lunedì 9 maggio 2016

7 case, 7 gatti, 7 topi...una filastrocca matematica

In una proprietà ci sono 7 case, in ogni casa ci sono 7 gatti...

I giochi e la Matematica ricreativa hanno origini antichissime.
Il numero del Carnevale della Matematica di maggio,  a tema "i giochi", mi  ha ricordato un antico indovinello matematico, il famoso problema #79, che si trova sul papiro di Rhind datato 1650 a.C.

Angolo del papiro di Rhind in cui Ahmes scrive una flastrocca,
conosciuta come il problema #79 del papiro di Rhind

Si tratta forse del più antico indovinello matematico che sia mai stato ritrovato e, anche se parrebbe davvero inutile, sembrerebbe invece strutturato apposta per far ragionare astrattamente su cosa si stia calcolando e su come lo si stia facendo, quasi si trattasse di una vera e propria lezione di matematica.
Come molti dei problemi descritti nel papiro di Ahmes, quello che fa pensare che questo gioco fosse destinato a giovani studenti, è proprio la forma di indovinello. 
Carl Benjamin Boyer a proposito del contenuto del papiro dice infatti: 
“Molti dei calcoli contenuti nel Papiro di Rhind erano evidentemente esercizi pratici per giovani studenti. Sebbene gran parte di essi sia di natura pratica, in alcuni casi sembra che lo scriba avesse in mente indovinelli o giochetti matematici” 
Tra i problemi descritti nel papiro il più importante è proprio il problema #79 anche se questo esercizio, come dicevo, sia l’unico “inutile” della raccolta, cioè senza una soluzione pratica, in cui sembrerebbe non interessare tanto la risposta particolare, quanto il procedimento con cui si arriva a determinarne la risposta.


La filastrocca "I 7 gatti di Ahmes" 
recita così:

In una proprietà ci sono 7 case
In ogni casa ci sono 7 gatti
Ogni gatto acchiappa 7 topi
Ogni topo mangia 7 spighe
Ogni spiga dà 7 heqat¹ di grano
Quante cose² ci sono in tutto in questa filastrocca³?

(Papiro di Ahmes o di Rhind, 1650 a.C.)

Note
¹ L'heqat era la misura di capacità pari a circa 4,785 litri.
² Col termine "cose" si intendono sia gli oggetti che gli animali e le misure.
³ Tra tutti quelli che hanno citato questo gioco, il più illustre é certamente Fibonacci nel suo Liber Abbaci del 1202, nella versione delle "Sette vecchie in viaggio per Roma"


In un angolo del papiro, in mezzo a tanti calcoli seri, 
Ahmes trova lo spazio per scrivere un gioco, 
conosciuto come il problema #79 del papiro di Rhind

Questa filastrocca pare proprio sia il più antico di questi problemi, nonché primo esempio di gioco matematico giuntoci dall’antichità in uno dei più antichi documenti matematici conosciuti, un rotolo egizio lungo circa 5 m e alto circa 30 cm.
Il papiro di Rhind è infatti il più esteso papiro egizio di argomento matematico giunto fino ai giorni nostri e prende il nome da un antiquario/egittologo scozzese, tale Henry Rhind, che lo acquistò nel 1858 a Luxor in Egitto. 
Esso risale all’incirca al 1650 a.c., periodo in cui lo scriba Ahmes lo trascrisse da un papiro precedente probabilmente composto tra il 1850 a.C. ed il 1800 a.C. 
E’ lo stesso Ahmes, nell’introduzione del papiro a scrivere di averlo copiato da un papiro risalente al tempo del faraone “Ne-ma’et-Re”, che regnò tra il 1849 e il 1801 a.C. 
Attualmente è conservato presso il British Museum di Londra, con alcuni piccoli frammenti dislocati al Brooklyn Museum di New York.
Ahmes, il figlio della luna, è il primo matematico che scrisse il proprio nome su un documento giunto fino a noi, e si ricorda una citazione tradotta da Arnold Buffum Chace (Ohio 1927), un appassionato di Egittologia  americano, che del papiro ha fatto la traduzione più completa:


"Accurate reckoning: the entrance into knowledge of all existing things and all 
obscure secrets."
"Calcolo esatto: l'accesso alla conoscenza di tutte le cose esistenti e di tutti 
gli oscuri misteri."

Tratto da A. B. Chase, Rhind Mathematical Papyrus (Reston Va. 1967)


Thot, il dio che insegnò agli uomini la scrittura, la magia e la scienza, 
ma che non credo debba essere
ricordato come "Tot" abbreviazione della parola matematica "Totale"

In realtà, il problema #79 del Papiro di Rhind è più misterioso e più complesso della nota filastrocca. 
Che cosa poteva significare questa scrittura misteriosa?


Tradotta in termini matematici
La filastrocca "I 7 gatti di Ahmes" 
diventa così:

Case 71 = 7
Gatti 72 = 49
Topi 73 = 343
Spighe 74 = 2.401
Heqat 75 = 16.807

Totale 19.607

Qualcuno potrebbe obiettare che all'inizio si parla anche di una proprietà, perciò le cose di cui si parla in questa storia sarebbero: 19.607+1 = 19.608.
Ma ora esaminiamo meglio questa tabella.
Nella quarta riga, seconda colonna, il numero esatto, come si legge, è 2401. Si noti però che Ahmes aveva elencato un valore errato per la quarta potenza di 7, cioè 2301 al posto di 2401. Tuttavia, la somma delle potenze (19.607) risultava corretta.

case
 7


gatti
 49


topi
 343
1
 2801
spighe di grano
 2401
2
5602
heqat di grano
 16807
4
 11204
totali
19607

19607

Nella seconda colonna c'è la sequenza delle prime 5 potenze di 7.
Si tratta di una progressione geometrica di ragione 7 e in fondo è scritto il totale.
Qual è la formula che usiamo oggi per calcolare la somma dei primi n termini di una progressione geometrica di ragione r?

S = r + r2 + ... + rn = r(rn-1)/(r-1)
Nel nostro caso r=7, n=5 quindi:
S = 7(75-1)/(7-1) = 19607

Possiamo scrivere la somma anche così:
S = 7 + 72 + 73 + 74 + 75
S = 7(1 + 7 + 72 + 7³ + 74) = 7(1 + 7 + 49 + 343 + 2401) = 7 x  2801

Ma che cosa significano i numeri scritti nella terza e nella quarta colonna?
Ora, se osserviamo attentamente la seconda parte del testo di Ahmes ci rendiamo conto che è proprio la moltiplicazione di 2801 per 7, eseguita col metodo egizio.


1
 2801
2
5602
4
 11204
totale
19607

Come si può notare la procedura inizia dal numero 2801: questo viene poi raddoppiato una volta (5602) e poi un’altra (11204). La somma di queste tre cifre è proprio 19607.

Come si arriva a questa procedura?
Essa deriva dalla proprietà matematica che gli antichi Egizi evidentemente conoscevano:
"Ogni numero intero può essere espresso come somma di termini appartenenti alla successione geometrica 1, 2, 4, 8, ecc."
Infatti, siccome 7 = 1 + 2 + 4, per moltiplicare un qualsiasi numero per 7 si possono addizionare il numero stesso, il suo doppio e il suo quadruplo (ovvero il doppio del doppio). 
Quindi la terza e la quarta colonna potrebbero rappresentare una verifica del calcolo eseguito nella prima colonna o addirittura una formula per il calcolo della somma di una serie geometrica.

Dettaglio del soffitto della sala del sarcofago della tomba di Sethi I, 
con raffigurazione simbolica del cielo

A conclusione di queste note gioco/matematiche vorrei soffermarmi su una curiosità sempre legata a questa filastrocca.
Perché mai l'egiziano Ahmes, tra tanti numeri a disposizione, scelse proprio il 7?
Una risposta potrebbe essere che il numero 7 sicuramente era considerato sacro dagli Egizi che vi fondarono gli elementi di tutte le scienze e molte delle sue proprietà risalgono addirittura all’astrologia babilonese che riconosceva 7 pianeti e divideva il mese lunare in cicli di 7 giorni (da cui deriva l’origine della nostra settimana). 
Gli antichi astronomi conoscevano solo sette pianeti, il cui movimento poteva influenzare il destino umano e a ciò è riconducibile molta della sacralità del 7 che rappresentava quindi, in quel tempo, il cosmo e la sua perfezione e che nella cosmologia degli antichi Egizi corrispondeva esotericamente alla vita eterna.

I 7 simboli della numerazione decimale egiziana

Inoltre il sistema di numerazione egizio era caratterizzato da 7 simboli. 
Il simbolo che rappresentava le unità era un tratto di corda verticale. Per le decine invece si utilizzava un disegno di tratto di corda a forma di ferro di cavallo. Per le centinaia si usava disegnare un tratto di corda avvolta a mo' di punto interrogativo rovesciato, e così via, come si vede nell'immagine. 
L'uso della corda nella matematica egizia non era casuale: infatti gli agrimensori del faraone erano anche noti come "tenditori di corde" per la peculiarità di utilizzare corde per delimitare e poi misurare perimetro ed area dei terreni agricoli, in funzione del regolare pagamento delle tasse. 
L'omino inginocchiato con le braccia al cielo, rappresenta il milione, come ad indicare un numero davvero enorme, inimmaginabile, quasi divino. 
Esistono tuttavia autori che riportano come ultimo e quindi ottavo simbolo la potenza 10^7, disegnata come un sole, in onore del dio Ra. 
Quello egizio è stato il primo sistema di numerazione decimale della storia, non posizionale, a differenza di quello che invece utilizziamo noi, ma addizionale. Ciò significa che la posizione che una determinata cifra occupa all'interno di un numero egizio non conferisce alla cifra un valore di volta in volta diverso; è la cifra stessa a possedere un intrinseco valore quantitativo, che prescinde dalla posizione del simbolo all'interno del numero stesso. Ogni simbolo aveva pertanto un suo specifico valore, nella fattispecie associato ad una potenza di 10 (e per questo motivo è un sistema decimale). La somma di tutte le cifre che comparivano all'interno del numero davano il valore numerico complessivo, per cui un sistema numerico del genere viene appunto chiamato additivo.

Forse anche per questa simbologia il buon vecchio Ahmes ricorse al numero 7!?



Fonti

From the book
Carl B. Boyer, “Storia della matematica”, Mondadori, 1990
Giochi matematici del Medioevo: i conigli di Fibonacci e altri rompicapi liberamente tratti dal Liber Abaci. A cura di Nando Geronimi. Pearson Italia S.p.a., 2006.
From website
http://php.math.unifi.it/convegnostoria/liberabaci.pdf
https://edizionidodici.wordpress.com/2011/03/16/matematica-e-antico-egitto-parte-3-ancora-sulle-spighe-di-ahmes/
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/7b/The_Rhind_Mathematical_Papyrus,_Volume_I.pdf
From the pictures
https://it.wikipedia.org/wiki/Papiro_di_Rhind
https://it.wikipedia.org/wiki/Matematica_egizia




martedì 19 aprile 2016

Referendum Trivelle...e tutto per un comma!

Forse sono fuori tempo massimo e non interessa più a nessuno ma, aldilà dei numeri che possono essere letti e interpretati secondo il proprio convincimento, vorrei fare alcune brevi considerazioni sull'iter personale che mi ha portato a decidere su quest'ultimo referendum, detto delle Trivelle, e sul perché.
Queste riflessioni nascono anche dal desiderio di far chiarezza sul perché delle mie posizioni dopo gli scontri, più che i confronti, verbali con amici che stimo e con i quali non vorrei si creassero fraintendimenti e si incrinassero i rapporti.

Nell'agosto 2015 firmai online nel sito di Greenpiece la richiesta di un referendum contro ulteriori trivellazioni nei nostri mari.
Sinceramente devo ammettere che poi me ne dimenticai, né ebbi più notizie della fine che avesse fatto il referendum fino al 27 gennaio 2016, giorno in cui scoprii che ci sarebbe stato un referendum riguardante le Trivellazioni in Italia, anche se men che meno riuscii a capire cosa avrebbe riguardato!
Quel giorno aprendo la posta trovai infatti questa mail di Greenpeace (di cui sono socia) che così mi informava:


Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 27 gennaio 2016

Ciao Annalisa, 
stavolta ti scriviamo non solo per difendere l'ambiente, ma anche la democrazia… e le tue tasche!
Pochi giorni fa la Corte Costituzionale ha stabilito che i cittadini potranno dire la loro sulle trivellazioni, ammettendo un referendum sulla ricerca di petrolio nei nostri mari proposto da ben 9 Regioni.
Per facilitare la partecipazione e risparmiare centinaia di milioni di euro, si potrebbe fare qualcosa di molto semplice: accorpare la data del referendum e quella del primo turno delle prossime amministrative. Renzi, però, sta già pensando a qualcosa di diverso: per affossare la democrazia e compiacere le compagnie petrolifere è disposto a evitare l'ELECTION DAY, sprecando centinaia di milioni di euro dei cittadini! 
Se referendum e amministrative fossero accorpati, potremmo risparmiare un'enorme quantità di denaro pubblico, stimabile tra i 350 e i 400 milioni: CHIEDI ANCHE TU L'ELECTION DAY!
Il Governo dovrebbe agevolare l'intervento di tutti, invece di difendere i petrolieri a spese dei cittadini! Non smetteremo di opporci alle miopi politiche energetiche di Renzi che vorrebbero trasformare i nostri mari in un Texas di serie B, sacrificando l'Italia per il profitto di pochi e a scapito di molti. 
Soprattutto non accettiamo che ciò avvenga sottraendosi ad un leale confronto con gli elettori!
A Renzi forse fa paura la democrazia. A noi no.
Quasi 20mila persone si sono già mosse in pochissime ore per chiedere l'Election Day, ora contiamo su di te: FIRMA per chiedere che il referendum e le amministrative vengano accorpati!
Grazie per il tuo impegno 

Firmai!
Presa da entusiasmo e indignazione firmai e incomincia a postare appelli per convincere amici e conoscenti a informarsi e a pretendere di capire.
Si pretendere di capire!
Sembrerebbe cosa ovvia cercare di voler capire cosa un referendum chieda ai cittadini con la loro partecipazione e con il loro voto, ma passando i giorni mi accorgevo sempre più della difficoltà di fare davvero chiarezza.
Rimanevo comunque sempre convinta della necessità del voto e del SI.
I primi dubbi mi vennero dal commento a un mio post di due amici che stimo soprattutto per la loro onestà intellettuale e che mi chiedevano di riflettere quale fosse il vero quesito referendario e quale la vera natura.
Una risposta di un amico matematico mi colpì "Anche se molto comune da noi. Ostacolare qualcosa per promuovere qualcos'altro. Ma non è un gioco a somma zero."
Quindi oltre a pormi alcune domande sull'opportunità referendaria incominciai a notare che molti post promuovevano tutto quel che sembrasse supportare la loro idea, a prescindere da verifiche, compresi argomenti idioti e incominciai a non sopportare più slogan, proclami e distorsioni ad uso e consumo referendario.
Il 17 marzo 2016, dopo altre mail di appello, ricevetti sempre da Greenpiece quest'altra mail



 Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 17 marzo 2016

Ciao Annalisa, 
il 17 Aprile si terrà un referendum popolare. Potrai esprimere il tuo voto su una questione che ci riguarda tutti: la trivellazione dei nostri mari per l'estrazione di gas e petrolio.
Non è solo un referendum contro le trivelle, ma anche un modo per dire da che parte stai: con le lobby dei petrolieri o con il mare, le energie pulite, la bellezza e l'integrità delle nostre coste e delle nostre acque? Dire STOP alle trivelle è un primo passo che l'Italia può fare per cominciare una rivoluzione energetica in direzione delle rinnovabili.
È tempo di scegliere! FIRMA ORA il tuo impegno a VOTARE SI!
PERCHÈ VOTARE SÌ?
1) Perché stiamo mettendo in pericolo il mare per un pugno di barili
2) Perché le trivelle non risolvono i nostri problemi energetici
3) Perché in caso di incidenti, una perdita di petrolio sarebbe un disastro
4) Perché ci guadagnerebbero solo i petrolieri
5) Perché la ricchezza del nostro Paese non è il petrolio, ma il paesaggio, il mare e dunque il turismo!
6) Per difendere il tuo diritto di scegliere
Non mettiamo in pericolo il mare, la ricchezza dell'Italia non è il petrolio!
FIRMA ORA il nostro manifesto e il tuo impegno a VOTARE SI al referendum del 17 Aprile
Grazie per il tuo impegno

Questa volta non firmai!
Avevo accumulato molti dubbi e soprattutto, cercando documenti direttamente dalle fonti citate in tanti articoli di parte (sia per il SI che per il NO), avevo trovato poche correlazioni con i dati comunicati.
Inoltre finalmente riuscii a trovare il vero quesito referendario:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

Infine il 14 aprile 2016 ricevetti l'ultima mail da Greepiece 


Immagine correlata alla mail di Greenpiece del 14 aprile 2016

Ciao Annalisa,
Domenica c'è il Referendum ed è arrivato finalmente il momento di scegliere!
Gli ultimi avvenimenti politici confermano che le scelte di questo Governo non tengono conto del reale interesse del nostro Paese, ma solo di quello dei petrolieri!
Nonostante i tentativi di Renzi di scongiurare la partecipazione al voto, sempre più persone si stanno schierando a favore del SI e il quorum può essere raggiunto! 
Le trivelle nei nostri mari sono un rischio inaccettabile. 
VOTA SI e FALLO SAPERE A TUTTI I TUOI AMICI!
Ti ricordiamo che si vota in TUTTA ITALIA dalle 7.00 alle 23.00 e ti consigliamo di andare a votare presto perché le prime proiezioni sul quorum vengono rese pubbliche alle 12.00 e, storicamente, questo dato condiziona l'affluenza complessiva: una percentuale elevata fa da traino al resto dei votanti!
Non lasciamo il mare in mano ai petrolieri, difendiamo le nostre coste e i nostri fondali! 
Scegli da che parte stare e fallo sapere a tutti condividendo questo messaggio!
Grazie per il tuo impegno 

Non sono andata a votare!
Non certo perché volessi che vincesse il NO, ma non sono andata a votare perché, per me, questo referendum assolutamente inadeguato sia nella forma che nella sostanza, era stato solo strumentalizzato dalla politica così come dai media.
Non sono andata a votare perché non mi sono sentita di prendere posizioni su una questione tecnico/politica di infima entità, non certo riguardante un piano energetico nazionale che preveda un giusto equilibrio tra il consumo inevitabile di combustibili fossili e un futuro sempre più impostato sulle energie rinnovabili e sempre più libero dalle emissioni di CO2. 
Non sono andata a votare perché questo è stato il referendum degli slogan, dei venditori di fume, dei politici o delle associazioni in perenne campagna elettorale.

Come avevo iniziato concludo con quei numeri che possono essere letti e interpretati secondo il proprio convincimento. 
Non importa che l' 85,7% di SI sia visto come una vittoria di libertà o che il non raggiungimento del quorum (32% di votanti) sia interpretato come una sconfitta della demagogia o una vittoria dei NO, quello che secondo me importerebbe davvero sarebbe quell'intervento del Governo che forse avrebbe potuto evitare tutto ciò.
Mi auguro infatti che il Governo abbia il coraggio di modificare per decreto quel comma 17, perché sono comunque convinta che sarebbe meglio che le concessioni non fossero a tempo indeterminato, ma tornassero al sistema di rinnovo non automatico, così com'era previsto prima di quel comma.
Ecco quello che mi aspetto da un Governo che si rispetti! 


sabato 16 aprile 2016

Tango alla Stecca tra passato e presente

Sono passati 9 anni e pochi ricordano lo sgombero della "Stecca degli Artigiani" tra via De Castillia e via Confalonieri. 
Le operazioni erano iniziate il 17 aprile 2007 intorno alle 6.15 quando la polizia e i carabinieri erano entrati in forze nella struttura occupata.
Lo sgombero degli occupanti della Stecca era quindi terminata a metà mattinata e, nel frattempo, l'ufficiale giudiziario aveva comunicato gli sfratti esecutivi nei confronti degli artigiani e degli affittuari della struttura. 
Tra essi anche una sezione di Rifondazione Comunista e il Laboratorio Artistico.


Sgombero da parte della Polizia della "Stecca degli Artigiani" tra via De Castillia e via Confalonieri
17 aprile 2007

Ingresso via De Castillia

Dopo aver lavorato per venticinque anni all'interno della Stecca,  alcuni artigiani assistono 
allo sgombero dell'edificio. Al centro, il fabbro Piero e il tapparellista Don Diego.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

La Stecca degli Artigiani, ex Brown Boveri.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

I ragazzi dell'associazione +BC all'interno della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola.

Lo studio del pittore Francesco Magli, da vent'anni alla Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola.

Interni dell'Isola Art Center al secondo piano della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Era un'officina creativa e di piacere che aveva accompagnato per tanti anni i milanesi e che, negli anni, aveva promosso sul territorio iniziative di qualità volte anche allo sviluppo culturale e alla socializzazione per il quartiere e per i milanesi.
Ma la Stecca all'Isola era divenuta anche una struttura complessa e degradata, in cui convivevano imprese artigiane, associazioni, occupanti abusivi e spacciatori di droga che per anni era stata colpevolmente abbandonata a se stessa dal Comune che aveva quindi ordinato lo sgombero per realizzare il progetto Garibaldi-Repubblica.


Bert Theis, artista e coordinatore delle attività dell'Isola Art Center e 
fondatore di OUT (Office for Urban Trasformation).
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Lavori di demolizione della Stecca degli Artigiani.
© Maria Vittoria Trovato, Milano, 2007/2008, Isola

Resti della facciata della Stecca degli Artigiani in demolizione

Iniziano quindi i lavori di demolizione e con questi, tra la fine del 2007 e il 2008, dopo anni di opposizione da parte di artisti, comitati e abitanti del quartiere, viene avviato un progetto di riqualificazione. 
La Stecca degli Artigiani (ex Brown Boveri), centro delle idee e delle esperienze creative di un'Isola che da sempre accoglieva le realtà più diverse, sgomberata e subito demolita, sarà quindi ricostruita e ridonata, dopo 4 anni, agli Artigiani con il progetto "Stecca 3.0"
All'Isola è stato quindi inaugurato, nell'ottobre 2012, l'"Incubatore per l'Arte", l'edificio che ha così sostituito la vecchia "Stecca degli Artigiani", di cui l'allora Assessore alla Cultura, Stefano Boeri, era il progettista.
A gestire la struttura è stata incaricata l'associazione Ada Stecca e così è stata salvata la progettualità locale delle associazioni, di alcuni artigiani e artisti della "Stecca degli Artigiani"(le associazioni: Apolidia, Architetti Senza Frontiere, Cantieri Isola, Ciclofficina +bc, Isola Critica, La Compagnia del Parco-Circolo Legambiente, AIAB-Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, i giovani artigiani dell’Associazione Controprogetto e lo storico pittore dell’Isola Francesco Magli) che avevano fondato il 27 Marzo ‘07 l’Associazione di Associazioni Stecca degli Artigiani (Ada Stecca).





Immagini della "Stecca 3.0" o l'"Incubatore per l'Arte", l'edificio in via De Castillia 26 che, dal 2012,
 ha sostituito la vecchia "Stecca degli Artigiani", su progetto di Stefano Boeri

Questi 760 metri quadri di spazi interni e 500 esterni sono stati destinati per attività culturali e artigianali ma anche per azioni in difesa dell'ambiente e di promozione del volontariato. 
Insomma un grande luogo pubblico gestito in autonomia e attorno al quale un'area di 2mila metri quadri, da via De Castillia a via Confalonieri, è stata adibita a verde pubblico.
Un "Incubatore per l’Arte", chiamato appunto “Stecca 3.0”, con sale destinate ad accogliere tutte le vecchie attività, come la Ciclofficina, i corsi di italiano per stranieri di Apolidia, le iniziative pubbliche del Circolo di Legambiente e di Cantieri Isola, le manifestazioni dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica e i mercatini del consumo critico, come i progetti del pittore Francesco Magli e ultimi, ma non ultimi, i corsi di Tango e la Milonga con la più bella vista di Milano, di Tamara Blanco e Jean Filoramo.


I ragazzi dell'associazione +BC all'interno della "Stecca 3.0"

Attività artigiane e culturali all'interno della "Stecca 3.0"

Il passato non può essere ri-vissuto, se non attraverso quelle persone che ricordano, con o senza rimpianto, quello che è stato il quartiere di Isola allora, ma che non è più, e io ricordo un piccolo, anzi piccolissimo, locale buio in cui nel 2004 si ballava tango, proprio a pochi metri da via De Castillia 26. 
Un locale decisamente poco adatto e immerso nel degrado, un posto per pochi appassionati (allora eravamo in pochi ma molto appassionati) che non rimpiango certo ma che mi piacerebbe rivivesse con la stessa passione di allora in questo nuovo e bellissimo "Incubatore per l'Arte" con le iniziative cultural/taguere di Tamara e Jean.







Immagini della versatilità dello spazio al primo piano della "Stecca 3.0" di via De Castillia 26
che accoglie i corsi di tango e che in tarda serata si trasforma in una Milonga 
con la splendida vista sulla skyline milanese

Certo non rimpiango quel brutto e fatiscente locale ma rimpiango la passione per la danza, per la musica del tango e la brama di cultura che allora si respirava e che ora sembra sempre più solo legata al business.
Tante sono state le iniziative legate al Tango che purtroppo ho visto aprirsi e chiudersi nel giro di pochi anni, se non di pochi mesi o giorni, e vorrei tanto che chi invece ci mette passione, coraggio e professionalità venisse premiato e riuscisse a portare avanti queste belle iniziative.
Ecco ritorno a parlare di Tango su questo mio blog, forse proprio per cercare di trasmettere anche ai novelli tangueri quelle atmosfere e quelle suggestioni provate da me in serate ormai lontane.
Ma questi lunedì tangueri di Tamara e Jean potrebbero finalmente ricreare quelle atmosfere e rappresentare un progetto e una novità in questo universo sempre più piatto o appiattito da organizzatori a volte incompetenti o mossi solo da ritorni economici e da frequentatori e ballerini sempre meno interessati alla qualità della serata.

"......a si andiamo lì c'è tanta gente.....ma chi musicalizza? com'è il posto?....non importa c'è tanta gente....."

Quante volte ascolto queste frasi e quante volte mi si stringe il cuore nel vedere "tanta gente" magari in posti discutibili, e "pochi ballerini" in posti accoglienti e di qualità.
Come ricordavo anche in un articolo dell'anno scorso:

"assistiamo alla nascita di sempre nuove Milongue, molte volte un po' improvvisate, che invogliano i ballerini solo perché appagano il loro desiderio di provare posti nuovi. 
Io ritengo invece che sia fondamentale che ci si debba riconoscere in una Milonga, nel suo stile, nella sua musica, nel tango che lì si pratica e che si debbano far crescere proprio quelle Milongue che portano avanti un progetto e non quelle che nascono nello spazio di una serata (one night), senza un impegno o un vero progetto musicale."

Mi auguro che "la Stecca" riesca a far parte di quella realtà del tango milanese fatta sia da coloro che appartengono al nucleo storico e che mantengono vive le Milongue tradizionali, sia da coloro che hanno deciso di mettersi in gioco con serio impegno e competenza, seguendo l’esigenza di integrare il tango tradizionale con brani di musica di gusto più contemporaneo.
Spero vada in porto il progetto di Jean di dedicare questi lunedì al "tango dal vecchio al nuovo - due realtà musicali che convivono" in un continuum così come è continuata l'attività culturale dalla vecchia "Stecca degli Artigiani" alla nuova "Stecca 3.0" e che coloro che si dichiarano appassionati di Tango (con la T maiuscola) arrivino numerosi ad apprezzare, insieme a queste proposte musicali, la professionalità indiscussa di Jean, soprattutto nel suo ruolo di pianista esecutore, arrangiatore e compositore di stupende sonorità tanguere.