mercoledì 9 novembre 2016

Al-Kindi e Hedy Lamarr, il fascino della crittografia!

Il Carnevale della Matematica di novembre 2016, il 103, numero primo e felice¹, mi ha ricordato la serie più longeva del mondo, quella fantascientifica del "Doctor Who", in cui, in uno degli ultimi episodi, il nostro Dottore usava una sequenza di "numeri primi felici" (313, 331, 367, 379) come codice per sbloccare una porta sigillata su una nave spaziale in procinto di entrare in collisione con una stella. 
Emblematica la frase del Dottore quando scopre che nessuno sulla nave spaziale oltre a lui ha sentito parlare di numeri felici: "Non insegnano più matematica ricreativa?"
Il tema di questo Carnevale inoltre, come ci dice Roberto Natalini che lo ospita su MaddMaths, è "Donne in Matematica" e da qui è nata l'idea di legare codici, cifrari e crittografia anche a una donna.  
Vorrei parlare quindi di due personaggi molto lontani nel tempo e molto famosi in altri ambiti ma forse poco riconosciuti per il loro apporto alla crittografia. 


Fascini a confronto Al-Kindi e Hedy Lamarr


Un uomo e una donna che sono stati l'uno il precursore della crittoanalisi, individuando diversi nuovi metodi per decrittare un codice cifrato, e l'altra la prima a introdurre una forma di tecnologia di crittografia.
Molto lontani nel tempo, perché parlo di Al-Kindi, conosciuto come un grande filosofo vissuto nel IX secolo, e di Hedy Lamarr, nota come grande diva del cinema del secolo scorso. 
Per una forma di galanteria dovrei forse parlare prima di Hedy Lamarr ma per la loro connotazione temporale penso sia meglio introdurre Al-Kindi.

Vorrei comunque fare una brevissima introduzione a crittografia, crittoanalisi e crittologia di cui lascio però alla curiosità del lettore un eventuale approfondimento.
La crittografia, parola che deriva dal greco kryptós , che significa nascosto e da gráphein che significa scrivere, è l'insieme di “quei sistemi in grado di rendere incomprensibile un messaggio a chiunque ne venga in possesso, ad eccezione del legittimo destinatario”, la crittoanalisi, invece, è l'arte di “rompere” tali sistemi, mentre la crittologia le comprende entrambe.
La crittoanalisi è quindi la tecnica dell’interpretazione di un messaggio di cui si ignora la chiave.
La crittoanalisi è una scienza che si basa su discipline come la matematica, la statistica e la linguistica e si sviluppò proprio durante lo splendore della cultura Islamica.


Il Corano 
Dall'arabo Qurʽân, recitazione, proclama, lettura - in senso pieno: libro del proclama di Dio

A Bassora e Baghdad erano sorte delle scuole teologiche che applicavano raffinati metodi linguistici soprattutto al Corano per cercare di stabilire la cronologia dei capitoli del Corano oppure per dimostrare che una massima attribuita al Profeta faceva effettivamente parte delle sue abitudini linguistiche perché conteneva vocaboli solitamente usati da Maometto.

Il Corano è composto da 114 capitoli, ognuno dei quali corrisponde ad una rivelazione (Sura) avuta da Maometto. 
La natura frammentaria degli scritti originali stimolò la nascita di un particolare ramo della teologia islamica dedicato alla datazione esatta delle diverse rivelazioni,  in cui gli studiosi del Corano, insieme a varie altre tecniche, si servirono anche dello studio della frequenza con cui appaiono determinate parole considerate come di nuova introduzione. 
Se una Sura contiene un numero sufficiente di tali parole, si può supporre che sia relativamente tarda. 

Quest’analisi dei testi riguardava non solo i vocaboli ma analizzava anche le singole lettere e così ci si accorse che esse comparivano con una frequenza molto variabile fra di loro, ma costante nella lingua. 
L'indagine fu all’origine dei primi strumenti specifici di crittologia inventati dall’uomo e fu proprio questa constatazione che condusse alla prima grande scoperta della crittoanalisi.


Abu Yusuf Yaqub ibn Ishaq al-Sabbah Al-Kindi
"Il filosofo degli Arabi"

Abu Yusuf Yaqub ibn Ishaq al-Sabbah Al-Kindi (ﺍﺑﻮ ﻳﻮﺳﻒ يعقوب بن اسحاق الكندي‎) chi era costui?
Conosciuto in occidente con il nome di Al-Kindi (Alchindus) è considerato "il primo filosofo musulmano".
Al-Kindi (801-873) crebbe a Kufah in Iraq, che nel IX secolo fu un centro arabo di cultura e sapere, e operò appunto all’interno della cerchia dei traduttori coranici a Baghdad, ma da spirito assai poliedrico non si interessò solo di teologia e filosofia ma anche di musica, di matematica, di medicina, di chimica, di ottica e di astronomia.
Secondo lo storico Ibn al-Nadim, Al-Kindi scrisse almeno duecentosessanta libri, contribuendo in maniera determinante alla geometria (con trentadue libri), alla medicina e alla filosofia (con ventidue libri per entrambe le discipline), alla logica (con nove libri) e alla fisica (con dodici libri). 
La sua influenza nei campi della fisica, della matematica, della medicina, della filosofia e della musica fu quindi di vasta portata ma, dopo la morte, i lavori di Al-Kindi furono presto dimenticati e molte delle sue opere perse, forse anche perché i Mongoli, durante le loro invasioni, distrussero molte biblioteche . 
Nonostante molti dei suoi libri siano andati persi nei secoli, una piccola parte è sopravvissuta nelle traduzioni in latino di Gerardo da Cremona, altre sono state riscoperte in manoscritti arabi, e ventiquattro delle sue opere sono state ritrovate a metà del XX secolo in un archivio ottomano a Istanbul e parte di esse, riguardanti la crittografia, furono quindi divulgate dall'ingegnere saudita Ibrahim Al-Kadi nella sua opera "Origins of  Cryptology: the Arab Contributions".

Lascio alla curiosità dei lettori scoprire gli innumerevoli contributi e le opere di Al-Kindi, qui mi vorrei soffermare appunto solo sui suoi studi legati alla crittoanalisi e che lo identificano come il più grande crittoanalista della storia.
In questo lavoro del 1990, "Origins of Cryptology: the Arab Contributions" presentato al Reale Istituto della Tecnologia sito a Stoccolma, Ibrahim Al-Kadi ha riportato una sintesi sulla crittografia e la crittoanalisi basata sugli scritti recentemente scoperti di antichi scienziati musulmani arabografi.
Uno di questi era basato sugli studi di Al-Kindi, che scrisse un libro sulla crittologia nell'850 d.C. intitolato "Risalah fi Istikhraj al Mu'amma " (Epistola sulla decifrazione dei messaggi crittografici). 
In questo libro anticipa di circa 300 anni la crittografia dell'Europa occidentale e di 800 anni gli studi delle probabilità e delle statistiche condotti da Blaise Pascal e Pierre de Fermat.
Ibrahim Al-Kadi discute anche dell'etimologia del termine cifrario e riporta recenti scoperte storiche circa numerosi argomenti crittografici quali l'analisi delle frequenze ed i cifrari polialfabetici.


Metodo di cifratura originale in arabo dal manoscritto di Al-Kindi
Metodo di cifratura di Al-Kindi tradotto da Ibrahim Al-Kadi 

Il metodo dell’analisi delle frequenze appunto è stato il contributo di Al-Kindi alla crittologia e questa tecnica ha costituito il primum movens della crittoanalisi, branca della crittologia.
Al-Kindi fu anche il primo a lasciare una descrizione scritta di questa rivoluzionaria tecnica.  
Nel metodo di cifratura per sostituzione, una lettera del messaggio originale "mantiene la sua posizione però cambia il suo ruolo", ed è precisamente questa "costanza nel mantenere la posizione" a renderlo risolvibile tramite la crittoanalisi per frequenza.
Al-Kindi, analizzando la frequenza con cui appaiono alcune lettere o combinazioni di lettere in lingua araba, dimostrò di poter decriptare un messaggio anche senza conoscerne la chiave. 
Ma cerchiamo di darne un esempio, ovviamente non legato alle analisi delle frequenze in arabo bensì in italiano.
Con una buona approssimazione, le lettere che appaiono nei testi in italiano in ordine di frequenza sono: E, A, I, O, N, R, L, T, S, C, D, U, P, M, V, G, B, H, F, Q, Z, (X, J, K, Y, W). Possiamo osservare le percentuali d’apparizione di ogni lettera nella seguente tabella di frequenze, ricavata dall’analisi di alcuni libri italiani pubblicati nel XX secolo.


Se un messaggio è stato cifrato con un algoritmo di sostituzione può essere decifrato in funzione della frequenza relativa dei caratteri del messaggio originale. 
Basta contare le volte in cui ognuno dei caratteri cifrati appare e compararle con la tabella di frequenza della lingua in cui è stato scritto. 
Così, se il carattere che appare più spesso nel testo cifrato è, ad esempio, la J, la lettera del messaggio originale alla quale con più probabilità corrisponde sarà, nel caso dell’italiano, la E. Se il secondo carattere più frequente è la Z, con ragionamento analogo si conclude che la corrispondenza più probabile è la A. Ripetendo il processo per tutti i caratteri del messaggio cifrato si è in grado di portare a termine la crittoanalisi. 
L’analisi delle frequenze, non deve rimanere legata solo allo studio delle lettere prese singolarmente, ma può essere esteso anche a gruppi di lettere e l’applicazione di queste ed altre particolarità nella frequenza d’apparizione di lettere o gruppi di lettere della lingua originale può perciò portare alla riuscita nella decifrazione, anche partendo da un testo relativamente corto.
Questo modo per svelare un messaggio crittato, se conosciamo la lingua dell’originale, dimostra che la crittoanalisi non implica il controllo di svariati miliardi di possibili chiavi, anche se questo metodo non può essere applicato meccanicamente e la possibilità di successo è più alta se il testo da decifrare è molto lungo.
La decifrazione attraverso l’analisi delle frequenze si è dimostrato un metodo efficace e anche spettacolare, che ha portato alla scoperta di complotti, ma che ha anche attratto l’attenzione di numerosi scrittori. 

Messaggio cifrato da "Lo scarabeo d'oro" di Edgar A. Poe
In Inglese la lettera più frequente è la “e”. 
Il protagonista del racconto esamina le frequenze e scopre che il simbolo più presente è “8”. 
Poi suppone che i 3 caratteri “;48” corrispondano alla parola “the”. 
La sequenza “;(88” si traduce con “t(ee” e l’unica parola possibile in inglese è “tree” così scopre 
che “(“ corrisponde a “r”….

Un complotto celebre scoperto grazie alla crittoanalisi di messaggi fu quello di Maria Stuarda e il racconto forse più celebre che ricorre alla crittoanalisi è stato “Lo Scarabeo d’Oro” di Edgar A. Poe, ma anche Verne e Conan Doyle si sono cimentati con questo metodo.

Il metodo crittografico impiegato in questo caso non era una classica sostituzione monoalfabetica, 
ma un nomenclatore. Esso faceva uso di 23 simboli da sostituire alle lettere dell' alfabeto chiaro 
(con l' esclusione di "j", "v" e "w") e di 35 simboli che rappresentavano parole o frasi. 
C' erano inoltre quattro nulli ("ff", ", ", ", "d") e un simbolo ", che indicava che il simbolo seguente 
stava per una lettera doppia.

"La regina di Scozia Maria Stuarda, cattolica, complotta con il cattolico Lord Babington contro sua cugina Elisabetta I, protestante, che la tiene prigioniera nella torre di Londra ma non ha alcuna intenzione di sopprimerla. 
Tra Maria Stuarda e Lord Babington intercorre un fitto scambio di messaggi che vengono intercettati dal controspionaggio di Elisabetta.
Un uomo dei servizi segreti di Elisabetta, Thomas Phelippes il miglior decrittatore dell' Inghilterra a conoscenza della crittoanalisi di Al-Kindi, risolve tutti i messaggi cifrati.
Questi messaggi dimostrano in modo incontrovertibile la partecipazione di Maria Stuarda alla congiura per assassinare la regina Elisabetta e per questo viene processata e condannata a morte mediante decapitazione che avverrà l’8 febbraio 1587."

Da questo episodio storico si capisce come anche una cifratura non strettamente monoalfabetica, come un nomenclatore, non sia affatto sicura.
La risposta dei crittografi all’analisi delle frequenze fu il ricorso alla cifratura polialfabetica che provocò un’analoga contro risposta crittoanalitica e questa guerra di tecniche e di ingegni, che passa attraverso il "disco di Leon Battista Alberti", il "quadrato di De Vigenère", il "cifrario di Hill", "Enigma" e la decodificazione di Turing³........, continua ancor oggi!

E dopo questo excursus dedicato all'affascinante Al-Kindi dedico la conclusione dell'articolo a un'altrettanto  affascinante donna, Hedy Lamarr.
Anche lei, come Al-Kindi, non è certo conosciuta per il suo legame con la crittografia, ma sicuramente come una stupenda diva del cinema, definita "la donna più bella del mondo".


Hedwig Eva Maria Kiesler in arte Hedy Lamarr

"Most Beautiful Woman' by Day, Inventor by Night"


Hedwig Eva Maria Kiesler, così si chiamava prima di assumere il nome di Hedy Lamarr, nacque il 9 novembre del 1914 a Vienna, in Austria da genitori di origine ebraica e fin da giovanissima intraprese la carriera di attrice divenendo molto famosa.
Verso la fine degli anni '20 infatti Lamarr, poco più che adolescente, rinunciò ai corsi di laurea in ingegneria che aveva intrapreso e dove era ritenuta un'allieva dall'intelligenza eccezionale.
Fu scoperta dal produttore Max Reinhardt, che la portò a Berlino per farla studiare da attrice e, al suo ritorno a Vienna, iniziò a lavorare ad alcune produzioni cinematografiche.
Ad appena 18 anni fu protagonista nel film Ekstase di Gustav Machaty, girato a Praga, in cui interpretò discusse e "scandalose" (per l'epoca) scene d'amore e la prima scena di nudo integrale femminile della storia del Cinema. 
Quando nel 1933 sposò il mercante d’armi Friedrich Mandl, molto ricco e fornitore dei regimi in Germania e in Italia, non era raro che nella sua casa-castello fossero organizzati ricevimenti cui parteciparono anche Benito Mussolini e Adolf Hitler.
Lamarr fu anche introdotta a riunioni e incontri con ricercatori e scienziati che si occupavano di tecnologie belliche, cosa che la porterà poi alla ricerca scientifica, essendo lei una donna molto dotata per la musica e la matematica, nonché grande inventrice.
Nel 1937, lasciato Mandl, a Parigi conobbe il produttore cinematografico statunitense Louis B. Mayer, tra i fondatori della casa di produzione cinematografica Metro-Goldwyn-Mayer, e arrivata a Hollywood iniziò una produzione molto intensa, con più di 30 film, alcuni di notevole successo, a fianco dei più celebrati attori del suo tempo, fra cui Spencer Tracy, Judy Garland, Clark Gable e James Stewart. 
Fu proprio Mayer a convincerla a cambiare il nome, scegliendo quello di Hedy Lamarr in ricordo di Barbara La Marr, una delle più conosciute attrici del cinema muto. 




Grazie alle frequentazioni e alle ricerche dei sistemi di controllo delle armi, legate all'ex marito Mandl, si dedicò quasi per hobby alla ricerca scientifica e, durante la seconda guerra mondiale, Hedy Lamarr ideò e realizzò, insieme al compositore d'avanguardia americano di origine tedesca George Antheil, un sistema per criptare le comunicazioni via radio (“Frequency-Hopping Spread Spectrum”, FHSS), che molti anni dopo diventerà una delle basi teoriche della radiotelefonia cellulare: la trasmissione a "spettro diffuso" (spread spectrum) o a "salto di frequenza" (frequency hopping).  
L’idea infatti le era venuta quando era alla ricerca di un sistema per evitare che segnali radio nemici potessero deviare i siluri, negli scontri navali, facendo mancare loro il bersaglio.
Le onde radio infatti avevano si risolto il problema di  collegamento e di comunicazione con un siluro ma avevano  il grave difetto che anche i nemici potevano accedere alle stesse onde radio e bloccarle. 
Tutto nacque proprio da un incontro con Antheil, che musicò anche diverse colonne sonore di film (il più famoso è l'horror Dementia). 
Insieme a Antheil, Hedy mise appunto un sistema per la guida via radio dei siluri. 
Per assicurare la riservatezza delle comunicazioni e impedire intercettazioni e dirottamenti, i segnali di controllo venivano trasmessi saltando da una frequenza all'altra seguendo uno schema apparentemente casuale.

Secret Communication System
Sistema ideato da Hedy Kiesler (Hedy Lamarr) e George Antheil

La sincronia di questi passaggi veniva affidata a un altro sistema ingegnoso: un nastro perforato in grado di attivare un banco di oscillatori tarati su un insieme di frequenze discrete, un'idea che era stata presa a prestito dai pianoforti a rullo allora molto diffusi. 
Il suo sistema utilizzava infatti 88 frequenze (il numero dei tasti del pianoforte), dato che il primo prototipo del sistema era basato su una tastiera di un pianoforte: ogni tasto produceva un segnale a una data frequenza e solo seguendo un codice specifico era possibile controllare il siluro. 
L’idea fu brevettata l'11 agosto 1942, come Secret Communication System, e la coppia Kiesler /Antheil cedette il brevetto, ormai a guerra iniziata, alla Marina militare americana che però classificò il brevetto come top secret e non l'utilizzò. 
Solo nel 1950 gli ingegneri della Sylvania Electronic Systems Division hanno riconsiderato l'uso della frequenza di Lamarr come la più sicura per le  comunicazioni militari e negli anni 60, a brevetto scaduto, i militari "reinventarono" il frequency hopping (sistema utilizzato tuttora) e qualche tempo dopo la teoria dello "spread spectrum" entrò a far parte del bagaglio teorico della telefonia cellulare digitale.
Dopo aver inizialmente ricevuto pochi riconoscimenti per il lavoro sulla tecnologia spread-spectrum, nel 1997 la Electronic Frontier Foundation intitolò a Hedy e George uno dei suoi premi dedicati ai pionieri della tecnologia, il Pioneer Award dalla EFF², premio atteso da tempo per i suoi sforzi scientifici che arrivò a Hedy solo tre anni prima della sua morte nel 2000, mentre all'epoca Antheil era già scomparso da oltre 40 anni.
Per questa invenzione, Lamarr e Antheil sono stati anche inseriti nella National Inventors Hall of Fame degli Stati Uniti nel 2014.
La loro invenzione è alla basa di molti sistemi per le trasmissioni radio ancora oggi, non solo nella crittografia o in scopi militari, ma anche in ambito informatico e nella telefonia mobile.
Da allora sono stati registrati oltre 1.200 brevetti riguardanti la tecnologia spread spectrum, da lei ideata,  e le vestigia della sua tecnica frequency hopping si trovano nella maggior parte dei dispositivi digitali che comunicano in modalità wireless, come ad esempio Bluetooth, Wi-Fi e Code Division Multiple Access, il sistema americano CDMA che è alla base del nostro UMTS.

“Negli anni ’40 – si legge nel libro di Edoardo Segantini “Hedy Lamarr, la donna gatto. Le sette vite di una diva scienziata” – la chiamarono la donna più sexy del mondo. Ma rivelò di possedere anche una mente geniale, cui dobbiamo lo sviluppo di una tecnologia sovrana del nostro tempo: il telefonino. È questa, in breve, la storia della bellissima ebrea austriaca Hedwig Eva Maria Kiesler, diventata diva di Hollywood con il nome di Hedy Lamarr. Che odiò a morte il nazismo, e che, per combatterlo, inventò il frequency hopping spread spectrum (fhss), un sistema che evita le interferenze radio. Senza quell’invenzione non esisterebbe la telefonia mobile, perché i miliardi di conversazioni senza filo che si fanno ogni giorno nel mondo interferirebbero continuamente una con l’altra in un inferno di parole e di rumori”. 



Note

¹ Un numero si dice felice se la somma dei quadrati delle sue cifre da somma 1. 
103 è felice, infatti 1²+0²+3²= 10 da cui 1²+0²= 1

² La storia del brevetto - numero 2292387 - viene raccontata in un articolo di Hans Joachim Braun all'epoca del riconoscimento concesso dall'EFF, e in un libro "Hedy Lamarr, la donna gatto. Le sette vite di una diva scienziata" scritto da Edoardo Segantini con la collaborazione di Giovanni Pau

³ Alan Turing è noto soprattutto per aver decifrato Enigma, la macchina crittografica dei nazisti, ma il suo versatile genio spaziava su numerosi altri campi.....
Turing - L'Enigma di un genio di Giorgio Chinnici - edizioni Hoepli







sabato 10 settembre 2016

Caspar, un matematico in Valtellina

Siamo nel 1542 e a Palazzo Besta di Teglio, in Valtellina, giunge l'inquieto letterato Ortensio Lando con una copia dell'edizione, illustrata da Gabriele Giolito de Ferrari, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.
Agnese e Azzo II Besta sono affascinati dal mondo fatato creato dalla fantasia ariostesca e ne prendono spunto per conferire alla loro dimora le splendide forme rinascimentali che renderanno celebre il loro Palazzo.


Edizione dell'Orlando Furiose di Ludovico Ariosto

Detto fatto incaricano il pittore bresciano Vincenzo de Barberis di dipingere alcuni episodi dell'Orlando Furioso sulle pareti del Salone d'Onore.
Così sulle pareti del Palazzo, accanto a scene mitologiche e bibliche, accanto a ritratti di uomini illustri, prendono vita le mirabolanti avventure dei protagonisti dell'Orlando Furioso.
Ma come conferire ancora più prestigio a questa già stupenda dimora?
I Besta pensano che anche dalla scienza, oltre che dalla letteratura, potrebbero attingere per rendere sempre più celebre e ammirata la loro magione.
Ed ecco che qualche anno dopo, tra il 1565 e il 1576, fanno realizzare un affresco sulla volta della “Sala della Creazione”, un esempio straordinario della cartografia antica.



Affreschi della "Sala della Creazione" con il Planisfero (foto personali)

Ma di cosa si tratta e perché è così prestigiosa?
Torniamo qualche anno indietro e arriviamo al 1507, anno in cui appare la “Universalis Cosmographiae Secundum Ptolmei traditionem et Americi Vespucii aliorumque lustrationes”, un manufatto cosmografico rinascimentale, frutto del lavoro di ricerca portato avanti, dal 1504 al 1507, dagli eruditi del cenacolo del monastero di Saint-Diè ai piedi dei Vosgi.
Il documento, un planisfero, dalle concezioni geografiche decisamente avanzate rispetto alle ufficiali conoscenze che si hanno dei territori appartenenti alla “Terra Firma” (l’attuale America del Sud), accompagna l’opera composta di 52 pagine: la “Cosmographiae Introductio”.
I due manufatti insieme ad un globo composto in 12 fusi, materializzano per la prima volta un esempio cosmografico, rivoluzionario.
Una nuova ed “imprevista” quarta parte del mondo separata dall’Asia, va ad occupare le plaghe dell’oceano Occidentale sancendo allo stesso tempo, e per la prima volta, il battesimo del ”Mundus Novus” con l’eponimo di uno dei figli più nobili della realtà storica familiare fiorentina di quel momento: Amerigo Vespucci.
Gauthier Lud, Mathias Ringmann, Nicolas Lud, Jean Basin de Sandaucort e Martin Waldseemüller sono i membri del cenacolo dei Vosgi, artefici della rivoluzionaria visione del mondo e la carta, detta "Carta di Martin Waldseemüller", costituirà l’elemento geografico più raro e costoso di tutti i tempi, tra le sole diciassette carte murali a stampa del XVI sec. che verranno ritrovate.


La "Universalis cosmographia secundum Ptholomaei traditionem et Americi Vespucii aliorumque lustrationes", la prima mappa in cui compare il nome "America" e la prima in cui questo continente è raffigurato separato dall'Asia.

Tra queste, però, il documento geografico che rispecchierà più fedelmente le linee guida della proiezione utilizzata da Martin Waldseemüller nel 1507, per racchiudere le terre disegnate sul planisfero lorenese, sarà la Weltkarte del 1545 del matematico tedesco Caspar Vopel, ma mai ritrovata.
Solo tre copie postume della carta murale di Caspar Vopel sopravviveranno, due realizzate a stampa, quella del 1558 alla Hoghton Library, in Masschusetts, (U.S.A) in pessime condizioni, quella del 1570 conservata alla Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel in Germania e infine la terza, in perfetta scala con le altre, proprio quella affrescata a Palazzo Besta¹.


Edizione "abusiva"² del 1558 del planisfero di Vopel, stampata a Venezia da Andrea Valvassore.
Nel sito dell’Università di Harvard si può consultare fino ai più piccoli particolari
 una riproduzione in scala 1.1 dell’edizione del 1558 della carta di Vopel.

Paragone con il planisfero affrescato nella "Sala della Creazione" (foto personale)


Il planisfero di Teglio si è infatti rivelato una riproduzione della carta geografica disegnata nel 1545 dal matematico tedesco Caspar Vopel, insieme appunto alle altre due copie postume². 
Confrontando la carta di Vopel con la sua copia di Palazzo Besta possiamo notare la perfetta corrispondenza. 
Si ritrova la stessa forma "pallioforme" o a “mantello”³, gli stessi continenti con la stessa identica forma, l’equatore e il “meridiano zero” tratteggiati, ma soprattutto i nomi geografici riprodotti perfino con gli stessi caratteri, gli stessi a-capo e nelle stesse precise posizioni.



Confrontando la carta di Vopel con l'affresco di Palazzo Besta si nota una perfetta corrispondenza. Ritroviamo la
 stessa sagoma a “mantello”, i continenti con l’identica forma, l’equatore e il “meridiano zero” tratteggiati, ma
 soprattutto i nomi geografici riprodotti con i medesimi caratteri e nelle identiche posizioni.

Quindi un Matematico si cela a Teglio, tra gli affreschi alle pareti fatti realizzare dai nobili Besta, amanti non solo del bello e dell'arte, ma anche della letteratura, della filosofia e delle scienze.
A questa si affiancheranno anche altre decorazioni di carattere biblico il cui committente è probabilmente Carlo I Besta (1552-1587) che nel 1576 sposa Anna Travers, una riformata calvinista figlia del grigionese Giovanni Travers che nel 1577 assume l'importante carica di Capitano di Valle.
Il Besta sceglie un soggetto biblico probabilmente per compiacere la potente famiglia della moglie e per rinsaldare i fragili legami tra cattolici e protestanti. 
E' interessante notare che nella matrice iconografica (delle incisioni di Bernard Salomon) Dio è rappresentato in forma umana, diversamente dalla trasposizione pittorica nella quale il pittore opta per una mandorla di luce come simbolo allusivo all'immagine divina. In questo troverebbe conferma il riguardo da parte del Besta nei confronti dei riformati, che non tolleravano la raffigurazione esplicita di Dio.


Affreschi biblici della "Sala della Creazione" (foto personale)

Ma chi è questo matematico ai più decisamente sconosciuto?
Caspar Vopel (* 1511 a Medebach , † 1561 a Colonia) detto anche Vopell, Vopelius, Vöpell o Meydebachius, nacque a Medebach in Germania nel 1511 ed è stato matematico, astronomo, costruttore di strumenti e cartografo.
La sua vita fu dedicata principalmente agli studi matematici e geografici che furono alla base di tutte le sue opere.
Studiò infatti matematica e medicina presso l'Università di Colonia dal 1526 al 1529, insegnò quindi matematica al Montanergymnasium di Colonia e dal 1530 creò un laboratorio per la produzione di globi celesti e terrestri, sfere armillari, meridiane, quadranti e astrolabi. 
Nel 1545 iniziò anche la produzione  di mappe ed atlanti, cosa che gli diede la notorietà.



Le costellazioni riprese da quelle di Vopel. (foto personali)

Tante sono le curiosità che legano questi affreschi alle opere di Caspar.
A Palazzo Besta compaiono costellazioni che non sono presenti nelle versioni del Dürer (che comunque sono del 1515) e in quelle precedenti, ma si trovano invece, nelle stesse identiche posizioni, in quelle più tarde di Vopel, come ad esempio i cani da caccia di Bootes, il piccolo animaletto (un coniglio? un gatto?) sulla testa di Bootes, il falcetto nella mano sinistra di Bootes, Antinoo, la Chioma di Berenice (che a Teglio è dipinta come un pesce invece che come una chioma di capelli).
Nell'emisfero Australe di Palazzo Besta e di Vopel vediamo la figura femminile nuda nel fiume Eridano, le Nubi di Magellano e la Croce del Sud, costellazioni che non esistevano nelle raffigurazioni precedenti, e neppure in quelle di Rusconi del 1550.



Confronto del particolare della figura femminile nuda nel fiume Eridano e 
del pesce sotituito alla Chioma di Berenice, tra l'affresco e la carta di Vopel

Un'altra curiosità sempre legata alle costellazioni, riguarda il fatto che il pittore di Teglio, ricopiando le costellazioni da quelle disegnate da Vopel, non abbia capito cosa potesse essere quella strana cosa fluttuante, e l'abbia quindi interpretata come un pesce. 
Fu un equivoco perché la Chioma di Berenice alla metà del Cinquecento, nonostante fosse già conosciuta, era una novità nelle raffigurazioni astronomiche. 
Caspar Vopel è stato infatti il primo a disegnare come una costellazione (in un globo del 1536 e poi nel planisfero) questa figura che non compariva nelle incisioni di Dürer e neppure nei precedenti disegni di Conrad Heinfogel e nel Manoscritto di Vienna. 
Stesso discorso si può fare per l’animaletto sulla testa di Bootes e per i cani da caccia, presenti nella Sala della Creazione e nel planisfero di Vopel ma in nessuno degli esempi precedenti.
Il nostro matematico Caspar fu davvero quindi l'ispiratore e ci aiuta anche alla datazione della Sala della Creazione insieme alle scene che raccontano episodi dell’Antico Testamento, che si trovano sia sulla volta che nelle lunette.
Si tratta infatti delle incisioni di Bernard Salomon, artista francese attivo tra il 1540 e il 1560, pubblicate in una famosa e diffusissima edizione di "Quadrins historiques de la Bible", edita anche in Italia nel 1554 col titolo "Figure del Vecchio Testamento con versi toscani". 



Paragone tra le raffigurazioni che si trovano nelle lunette della "Sala della Creazione"
 e le incisioni di Bernard Salomon

E a proposito di datazione un'altra curiosità legata al planisfero è data dal fatto che in una lunga frase in basso, sia nel planisfero di Vopel che nella copia di Palazzo Besta, leggiamo “Terra Australis recenter inventa anno 1499 sed nondum plene cognita” (ovvero terra Australe di recente scoperta nell’anno 1499 ma non completamente conosciuta).
L’aggiunta dell’anno 1499 in alcune carte ha fatto pensare alla convinzione, da parte dei cartografi dell’epoca, che fosse quello l’anno in cui Amerigo Vespucci durante l’esplorazione del “nuovo mondo” si era reso conto per primo che non si trattava di una parte dell’Asia ma di un nuovo continente, come il navigatore aveva raccontato nella sua famosa lettera a Pierfrancesco de’ Medici. 
Secondo altri studi la data sarebbe invece da ricondurre alla scoperta di nuove terre a sud di Java e Sumatra, quindi all’Australia.
Ma la data che si intravede nell'affresco è proprio 1499 o 1459?
Bisognerebbe avere una foto molto più dettagliata per poter fare una verifica, ma se fosse confermato il 1459 l’unica spiegazione plausibile sarebbe un errore da parte di chi ha ricopiato su quel soffitto il planisfero di Caspar Vopel (o di chi in seguito lo ha ritoccato o restaurato).


Particolari della data 1499 (1459?) a confronto tra l'affresco e la carta di Vopel

Caspar Vopel non ha mai soggiornato a Palazzo Besta, ma, insieme a Ludovico Ariosto, è stato sicuramente l'ispiratore degli affreschi che maggiormente hanno dato quel tocco di originalità ai dipinti sulle pareti, rendendo il Palazzo anche ai giorni nostri una fonte di studi sia scientifici che umanistici.
E anche se la cartografia non "sembrerebbe matematica" non dobbiamo dimenticare che lo stesso Tolomeo (100 - 178 d.c.), anche se fautore del sistema geocentrico, noto appunto come tolemaico, che s'impose per quasi quattordici secoli fino a che non fu soppiantato da quello eliocentrico di Copernico (1473 – 1543), fu il fondatore della trigonometria piana e sferica.
Si deve ricordare anche che fu proprio Tolomeo ad affrontare il problema matematico che si trova alla base della costruzione di una mappa ovvero come proiettare la sfericità terrestre su un piano.
L’opera purtroppo non riscontrò i favori degli scienziati dell’epoca e rimase pressoché sconosciuta fino al quindicesimo secolo, ma da Martin Waldseemüller (1507), a Caspar Vopel (1545) fino al celebre fiammingo Gerhard Mercatore (1512-1594), una volta reintrodotto il principio della proiezione, la cartografia si diffuse rapidamente.


La mappa di Mercatore "Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigantium Emendata" (1569)

Attraverso le proiezioni cartografiche si opera un procedimento matematico di rappresentazione della superficie sferica della terra sul piano della carta. 
La proiezione cartografica deve, quanto più possibile, mantenere inalterate tre proprietà o caratteristiche riferite alle lunghezze, alle aree e agli angoli reali. 
Le lunghezze e le aree misurabili su di una carta devono essere in qualche modo proporzionali a quelle reali, e l’angolo formato da due direzioni deve essere uguale a quello misurabile sulla superficie terrestre. 
Analizzando anche la moderna cartografia, solo le carte che rappresentano aree molto limitate, come ad esempio le tavolette topografiche 1:25.000 e scale più dettagliate (es. 1:10.000, 1:500, etc.), conservano realmente inalterati gli angoli, le distanze e i rapporti fra le distanze e le aree. 


Proiezioni pure attraverso differenti punti di vista

Nel produrre una carta oggi come ai tempi del nostro amico matematico Casper Votel non si riesce in modo rigoroso a mantenere contemporaneamente queste tre proprietà e si introducono inevitabilmente alcune deformazioni.
Senza addentrarci ulteriormente appare chiaro che era ed è ancora molto complesso riprodurre correttamente su di un piano la superficie della terra, anche se oggi sono stati introdotti altri tipi di proiezione, le più comuni: proiezioni pure, proiezioni modificate e proiezioni convenzionali.

Note

¹La carta affrescata è stata individuata nel 2003, da Claudio Piani, infatti fino a una decina d’anni fa questa raffigurazione del mondo secondo le conoscenze e le ipotesi geografiche della metà del Cinquecento non era citata in alcuno studio sulla storia della cartografia. Dobbiamo al lavoro di Claudio Piani e Diego Baratono il riconoscimento della fonte originale di questa importante testimonianza della cartografia cinquecentesca.

²Un'edizione "abusiva" della stessa è conservata alla Houghton Library dell'Università di Harvard, stampata a Venezia nel 1558 da Andrea Valvassore detto Guadagnino. Un'edizione postuma si trova alla Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel uscita ad Anversa nel 1570 presso Bernard van den Putte. Un'edizione semplificata venne disegnata da Hieronymo Girava per i "Dos libros de Cosmographia" pubblicati a Milano nel 1556. Secondo le convinzioni dei cartografi dell'epoca, nel 1499 Amerigo Vespucci, durante l'esplorazione del nuovo mondo, si era reso conto per primo che non si trattava di una parte dell'Asia ma di un nuovo continente.

³ Pallioforme, a guisa di mantello come sottolineato dalle ricerche di Diego Baratono e Claudio Piani, e confermate dal prof. Mauro Marrani nel suo studio "Il disegno preparatorio e l'incisione a stampa della Americae Retectio di 
Giovanni Stradano" in Quaderni Vespucciani, n°1, Firenze Libri, 2010, Firenze.
Teoria del Mantello. La forma a mantello della carta, secondo gli studi e le ricerche di Claudio Piani, può derivare quasi certamente dall'opera del Ghirlandaio, "Madonna della Misericordia".
Il profilo policircolare della "carta mariana" del Waldseemuller o del Vopel è infatti perfettamente "inseribile", all'interno del profilo del manto tracciato dal pittore fiorentino.

Fonti

From the book
Il Palazzo Besta di Teglio - di Gianluigi Garbellini - edito da Lyasis, 1997
From website
https://de.wikipedia.org/wiki/Caspar_Vopelius
http://www.diegocuoghi.com/palazzobestaleonardo/
From the pictures
Immagini carte geografiche e affreschi
http://www.diegocuoghi.com/palazzobestaleonardo/
Proiezioni cartografiche
http://www.treccani.it/export/sites/default/Portale/resources/multimedia/Lezioni_Geologia2/cartografia/LEZIONE_IMMAGINE_TERRA.pdf 
Foto personali fatte in occasione della visita a Palazzo Besta e pubblicate su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Polo Museale Regionale della Lombardia.




giovedì 7 luglio 2016

A spasso per Milano con 4 donne illustri

Spesso pur vivendo da anni in una città facciamo poco caso al nome delle vie o meglio a chi sono dedicate.
Quello che salta agli occhi, passeggiando per le via della propria città è che le strade intitolate alle donne sono quasi inesistenti.
Sia al Nord che al Sud il risultato non cambia.
Secondo i dati di "Toponomastica femminile", il progetto nazionale che vuole rendere "più rosa" le città italiane, le strade dedicate all'universo femminile in Italia sono il 5 per cento, e a Milano il dato non arriva nemmeno al 3, dato che su 4.241 vie quelle intitolate agli uomini sono 2535 mentre alle donne sono solo 133.
Ricordando anche che ben 20 sono destinate alla Madonna nelle sue varie accezioni (Santa Maria Nascente, Santa Maria del Suffragio, Santa Maria delle Grazie.....) e altre 22 alle sante....ne restano davvero pochine!

Vie e piazze dedicate a 4 donne illustri:
Maria Gaetana Agnesi, Clelia Del Grillo Borromeo, Gae Aulenti, Marie Curie

La donna nella storia e nella sua espressione geografico-cittadina è un aspetto che sta analizzando Giuliana Nuvoli, ricercatrice e docente di Letteratura italiana alla Statale di Milano, che sta preparando, dopo il successo della versione romana scritta da Maria Pia Ercolini edita da Iacobelli, la guida turistico-culturale cittadina "Percorsi di genere femminili".
Ma facendo sempre caso ai nomi delle vie, davvero pochi sono dedicati a Scienziati e pochissimi a Matematici, figuriamoci se femminili.
Un esempio: alla scienziata e Premio Nobel Rita Levi Montalcini, scomparsa il 30 dicembre 2012, sono stati dedicati alcuni giardini e parchi, ma nessuna via. E così anche all'astrofisica Margherita Hack morta a Trieste il 29 giugno 2013.
Nell'interessante libro "Le vie di Milano: dizionario della toponomastica milanese" di Vittore e Claudio Buzzi, si trovano scrittori, pittori, artisti, martiri, patrioti, filosofi, politici, giuristi, giornalisti......ma davvero pochi scienziati e ancor meno matematici.

Vorrei quindi, attraverso questo post, fare un viaggio virtuale per le vie della mia città, Milano, insieme alle 4 donne legate al mondo della Matematica o della Scienza a cui è stata dedicata una via o una piazza.

Pagine di  “Istituzioni Analitiche ad uso della Gioventù” di Gaetana Agnesi

Il mio viaggio inizia da via Gaetana Agnesi, una stretta via che parte da via Sabotino 16 e arriva in via G. Romano (cap.20135).
Ma chi era Maria Gaetana Agnesi, ricordata soprattutto per “la strega di Agnesi”?
Maria Gaetana Agnesi fu una matematica e filantropa milanese del 18°secolo (1718-1799), prima donna ad essere chiamata a ricoprire una cattedra universitaria, all'Università di Bologna.
Maria Gaetana Agnesi fu una matematica apprezzata e conosciuta in buona parte dell’Europa per avere messo ordine tra i trattati sul calcolo infinitesimale, base dell’analisi matematica, unendo interessanti studi applicativi nella fisica e in numerosi altri ambiti scientifici.
Grande studiosa fin da giovanissima, la sua cultura e preparazione divennero note già quando aveva vent’anni e pubblicò il suo testo di analisi più importante quando ne aveva trenta, nel 1748.
Purtroppo pochi anni dopo Maria Gaetana Agnesi abbandonò quasi completamente gli studi, dedicando il resto della propria vita alle opere di beneficenza, prestando la sua opera anche in alcune sezioni dell’appena costituito Pio Albergo Trivulzio, sempre a Milano (attivo tutt’oggi), per il quale continuò a lavorare fino al 9 gennaio 1799, quando morì a 80 anni.
Fu quindi nel 1748 che pubblicò “Istituzioni Analitiche ad uso della Gioventù”, un trattato pubblicato prima in italiano e successivamente in francese e inglese ed ottenne un notevole successo in Europa.
Agnesi lo aveva scritto con l’obiettivo di mettere insieme in un unico testo le scoperte e le osservazioni fatte fino ad allora sul calcolo infinitesimale e sparse in trattati di più autori.
I due tomi delle “Istituzioni Analitiche” partivano da una chiara esposizione delle basi dell’algebra, passando poi alle equazioni algebriche, alla geometria analitica e al calcolo differenziale e integrale.
Sempre in questo trattato Maria Gaetana Agnesi descrisse un tipo di curva che chiamò “versiera”, nome che viene utilizzato ancora oggi per definirla.
Si tratta di una curva a forma di campana, che può essere ottenuta seguendo alcuni semplici procedimenti geometrici, mentre in analisi matematica può essere indicata ed espressa con una funzione cubica.



Anche se Agnesi non fu la prima a occuparsi della versiera, che in modi diversi era già stata studiata da Pierre de Fermat nella seconda metà del Seicento e da Guido Grandi nei primi del Settecento, che l’aveva chiamata versoria (facendone derivare il nome dal termine latino usato per indicare la cima che tiene un’estremità della vela sulle navi), i suoi studi divennero famosi forse anche grazie e un errore di traduzione.
Quando le “Istituzioni Analitiche” furono pubblicate in inglese la curva assunse il nome “witch of Agnesi”, cioè “la strega di Agnesi”. Il traduttore aveva infatti confuso il termine versiera con la parola avversiera, che indica un’”avversaria di Dio” e quindi per estensione una strega.
Nel mondo anglosassone e in diversi altri paesi come Messico e Spagna, la curva è nota ancora oggi come “la strega di Agnesi”.

Donna che legge - Ricreazione del ritratto di Clelia del Grillo Borromeo (1684-1777), 
opera del pittore tedesco Otto Scholderer (30 June 1883)

Mi trovo ora, ovviamente solo virtualmente, nel salotto di via Rugabella di Clelia Grillo Borromeo, poi trasformato nell’Academia Cloelia Vigilantium, sciolta nel 1726 per l’opposizione degli Asburgo.
Ecco un'altra donna legata alla Matematica a cui è stata dedicata via C.Grillo Borromeo, tra via Melchiorre Gioia e via Emilio Cornalia (cap.20124).
Guardando la targa salta agli occhi il fatto che non sia evidenziato il nome Clelia ma appaia solo l'iniziale C. che non aiuta certo a capire si tratti di una donna, definita poi "letterata"!
Nobildonna affascinante e dai molteplici interessi culturali e politici, venne descritta da Montesquieu come la “Femme la plus adorable de l’universe”.
Clelia Del Grillo Borromeo (Genova 1684 – Milano 23 agosto 1777), che parlava almeno otto lingue, si dilettava di geometria, conoscenza insolita per una donna della sua epoca e si fece notare, e non sempre benvolere, per la preferenza a ospitare nella sua casa personaggi non nobili ma intellettuali e studiosi.
Nata a Genova in una nota famiglia patrizia imparentata con illustri casate europee, Clelia era figlia di Marcantonio Grillo duca di Mondragone e marchese di Clarafuente e della marchesa Maria Antonia Imperiali.
Andata in sposa all'aristocratico Giovanni Benedetto Borromeo, fu cardine della nobiltà milanese per lungo tempo e animò per vari decenni nella città meneghina, nel proprio palazzo di via Rugabella, uno dei salotti più importanti di Milano.
Al suo interno si dava, come di consueto, grande rilievo alle arti liberali, con la differenza che presso la contessa Borromeo c'era un vero e proprio culto per la scienza e la matematica, tanto che vi si eseguivano anche esperimenti, cui era solito partecipare il più illustre frequentatore della casa, il naturalista Antonio Vallisneri.

Curva "Clelia" dal libro "Flores Geometrici ex Rhodonearum, e Cloeliarum curvarum" 
del matematico Guido Grandi, edito a Firenze nel 1728

La stessa contessa era una grande conoscitrice delle scienze naturali e della matematica, cui univa un'ottima padronanza del latino, del greco e dell'arabo.
Poliglotta e dai mille interessi (la matematica, la fisica, l’algebra), Clelia ricevette un grande omaggio dal matematico Guido Grandi, che battezzò “Clelie” alcuni tipi di curve la cui forma ricorda quella di un fiore a più petali uguali e di cui parlò nel suo "Flores Geometrici ex Rhodonearum, e Cloeliarum curvarum", edito a Firenze nel 1728, dove il professore cremonese diede appunto il nome "Clelie" alle celebri curve matematiche da ella stessa studiate e rielaborate.
Col passare del tempo il salotto ebbe però anche un ruolo politico così agguerrito da preoccupare Maria Teresa d'Austria.
Nel palazzo convenivano aristocratici attivisti, desiderosi di rovesciare il governo austriaco per tornare sotto la Spagna. Il principale attore in questo senso fu il conte Giulio Antonio Biancani, che Clelia tentò di nascondere nella propria casa e aiutò poi a fuggire quando esplose la repressione teresiana.
Il conte fu però scoperto, arrestato e decapitato.
Clelia pagò a caro prezzo il proprio impegno filospagnolo e Maria Teresa la esiliò e spogliò dei propri beni.
Rifugiatasi a Gorizia, ritornò poi a Milano, dove visse fino a novantatre anni, riaprendo il suo salotto, ora però più legato alla storia, alla poesia e al teatro.

Piazza Gae Aulenti

Proseguendo questo viaggio virtuale mi ritovo nello scenario avveniristico di Piazza Gae Aulenti da dove si può godere ottimamente dello skyline di Milano.
Simbolo della Milano contemporanea, la piazza è stata dedicata  all'architetto e designer Gae Aulenti e si trova alla fine di corso Como, davanti alla Stazione Garibaldi (cap. 20154).
Il 7 dicembre 2012 infatti viene inaugurata ed intitolata a suo nome la nuova grande piazza circolare situata al centro del complesso della Unicredit Tower di Milano.
Anche se non si può proprio annoverare come scienziata o matematica, Gae Aulenti (Palazzolo dello Stella, 4 dicembre 1927 – Milano, 31 ottobre 2012) è il primo architetto ad aver dimostrato che l'architettura è un sostantivo di genere femminile.
L'architetto Aulenti (Gae è il diminutivo di Gaetana, un nome che fu imposto da una nonna terribile) è stata una delle prime donne "vincenti" in un mondo molto maschile, dato che della sua generazione erano solo in due: Gae e Cini Boeri.
Da Tokyo a Buenos Aires, da San Francisco a Parigi e Barcellona, non c'è grande città che non porti un suo segno. È un personaggio-simbolo della Milano razionale e colta.
Laureatasi al Politecnico di Milano Gae Aulenti, pioniera degli archi-star, è uno degli architetti che hanno fatto la storia dell'architettura moderna.

Architetto e designer Gae Aulenti 

Il progetto più significativo è stato sicuramente quello del Musee d'Orsay di Parigi (riaperto al pubblico nel 1986), la facciata dell'Istituto italiano di cultura di Tokio (2006), ma anche la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia e del Palavela per le Olimpiadi invernali Torino 2006, senza dimenticare la famosa lampada "Pipistrello" per Martinelli Luce (1963).
Gae Aulenti formatasi come architetto nella Milano degli anni cinquanta ha sempre sostenuto fermamente un'architettura per il recupero dei beni culturali e urbani preesistenti per un'integrazione armonica tra nuovo e antico, trasmettendo sempre la complessa molteplicità della geometria urbana e della metropoli, sostenendo sempre il grande aiuto che le aveva dato la matematica da lei definita come "il pensiero razionale che ci aiuta sempre".
Il 16 ottobre 2012, pochi giorni prima della sua morte il 31, venne insignita del premio alla carriera consegnatole dalla Triennale.

Marie Curie Nobel per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911

Allontanandomi dalla piazza e andando proprio verso la Triennale mi imbatto in viale M. Curie, il cavalcavia, proseguimento di via XX Settembre, che arriva in via E. Zola di fronte ai Giardini Pubblici e alla Triennale (cap.20121).
Ho poi comunque scoperto alle tre vie nell'hinterland milanese, dedicate alla grande scienziata Marie Curie; a Gessate (cap.20060) , Assago (cap.20090) e Novate Milanese (cap.20026).
Maria Sklodowska (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), meglio nota come Marie Curie, è stata una chimica e fisica polacca, prima donna professore alla Sorbona di Parigi e prima donna della storia a ricevere il premio Nobel per la fisica nel 1903.
Ma non solo, nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica e nel 1911 del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio.
Marie Curie è stata l'unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e l'unica ad averlo vinto in due aree distinte.
Oltre a lei soltanto un'altra persona sino ad ora, ha ricevuto due premi Nobel in due campi differenti: Linus Pauling che oltre a quello per la chimica nel 1954 ne ha ottenuto un altro nel '62, ma per la pace.


Belgio - 1927 in occasione della Solvay Conference sulla meccanica quantistica

Il 28 marzo 1902 Marie annota sul suo quaderno nero: RA = 225,93 - peso di un atomo di radio.
Scopritrice del Radio, con una decisione insolita, Maria Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico.
Proprio in occasione della conferenza per il primo premio Nobel, il marito Pierre Curie pronunciò queste parole:
"Si può ritenere che, in mani criminali, il radio possa diventare molto pericoloso; ci si può chiedere se l'umanità saprà trarre vantaggi dalla conoscenza dei segreti della Natura, se è matura per approfittarne o se questa conoscenza potrà invece essere nociva. L'esempio della scoperta di Nobel è significativo: i potenti esplosivi hanno permesso all'uomo di fare opere ammirevoli, ma sono stati anche usati come mezzo terribile di distruzione dai grandi criminali che trascinano i popoli verso la guerra. Sono uno di quelli che pensano, come Nobel, che l'umanità saprà trarre più benefici che danni dalle nuove scoperte."
Il 20 aprile 1995 le sue spoglie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi. È stata quindi ancora una volta la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore (per meriti propri). Per il timore di contaminazioni radioattive, la sua bara è stata avvolta in una camicia di piombo.

Concludo questa mini carrellata augurandomi di poter presto vedere molti più nomi di vie e piazze  
dedicati a grandi donne, matematiche e scienziate che importanti contributi hanno lasciato, ma che sono poco note ai più.

Mappa di Milano - Vie e piazze dedicate a 4 donne illustri:
Maria Gaetana Agnesi, Clelia Del Grillo Borromeo, Gae Aulenti, Marie Curie

Fra le matematiche vorrei veder ricordata Ipazia (370-415 d.C.), figlia del matematico e filosofo Teone, che diventò capo di una scuola platonica di Alessandria d'Egitto frequentata da molti giovani. Fu uccisa barbaramente da monaci, forse anche perché tanta genialità matematica in una donna poteva sembrare indice di empietà.
Nel 1700, oltre alla già citata Maria Gaetana Agnesi, Sophie Germain (1776-1831) fu una riconosciuta esperta di teoria dei numeri e di fisica.
Nel XIX secolo ci furono numerose grandi matematiche, fra le quali emergono soprattutto Sofia Kovaleskaja (1850-1891), professore all'Università di Stoccolma, e Emmy Noether (1882-1935), fondatrice dell'Algebra moderna nonché valida collaboratrice di Albert Einstein.
"Fräulein Noether è stata il genio matematico più importante da quando le donne hanno avuto accesso all'istruzione superiore".
Queste parole, scritte da Albert Einstein in occasione della morte di Emmy Noether, danno l'idea dell'importanza di questa grande matematica, definita la "madre della moderna algebra astratta".
Fra le matematiche italiane di questo secolo andrebbero anche ricordate Pia Nalli (1866-1964) professore ordinario di analisi matematica all'università di Cagliari e poi di Catania, Maria Pastori (1895-1975) ordinario di Meccanica Razionale all'università di Messina, Maria Cibrario Cinquini (1905-1992), ordinario di Analisi matematica a Cagliari e professore emerito dell'università di Pavia, Maria Biggiogero Masotti ordinario di geometria presso il Politecnico di Milano.
Fra le fisiche e le astrofisiche come non ricordare, oltre alla già citata Marie Sklodwska Curie (1867-1934), la figlia Irene Curie (1897-1956) premio Nobel per la chimica nel 1935, Lise Meitner (1878-1968) che scopre il fenomeno della fissione nucleare ed è la prima donna ad avere una cattedra universitaria di fisica in Germania, Marie Goeppert Mayer (1906-1972) premio Nobel per la fisica nel 1963 per la sua teoria sui "numeri magici" che determinano la stabilità degli atomi, Wu Chieng-Shiung (1913-1997), professore di fisica alla Columbia University, scopritrice della non conservazione della parità nelle interazioni deboli.
Ultima ma non ultima la già citata Margherita Hack grande astrofisica e divulgatrice scientifica che Umberto Veronesi così definì "È l'icona del pensiero libero e dell'anticonformismo"
Altrettanto numerose sono le scienziate nel campo della biologia e delle scienze mediche, molte insignite di premio Nobel. Per tutte la già ricordata Rita Levi-Montalcini (1909) premio Nobel per la medicina nel 1986.

Una lista completa sarebbe per me comunque difficile da presentare, ma rimane il fatto che è giusto ricordare le grandi donne del passato e le sempre più numerose dei giorni nostri, che hanno contribuito e contribuiranno al progresso in tutti i campi.