"Viviamo in un mondo che celebra la perfezione, la velocità, l’efficienza, ma è nel limite, nell’errore e nell’incompleto che spesso si nascondono le verità più profonde" questo scrivevo nell'introduzione al mio articolo "Verità imperfette: wabi-sabi, Gödel e la ceramica raku" dove il punto di partenza era il teorema di incompletezza di Kurt Gödel e la sua sorprendente risonanza con una sensibilità estetica e filosofica apparentemente distante, il wabi-sabi.
"The Double Dream of Spring" (1915) di Giorgio de Chirico ¹
Conservato al Museum of Modern Art di New York
L’ipotesi era che il risultato di Gödel non introducesse soltanto un limite tecnico alla logica formale, ma una trasformazione più profonda del modo in cui concepiamo la razionalità, vale a dire non più come struttura chiusa e autosufficiente, bensì come sistema intrinsecamente attraversato dall’incompiutezza.
Se Gödel mostrava il limite interno dei sistemi formali e il wabi-sabi rendeva sensibile, sul piano estetico ed esperienziale, la stessa logica della frattura e dell’impermanenza, ciò che emergeva era una prima configurazione del limite come principio trasversale, non un’eccezione, ma una condizione strutturale del reale.
A questo punto, il problema si sposta, in quanto non si tratta più soltanto del limite della dimostrabilità o della forma, ma del modo in cui il limite diventa operativo nei tre livelli fondamentali in cui si articola la razionalità: verità, esperienza e azione.
In questa prospettiva, emerge quindi una triade concettuale del limite:
Caricatura di Kurt Gödel dalla copertina del libro di
Deborah Gambetta "Incompletezza - Una storia di Kurt Gödel"
1. Il limite della verità (Kurt Gödel)
Kurt Gödel, "Herr Warum" (il Signor Perché) uno dei grandi della Logica matematica del '900, le cui ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo, mostra che nessun sistema formale coerente e sufficientemente potente è completo, ma che esistono proposizioni vere che non possono essere dimostrate all’interno del sistema stesso.
La conseguenza è radicale perché la verità eccede la dimostrabilità, e il sistema logico, per quanto rigoroso, non esaurisce ciò che è vero al suo interno.
Con Kurt Gödel, anche la matematica, tradizionalmente considerata il regno della certezza assoluta, incontra un limite interno inatteso. Il suo teorema di incompletezza mostra che in ogni sistema formale coerente e sufficientemente potente esistono proposizioni vere che non possono essere dimostrate all’interno del sistema stesso.
Wabi-sabi scritto in giapponese
2. Il limite dell'esperienza (wabi-sabi)
Il wabi-sabi è una sensibilità estetica giapponese che valorizza l’imperfetto, il transitorio, l’incompleto.
Derivato dalle pratiche Zen e dalla cerimonia del tè, il wabi-sabi suggerisce una visione del mondo in cui l’essere è sempre in divenire.
Nel dominio estetico ed esperienziale, il wabi-sabi rende visibile una seconda formulazione dello stesso principio:
- nessuna forma è definitivamente stabilizzabile
- ogni configurazione è esposta al tempo, alla frattura, alla trasformazione
- la perfezione è un’astrazione, non una condizione del reale.
La forma non è compiutezza, ma processo.
3. Il limite dell’azione (Herbert Simon)
Herbert Simon le cui ricerche spaziano nei campi della psicologia cognitiva, dell'informatica (pioniere nel campo dell'intelligenza artificiale), dell'economia, del management e della filosofia della scienza, è stato il primo psicologo a ricevere il Premio Nobel per l'Economia nel 1978.
Se Gödel mette in crisi la chiusura della verità formale, Herbert Simon, che non a caso nel 1955 ha coniato un nuovo termine, ovvero "la razionalità limitata", sposta il problema nel dominio dell’azione razionale.
La sua teoria della razionalità limitata descrive un soggetto che non ottimizza, ma si accontenta di soluzioni sufficienti, in cui non massimizza, ma "soddisfa".
Herbert Simon, in particolare, ha evidenziato come la scelta effettuata da un individuo non rispetti gli assiomi fondamentali dell'approccio logico, per cui un individuo più che fare scelte ottimali, fa scelte soddisfacenti, sia per i vincoli svolti dalle organizzazioni, sia per i limiti imposti dal sistema cognitivo umano, introducendo la nozione di "razionalità limitata":
- informazione incompleta
- tempo finito
- capacità computazionale vincolata
Di conseguenza, gli individui non ottimizzano, ma "soddisfano", cioè scelgono soluzioni sufficienti, non massimali, per cui la decisione non è ottimizzazione, ma adattamento.
Questa triade può essere sintetizzata in modo unitario:
- la verità non è completamente dimostrabile,
- la forma non è completamente stabile,
- l’azione non è completamente ottimizzabile.
In ciascun caso, il limite non è un difetto esterno, ma una struttura interna del sistema stesso.
Tuttavia, proprio nel momento in cui questa architettura sembra stabilizzarsi, si apre un ulteriore livello di analisi.
Se Gödel definisce il limite della dimostrazione, il wabi-sabi quello della forma e Simon quello della decisione, rimane da definire il punto in cui questi tre livelli convergono, vale a dire il funzionamento concreto del pensiero umano.
Èd è qui che entra in gioco Daniel Kahneman.
Simon mostra che non possiamo essere perfettamente razionali perché le nostre risorse sono limitate, Kahneman mostra che, anche entro questi limiti, il nostro pensiero segue scorciatoie sistematiche che producono errori prevedibili.
Daniel Kahneman riceve il Premio Nobel per l'Economia nel 2002 ³
Lo psicologo Daniel Kahneman, vincitore del premio Nobel per l'economia nel 2002, noto al grande pubblico come il "padre dell'economia comportamentale", ha avanzato la teoria che spiega come il nostro cervello tenda a prendere scorciatoie mentali (euristiche) per giungere a conclusioni rapide e comode.
Un processo che può portare a errori noti come bias cognitivi, che influenzano i nostri giudizi e possono creare pregiudizi anche su situazioni mai incontrate prima.
Il suo lavoro ha contribuito a scalfire il mito della razionalità olimpica dell'"homo economicus", il modello con cui la teoria economica descriveva le scelte dei consumatori, segnando l'inizio della seconda fase dell'economia comportamentale, dopo quella avviata da Herbert Simon negli anni Cinquanta.
Tra le opere più interessanti di Daniel Kahneman su questo tema non si può non menzionare il best seller "Pensieri lenti e veloci", in cui lo psicologo spiega le dinamiche cognitive che influenzano le nostre scelte quotidiane.
Libro scritto in memoria di Amos Tversky
In questo suo lavoro, non descrive semplicemente errori cognitivi isolati, ma una struttura del giudizio fondata sulla tensione tra processi intuitivi rapidi e processi deliberativi lenti.
La mente non opera come un osservatore neutrale del reale, ma come un sistema che costruisce coerenza a partire da informazioni parziali, spesso senza riconoscere la parzialità di tali informazioni.
In questa prospettiva, il principio del WYSIATI ("What You See Is All There Is" - "Quello che vedi è tutto ciò che c’è", che tradotto liberamente significa "La mente giudica usando solo ciò che vede) diventa decisivo, dove il frammento disponibile viene trattato come se fosse l’intero.
Da qui derivano eccesso di fiducia, semplificazione causale e distorsioni sistematiche del giudizio.
La traiettoria che si delinea è allora una progressione continua del limite, dal vero al possibile, dal possibile al percepito, fino al giudizio che li organizza.
La razionalità non appare più come un vertice stabile della mente, ma come un processo attraversato da vincoli costitutivi che ne definiscono simultaneamente potenzialità e distorsioni.
In questa prospettiva, il limite non è una soglia che la ragione incontra occasionalmente, ma la sua condizione permanente di funzionamento. E ciò che emerge non è una teoria della deficienza, bensì una possibile ridefinizione della razionalità stessa, non come completezza, ma come forma strutturalmente incompleta che si costruisce nel tempo, nell’incertezza e nella frattura.
Con Daniel Kahneman il limite non riguarda più né la struttura della verità né l’architettura della decisione, ma il funzionamento interno del pensiero stesso.
Questa progressione del limite, dalla verità alla forma, dalla forma all’azione, fino al giudizio che le organizza, non descrive soltanto una traiettoria teorica interna alla filosofia della razionalità, ma suggerisce anche una tensione più generale che attraversa il modo stesso in cui pensiamo e rappresentiamo il reale.
Una continua oscillazione tra ciò che aspira alla massima generalità e ciò che si manifesta nella minima condizione concreta.
Oscillazione che non va vista come opposizione tra grande e piccolo, né come semplice variazione di scala, ma come struttura dinamica della conoscenza.
Ogni "massimo", che sia una verità formale, un principio estetico o un modello decisionale, si rivela sempre attraversato da "minimi" che ne rivelano la parzialità, la fragilità o la condizione locale.
Kurt Gödel mostra che anche il massimo della formalizzazione matematica lascia emergere enunciati non catturabili dal sistema.
Il wabi-sabi trasforma ogni aspirazione alla forma compiuta in una sensibilità per il dettaglio imperfetto e transitorio.
Herbert Simon riduce l’ideale del massimo rendimento decisionale a un equilibrio minimo di soddisfazione sufficiente.
Daniel Kahneman, infine, mostra come anche la pretesa di massima razionalità sia continuamente riconfigurata da micro-processi cognitivi, euristiche e distorsioni locali.
La razionalità, letta attraverso questa lente, non è dunque un movimento verso il massimo assoluto, ma una continua negoziazione tra livelli, tra generalizzazione e contingenza, tra modello e caso, tra struttura e deviazione.
Godel, Simon e Kahneman trasformano il limite da difetto contingente a caratteristica strutturale della conoscenza, non come ricerca di un punto di equilibrio definitivo, ma come esplorazione del modo in cui il limite struttura ogni forma di conoscenza, decisione e rappresentazione.
Forse la conoscenza umana sta nel limite, nell'errore, nell'incompleto!
Note
¹ La conoscenza per Giorgio de Chirico, inventore della Pittura Metafisica, è una rivelazione filosofica e visiva dell'incomprensibile. La realtà oggettiva è solo un'illusione e la vera conoscenza si ottiene spogliando gli oggetti dal loro significato abituale e accostandoli in modo illogico, per rivelare l'enigmatico mistero che si cela dietro l'apparenza delle cose.
² Herbert Simon premio Nobel per l'Economia nel 1978, "per le sue pionieristiche ricerche sul processo decisionale nelle organizzazioni economiche"
³ Daniel Kahneman Premio Nobel per l'Economia nel 2002, per la "teoria del prospetto", un lavoro condotto nel 1979 insieme ad Amos Tversky ("Prospect Theory: An Analysis of Decisions Under Risk" by D. Kahneman & A. Tversky)
"per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni di incertezza"






