobre, giorno successivo alla morte del 3 ottobre 1226.



Gli effetti della riforma gregoriana del calendario, con la cancellazione di dieci giorni dal calendario, si fanno sentire anche 442 anni dopo. 
Ancora oggi in Italia ed altri paesi europei è conosciuto il detto "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia", nonostante questo onomastico sia il 13 dicembre, circa dieci giorni prima del solstizio. Il motivo va cercato proprio nell'eliminazione dei dieci giorni nel 1582: Santa Lucia coincideva con il solstizio, ed era effettivamente il giorno più corto dell'anno.
Anche sulla morte di Shakespeare e Cervantes, che ha dato vita alla "Giornata del Libro", c'è qualche confusione causata dalla riforma del calendario. 
Il 23 aprile 1616 scomparvero tre grandi autori della letteratura mondiale, William Shakespeare, Miguel De Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega (il cui nome originale era Gómez Suárez de Figueroa).
Il problema è che Cervantes e Garcilaso de la Vega morirono il 23 aprile in Spagna, un paese che aveva adottato il calendario gregoriano, mentre Shakespeare morì il 23 aprile in Inghilterra, in un paese dove, per via della religione protestante, era ancora in uso il calendario giuliano, e quindi di fatto circa dieci giorni dopo.
Lo stesso accade per il giorno della nascita di matematici o scienziati come per esempio il grande Isaac Newton a cui è dedicato il Merry Newtonmas.
Nel giorno che nella tradizione cattolica e secondo il calendario gregoriano viene dedicato alla nascita di Gesù,  non viene magari in mente che in questo giorno del calendario giuliano, il 25 dicembre 1642, ai tempi ancora in uso in Inghilterra, possa essere nato un uomo che forse davvero ha cambiato il mondo! 
Per il calendario gregoriano era già il 4 gennaio 1643.  



domenica 17 settembre 2023

Ig Nobel 2023...prima si ride poi si pensa

Ig Nobel 2023!
Premiate le ricerche più bizzarre in cui "prima si ride, poi si pensa".
Il 14 settembre sono stati assegnati in occasione della 33a edizione a tema ACQUA, i premi 2023.
A volte anche se non spessissimo, è stato assegnato anche il premio Ig Nobel per la Matematica che, come si sa, manca invece tra le discipline del prestigioso premio svedese.


Immagine tratta dal video della 33esima cerimonia Ig Nobel Prize

I Premi Ig Nobel hanno una storia più recente, sono stati istituiti infatti nel 1991 da Marc Abrahams, editore della rivista "Annals of Improbable Research", allo scopo di "premiare studi e ricerche che prima hanno fatto ridere e poi pensare". 
L'Ig Nobel 2023 per la Fisica è andato a un folto gruppo di ricercatori "per aver misurato quanto la miscelazione dell'acqua dell'oceano sia influenzata dall’attività sessuale delle acciughe".
Premiati Bieito Fernández Castro, Marian Peña, Enrique Nogueira, Miguel Gilcoto, Esperanza Broullón, Antonio Comesaña, Damien Bouffard, Alberto C. Naveira Garabato, e Beatriz Mouriño-Carballido, provenienti da Spagna, Galizia, Francia, Svizzera e Regno Unito, per aver dimostrato che le acciughe, radunandosi in massa durante la stagione riproduttiva, possono generare delle turbolenze, innescando la miscelazione delle acque, potenzialmente influenzando anche la crescita del fitoplancton. 


"The Stinker", mascotte ufficiale dei Premi Ig Nobel

Il 14 ottobre 2023, un mese esatto dopo la cerimonia, di giovedì 14 settembre (in webcast), di assegnazione dei premi Ig Nobel 2023 dell’Annals of Improbable Research, avrà luogo la cerimonia (in person), al Sanders Theatre, presso l'Università di Harvard.

Chimica e Geologia, Letteratura, Ingegneria, Salute pubblica, Comunicazione, Medicina, Nutrizione, Istruzione, Psicologia, Fisica...questi gli Ig Nobel, che hanno premiato le ricerche più bizzarre.
Purtroppo l’Italia è torna a casa a mani vuote a differenza delle precedenti edizioni in cui era stata protagonista. Anche l'anno scorso  il premio per l’Economia, era andato infatti ai ricercatori Alessandro Pluchino, Alessio Emanuele Biondo e Andrea Rapisarda, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Catania, "per aver spiegato matematicamente perché spesso sono le persone più fortunate, e non quelle più talentuose, ad avere successo nella vita".

Ecco le ricerche improbabili Ig Nobel 2023 (elenco dettagliato):

GEOLOGIA 


"perché ai geologi piace leccare le rocce"

LETTERATURA


"per lo studio delle sensazioni che le persone provano quando ripetono
 una sola parola molte, molte, molte, molte, molte, molte, molte volte"

INGEGNERIA

"per aver rianimato ragni morti come strumenti meccanici da presa"

SALUTE PUBBLICA



"per aver ideato la toilet di Stanford, ​un dispositivo che utilizza una gran varietà di tecnologie – tra cui una striscia reattiva per l’analisi delle urine, un sistema di visione artificiale per l’analisi della defecazione, un sensore per l’impronta anale abbinato a una telecamera di identificazione e un sistema di telecomunicazioni – per monitorare e analizzare rapidamente le sostanze che espellono gli esseri umani"

COMUNICAZIONE


"per lo studio delle attività mentali di persone esperte 
nel parlare al contrario"

MEDICINA


"per aver utilizzato i cadaveri per esplorare se esiste un numero 
uguale di peli in ciascuna delle due narici di una persona"

NUTRIZIONE


"per esperimenti per determinare come le bacchette e le cannucce elettrificate possono cambiare il gusto del cibo"

ISTRUZIONE


"per aver studiato metodicamente la noia di insegnanti e studenti"

PSICOLOGIA


"per esperimenti su una strada cittadina per vedere quanti passanti si fermano a guardare verso l'alto quando vedono degli 
estranei 
che guardano in alto"

FISICA


"per aver misurato quanto la miscelazione dell'acqua dell'oceano sia influenzata dall’attività sessuale delle acciughe".

Questa istituzione, non considerata solo "stupida", vede anche la partecipazione, ogni anno come premiatori, di diversi premi Nobel.   
Un gruppo di premi Nobel autentici, sinceramente perplessi, ha consegnato infatti i premi Ig Nobel 2023 ai nuovi vincitori.
Ecco i presentatori del premio: 
Frances Arnold (chimica, 2018)
Marty Chalfie  (chimica 2008)
Peter Doherty (fisiologia o medicina 1996)
Esther Duflo  (economia 2019)
Jerry Friedman (fisica 1990)
Wolfgang Ketterle (fisica, 2001)
Eric Maskin  (economia 2007)
Ardem Patapoutian (fisiologia o medicina, 2021)
Al Roth (economia 2012)
Rich Roberts  (fisiologia o medicina 1993)
Barry Sharpless  (chimica 2001 e chimica 2022)

E' stata anche pubblicata un'ideale e simpatica Top Ten dei più assurdi studi "premiati" sul palco del Sanders Theatre di Harvard a Boston, il prestigioso luogo dove appunto gli Ig Nobel vengono assegnati ogni anno.
Una simpatica Top Ten stilata da International Business Times (tecnologia) che avevo ricordato in un precedente articolo del 2015
I premi sono a volte velate critiche (o dolce satira ), ma sono utilizzati anche per sottolineare come le più assurde ricerche possano produrre conoscenze utili. 

Ig Nobel 2009 per la SALUTE


Una di queste, che qui vorrei ricordare, è l'Ig Nobel 2009 per la Salute pubblica a Elena N. Bodnar, Raphael C. Lee e Sandra Marijan di Chicago, Illinois, USA, "per aver inventato un  reggiseno che, in caso di emergenza, può essere rapidamente convertito in un paio di maschere protettive".


Elena N. Bodnar mostra il suo reggiseno assistita dai premi Nobel 
Wolfgang Ketterle (a sinistra),  Orhan Pamuk e Paul Krugman (a destra) 
Credito fotografico: Alexey Eliseev 


 

Video  della 33esima cerimonia Ig Nobel Prize
(di circa 1 ora e mezza)