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mercoledì 25 febbraio 2026

Rugby, l’ordine matematico dentro il caos

Fango, placcaggi, collisioni...il Rugby viene raccontato come lo sport della forza, dell’impatto, del sacrificio fisico, eppure, se lo si osserva con attenzione, emerge qualcosa di inatteso...il Rugby è una sofisticata architettura matematica in movimento. 
Non è l’opposto della razionalità, è razionalità incarnata, è l’ordine matematico dentro il caos.



Parentesi storica
Il Rugby nasce nel 1823 in Inghilterra nell'omonima città, Rugby, nei pressi di Birmingham, alla Rugby School, quando, secondo la tradizione, William Webb Ellis raccolse il pallone con le mani durante una partita di football. 
Al di là del mito fondativo, è nell’Inghilterra vittoriana che il gioco prende forma regolamentare, con la codificazione delle norme da parte della Rugby Football Union nel 1871.
Fin dalle origini il Rugby fu uno sport di struttura e disciplina, con regole precise, spazi definiti, gerarchie di punteggio. 
La trasformazione moderna, con l’introduzione del professionismo nel 1995 e l’evoluzione dei sistemi di punteggio con bonus, ha progressivamente accentuato la dimensione analitica del gioco.
Da rituale scolastico a laboratorio strategico globale, il Rugby è diventato nel tempo sempre più misurabile, studiato, ottimizzato e la matematica non è un’aggiunta recente ma è sempre stata nascosta nella sua architettura.

Iscrizione marmorea sul posto ove stava il ristorante Pall Mall di Londra, 
dove il 26 gennaio 1871, durante la riunione dei rappresentanti 
di squadre importanti si formò la Rugby Football Union - Immagine 

Il campo, innanzitutto, è uno spazio geometrico rigorosamente definito.
Il campo da Rugby a 15 (rugby union) è un rettangolo che, comprese le aree di meta, misura al massimo 144x70 metri e al minimo circa 119x66 metri. 
La zona di gioco principale (tra le linee di meta) è lunga 100m e larga 70m, mentre le aree di meta (in-goal) misurano tra i 10 e 22 metri di profondità.
Quindi sono cento metri di lunghezza per settanta di larghezza con linee che segmentano il terreno in zone strategiche e corridoi laterali che ampliano o comprimono le possibilità di gioco.

 
Ogni squadra, quando si dispone in difesa, costruisce una figura geometrica mobile, con una linea quasi rettilinea che deve coprire l’intera larghezza del campo.
È un problema classico di copertura ottimale.
Se si restringe troppo, concede spazio all’esterno e se si allarga eccessivamente, si assottiglia al centro.
È combinatoria applicata in tempo reale. 
In attacco, l’obiettivo è creare superiorità numerica in un punto preciso: due contro uno, tre contro due.  
Ogni passaggio serve a spostare la difesa, a generare uno squilibrio locale. 
Non basta essere veloci ma si deve manipolare lo spazio.
Poi c’è la probabilità. 
Una delle decisioni più frequenti nasce da un fallo avversario: prendere i tre punti con un calcio piazzato o cercare la meta? 
La scelta non è solo emotiva ma è, implicitamente, un calcolo di valore atteso. 
Se la probabilità di segnare il piazzato è dell’80%, il rendimento medio è 2,4 punti, e se invece la probabilità di andare in meta da una touche organizzata è, poniamo, del 35%, il rendimento medio è 1,75 punti (senza considerare la trasformazione). 
Senza però dimenticare il contesto che potrebbe modificare tutto, vale a dire tempo rimanente, punteggio, condizioni atmosferiche. 
Le grandi nazionali, come gli Springboks sudafricani (numero 1 al mondo) o gli All Blacks neozelandesi (numero 2), integrano ormai da tempo analisi statistiche sofisticate in queste decisioni, sapendo bene che la matematica non sostituisce l’istinto ma lo affina.

All Blacks, perché tutti vestiti di nero, contro Springboks che prendono
 il nome da una piccola antilope della savana

Ogni fase di gioco è anche un caso di teoria dei giochi. 
Dovremmo far intervenire John Nash , il grande matematico che stabilì i principi della teoria dei giochi, per valutare bene queste strategie che, in termini formali, costituiscono un equilibrio dinamico tra due sistemi che reagiscono reciprocamente. 
Attacco e difesa si osservano, si studiano, si adattano...se l’attacco insiste al centro, la difesa comprime...se il pallone viaggia largo, la linea scivola lateralmente. 
Le strategie infatti non sono mai statiche, ma sono strategie miste, variazioni continue per evitare di diventare prevedibili. 

Six Nations 2026 - Placcaggio nell'incontro all'Olimpico vinto 
dall'Italia contro la Scozia 18 a 15

Anche la fisica, che si basa ovviamente sempre sulla matematica, governa le collisioni. 
Un placcaggio efficace non è solo questione di coraggio, ma di quantità di moto: massa per velocità e nella mischia (scrum), otto giocatori per parte cercano un equilibrio vettoriale sotto enormi forze di compressione. 
Il centro di massa collettivo deve restare stabile, perché basta una piccola asimmetria per destabilizzare l’intero sistema. 

Six Nations 2026 - Mischia chiusa dell'Italia di Quesada che purtroppo 
ha perso a Dublino con l'Irlanda 20 a 13 
 
Persino il calcio piazzato è un problema balistico in cui si devono valutare angolo di elevazione, velocità iniziale, resistenza dell’aria.
Il calcio piazzato infatti non è soltanto un gesto tecnico, ma è un problema di balistica con vincoli geometrici e perturbazioni aerodinamiche, che va però risolto in pochi secondi e sotto pressione. 
La palla (tipico ellissoide¹) descrive una parabola, ma quella parabola deve attraversare uno spazio estremamente preciso tra i pali e sopra una soglia di tre metri e questo introduce un vincolo geometrico.
Il problema non è “quanto lontano”, ma “con quale traiettoria passare sopra quel punto esatto”.
E nella realtà intervengono altre variabili: la resistenza dell’aria, la forma ovale² che modifica l’aerodinamica, il vento laterale, la rotazione impressa al pallone che ne stabilizza il volo.
Ed è matematica incorporata nei muscoli!
Il piazzatore, in pochi secondi, risolve implicitamente un sistema complesso, costituito da distanza, angolo laterale, intensità del vento, stato del terreno, punteggio della partita. 
Un buon piazzatore non esegue equazioni, ma il suo corpo, allenato da migliaia di ripetizioni, ha interiorizzato una soluzione efficace.
 
Six Nations 2026 - Italia vs Francia - Il calcio piazzato di Paolo Garbisi 
che ha fatto tanto discutere 

A questa dimensione fisica si aggiunge un ulteriore livello che riguarda il punteggio e la matematica del torneo.
Il calcolo dei punti è tipicamente aritmetico basato sulla somma di mete (5 punti), trasformazioni (2 punti), punizioni e drop (3 punti ciascuno), poi c'è il bonus offensivo o difensivo tipico del Sei Nazioni, che è un altro classico esempio di applicazione aritmetica.
Ma cos'è il bonus offensivo e difensivo?
Nel Six Nations Championship, campionato europeo di Rugby attivo dal 2017, che si sta giocando proprio in questi giorni, il sistema a punti premia l'audacia e la competitività: la vittoria vale 4 punti in classifica, il pareggio 2, la sconfitta 0 e, in aggiunta i bonus. 
Il bonus offensivo (+1 punto) si ottiene segnando almeno 4 mete e quello difensivo (+1 punto) perdendo con 7 o meno punti di scarto. 
Quindi il bonus offensivo (o 4+ mete) viene assegnato alla squadra che realizza almeno quattro mete in una partita, indipendentemente dal risultato finale (vittoria o sconfitta).
Il bonus difensivo (o scarto 7) viene assegnato alla squadra che perde la partita con un margine di 7 punti o meno.
È possibile ottenere entrambi i bonus (offensivo e difensivo) in una singola partita persa (es. 25-28 con 4 mete segnate), portando a casa un totale di 2 punti. 
E si parla anche di Grande Slam quando una squadra che vince tutte e 5 le partite, ottiene 3 punti bonus aggiuntivi per garantire la vittoria del torneo.
Si parla di criteri di parità, quando due o più squadre sono a pari punti, si guarda la differenza punti (mete fatte meno subite), poi il maggior numero di mete totali, e infine il risultato dello scontro diretto.


Classifica del Six Nations 2026 (al 23 febbraio) quando mancano ancora due partita (5 in tutto)

Spiegazione dettagliata delle colonne della classifica in cui l'ordine va dal primo all'ultimo posto
G (Giochi/Partite Giocate): Il numero di partite disputate fino a quel momento (massimo 5 per squadra nel torneo)
V (Vinte): Numero di incontri vinti
N (Nulle/Pareggiate): Numero di incontri finiti in parità
P (Perse): Numero di incontri persi
DP (Differenza Punti) o +/-: Il calcolo tra i punti totali segnati dalla squadra e i punti subiti. È fondamentale in caso di arrivo a pari punti tra due o più squadre: chi ha la differenza migliore sta sopra.
PB (Punti Bonus): Numero di punti bonus accumulati durante il torneo (come spiegato).
Pt (Punti Totali in classifica): Il totale dei punti, somma delle vittorie/pareggi e dei punti bonus.

Questo modifica radicalmente la funzione obiettivo, perché non si massimizza solo il punteggio della singola partita, ma l’accumulazione di punti in classifica. 
Una squadra sotto di 10 punti negli ultimi minuti potrebbe rinunciare a un piazzato relativamente sicuro per cercare la quarta meta e ottenere il bonus offensivo. Oppure, se in svantaggio di 8 punti, potrebbe preferire un calcio che la riporti a -5, per garantirsi almeno il bonus difensivo.
Problema di ottimizzazione.
La decisione diventa quindi un problema di ottimizzazione dinamica con vincoli multipli, quali: punteggio attuale, tempo residuo, differenza punti, probabilità di segnare, impatto sulla classifica finale.
In termini matematici, la funzione da massimizzare non è più semplicemente “punti segnati”, ma “valore atteso in classifica”. 
E quel valore dipende da una struttura regolamentare che incentiva il gioco offensivo e mantiene aperta la competizione fino all’ultimo minuto.

Ma la dimensione forse più affascinante è quella dei sistemi complessi. 
Il rugby è infatti una rete dinamica di passaggi e contatti in cui ogni azione modifica la configurazione globale. 
Un pallone perso a metà campo può produrre, nel giro di pochi secondi, una meta dall’altra parte, quindi piccole variazioni possono causare effetti macroscopici. 
Nelle grandi competizioni come la Rugby World Cup, l’analisi delle reti di gioco...chi passa a chi, con quale frequenza, in quali zone...è diventata uno strumento centrale per comprendere l’identità tattica di una squadra.

E tuttavia, nulla di tutto questo è percepito come “calcolo” dai giocatori. 
Nessuno risolve equazioni durante una ruck (o mischia aperta/spontanea), una fase di gioco fondamentale che si forma dopo un placcaggio. 

Six Nation 2026 - Mischia aperta dell'Italia di Quesada che purtroppo 
ha perso a Lilla con la Francia 33 a 8 

La matematica del rugby è incorporata, è addestramento, abitudine, intuizione strutturata. 
È ciò che consente a una linea difensiva di salire compatta, a un mediano di scegliere il tempo giusto, a un estremo di posizionarsi nel punto statisticamente più probabile per ricevere un calcio.
Il paradosso è che lo sport apparentemente più fisico è anche uno dei più strategici. 
Non vince soltanto la squadra più potente, ma quella che occupa meglio lo spazio, che gestisce il rischio, che distribuisce le energie in modo ottimale. In altre parole, quella che risolve meglio un problema a molte variabili, quali: spazio, tempo, punteggio, condizione fisica, psicologia.
Il rugby, visto così, non è caos, ma ordine che emerge dal caos. 
È una forma di intelligenza collettiva in cui geometria, probabilità e strategia si fondono in azione. 
  

Six Nation 2026 - Meta di Menoncello nell'incontro all'Olimpico 
vinto dall'Italia contro la Scozia 18 a 15

La prossima volta che guarderemo gli 80 minuti di una partita, potremo continuare ad ammirare la "magia" della prestazione, il coraggio dei placcaggi e la potenza delle mischie, ma forse intravedremo anche la trama invisibile di relazioni, numeri e scelte ottimizzate, e capiremo che, sotto il fango, c’è una struttura e che dentro quella struttura, silenziosa ma decisiva, c’è la matematica.


Note

¹La Regola 2 del rugby stabilisce che il pallone debba essere un ovale (ellissoide), con una circonferenza sull'asse maggiore compresa tra 740 e 770 millimetri, una circonferenza sull'asse minore compresa tra 580 e 620 millimetri, una lunghezza compresa tra 280 e 300 millimetri ed un peso compreso tra 410-460 grammi (14-16 once)
Il tradizionale colore marrone è stato sostituito dalle più disparate colorazioni permesse dal materiale sintetico
²La palla da rugby è ovale originariamente a causa dell'uso di vesciche di maiale gonfiate, ricoperte di cuoio, che assumevano naturalmente una forma oblunga o a "prugna" piuttosto che sferica. Questa forma, codificata nel XIX secolo, si è rivelata più pratica per la presa con le mani, il trasporto e il passaggio rispetto a una sfera, venendo ufficializzata nel 1892. 

Pallone regolamentare prodotto da Mitre Sports International e 
approvato dalla Federazione Italiana Rugby

 





domenica 17 settembre 2023

Ig Nobel 2023...prima si ride poi si pensa

Ig Nobel 2023!
Premiate le ricerche più bizzarre in cui "prima si ride, poi si pensa".
Il 14 settembre sono stati assegnati in occasione della 33a edizione a tema ACQUA, i premi 2023.
A volte anche se non spessissimo, è stato assegnato anche il premio Ig Nobel per la Matematica che, come si sa, manca invece tra le discipline del prestigioso premio svedese.


Immagine tratta dal video della 33esima cerimonia Ig Nobel Prize

I Premi Ig Nobel hanno una storia più recente, sono stati istituiti infatti nel 1991 da Marc Abrahams, editore della rivista "Annals of Improbable Research", allo scopo di "premiare studi e ricerche che prima hanno fatto ridere e poi pensare". 
L'Ig Nobel 2023 per la Fisica è andato a un folto gruppo di ricercatori "per aver misurato quanto la miscelazione dell'acqua dell'oceano sia influenzata dall’attività sessuale delle acciughe".
Premiati Bieito Fernández Castro, Marian Peña, Enrique Nogueira, Miguel Gilcoto, Esperanza Broullón, Antonio Comesaña, Damien Bouffard, Alberto C. Naveira Garabato, e Beatriz Mouriño-Carballido, provenienti da Spagna, Galizia, Francia, Svizzera e Regno Unito, per aver dimostrato che le acciughe, radunandosi in massa durante la stagione riproduttiva, possono generare delle turbolenze, innescando la miscelazione delle acque, potenzialmente influenzando anche la crescita del fitoplancton. 


"The Stinker", mascotte ufficiale dei Premi Ig Nobel

Il 14 ottobre 2023, un mese esatto dopo la cerimonia, di giovedì 14 settembre (in webcast), di assegnazione dei premi Ig Nobel 2023 dell’Annals of Improbable Research, avrà luogo la cerimonia (in person), al Sanders Theatre, presso l'Università di Harvard.

Chimica e Geologia, Letteratura, Ingegneria, Salute pubblica, Comunicazione, Medicina, Nutrizione, Istruzione, Psicologia, Fisica...questi gli Ig Nobel, che hanno premiato le ricerche più bizzarre.
Purtroppo l’Italia è torna a casa a mani vuote a differenza delle precedenti edizioni in cui era stata protagonista. Anche l'anno scorso  il premio per l’Economia, era andato infatti ai ricercatori Alessandro Pluchino, Alessio Emanuele Biondo e Andrea Rapisarda, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Catania, "per aver spiegato matematicamente perché spesso sono le persone più fortunate, e non quelle più talentuose, ad avere successo nella vita".

Ecco le ricerche improbabili Ig Nobel 2023 (elenco dettagliato):

GEOLOGIA 


"perché ai geologi piace leccare le rocce"

LETTERATURA


"per lo studio delle sensazioni che le persone provano quando ripetono
 una sola parola molte, molte, molte, molte, molte, molte, molte volte"

INGEGNERIA

"per aver rianimato ragni morti come strumenti meccanici da presa"

SALUTE PUBBLICA



"per aver ideato la toilet di Stanford, ​un dispositivo che utilizza una gran varietà di tecnologie – tra cui una striscia reattiva per l’analisi delle urine, un sistema di visione artificiale per l’analisi della defecazione, un sensore per l’impronta anale abbinato a una telecamera di identificazione e un sistema di telecomunicazioni – per monitorare e analizzare rapidamente le sostanze che espellono gli esseri umani"

COMUNICAZIONE


"per lo studio delle attività mentali di persone esperte 
nel parlare al contrario"

MEDICINA


"per aver utilizzato i cadaveri per esplorare se esiste un numero 
uguale di peli in ciascuna delle due narici di una persona"

NUTRIZIONE


"per esperimenti per determinare come le bacchette e le cannucce elettrificate possono cambiare il gusto del cibo"

ISTRUZIONE


"per aver studiato metodicamente la noia di insegnanti e studenti"

PSICOLOGIA


"per esperimenti su una strada cittadina per vedere quanti passanti si fermano a guardare verso l'alto quando vedono degli 
estranei 
che guardano in alto"

FISICA


"per aver misurato quanto la miscelazione dell'acqua dell'oceano sia influenzata dall’attività sessuale delle acciughe".

Questa istituzione, non considerata solo "stupida", vede anche la partecipazione, ogni anno come premiatori, di diversi premi Nobel.   
Un gruppo di premi Nobel autentici, sinceramente perplessi, ha consegnato infatti i premi Ig Nobel 2023 ai nuovi vincitori.
Ecco i presentatori del premio: 
Frances Arnold (chimica, 2018)
Marty Chalfie  (chimica 2008)
Peter Doherty (fisiologia o medicina 1996)
Esther Duflo  (economia 2019)
Jerry Friedman (fisica 1990)
Wolfgang Ketterle (fisica, 2001)
Eric Maskin  (economia 2007)
Ardem Patapoutian (fisiologia o medicina, 2021)
Al Roth (economia 2012)
Rich Roberts  (fisiologia o medicina 1993)
Barry Sharpless  (chimica 2001 e chimica 2022)

E' stata anche pubblicata un'ideale e simpatica Top Ten dei più assurdi studi "premiati" sul palco del Sanders Theatre di Harvard a Boston, il prestigioso luogo dove appunto gli Ig Nobel vengono assegnati ogni anno.
Una simpatica Top Ten stilata da International Business Times (tecnologia) che avevo ricordato in un precedente articolo del 2015
I premi sono a volte velate critiche (o dolce satira ), ma sono utilizzati anche per sottolineare come le più assurde ricerche possano produrre conoscenze utili. 

Ig Nobel 2009 per la SALUTE


Una di queste, che qui vorrei ricordare, è l'Ig Nobel 2009 per la Salute pubblica a Elena N. Bodnar, Raphael C. Lee e Sandra Marijan di Chicago, Illinois, USA, "per aver inventato un  reggiseno che, in caso di emergenza, può essere rapidamente convertito in un paio di maschere protettive".


Elena N. Bodnar mostra il suo reggiseno assistita dai premi Nobel 
Wolfgang Ketterle (a sinistra),  Orhan Pamuk e Paul Krugman (a destra) 
Credito fotografico: Alexey Eliseev 


 

Video  della 33esima cerimonia Ig Nobel Prize
(di circa 1 ora e mezza)


giovedì 8 settembre 2022

I Nobel che fanno discutere

Non volendo assolutamente sminuire la prestigiosa onorificenza, di valore mondiale, attribuita annualmente a personalità viventi che si sono distinte nei diversi campi, né tanto meno il lavoro di ricerca del nostro fisico Giorgio Parisi, premiato con il Nobel per la Fisica proprio l'anno scorso, sto però assistendo a una strana correlazione tra l'essere un "Nobel prize" e per questo essere anche "garanzia di verità".
Per mettere in luce le emergenze e trovarne soluzioni tout court i media stanno veicolando il concetto che qualunque premio Nobel sia assolutamente garanzia di infallibilità e per questo ogni sua interpretazione della realtà dovrebbe essere accettata quasi per fede. 

Immagine legata alle scoperte di Benjamin Thompson Conte Rumford 
(26 marzo 1753 - 21 agosto 1814) fisico statunitense 
che rivoluzionò la termodinamica del XIX secolo

"Lo dice un premio Nobel non vorrai metterlo in dubbio?"
Questa la risposta ad alcuni miei commenti critici sul fatto che per esempio il fisico Giorgio Parisi abbia sostenuto la campagna sanitaria o adesso quella energetica non essendo propriamente un esperto.
Certo la pasta che cuoce anche a fuoco spento ha un substrato scientifico tanto che già nel 1799 Benjamin Thompson, più conosciuto come Conte Rumford, uno dei fondatori della termodinamica, in un saggio in cui analizzava scientificamente i processi di cottura, si stupiva di come fossero così poco compresi.
Benjamin Thompson è considerato infatti il fondatore della Cottura del Cibo a Bassa Temperatura (CBT – Sous Vide) grazie al suo esperimento con una spalla di montone, in cui scoprì facilmente che la cottura dei cibi è dovuta al calore e non all’ebollizione dell’acqua e che, sempre da questo esperimento, è considerato il fondatore del metodo di preparazione degli alimenti sottovuoto..
Non mi dilungo in questa sede sul grande fisico e scienziato statunitense, che per il periodo in cui visse non poté certo ricevere il Nobel, ma ribadisco che non c'era bisogno di un Nobel per saperlo, lo diceva già la mia nonna e, tempo fa Dario Bressanini su le Scienze, ma i veri problemi energetici sono altri e ben più gravi che non sono mai stati affrontati da nessun governo, ingigantiti da una tragica situazione internazionale e non certo determinati dalla cottura della pasta o dal risparmio energetico da parte dei semplici cittadini.
Ma non è di questo che volevo parlare bensì del fatto che anche i premi Nobel possano essere controversi.
I destinatari del premio, che consiste in una medaglia d’oro e una somma in denaro, sono stati spesso oggetto di molte polemiche e la CNBC (Consumer News and Business Channel riconosciuta come leader nella diffusione di notizie economiche fornendo informazioni realtime sui mercati e coprendo l'informazione economica mondiale a 360 gradi) considerava alcune controversie che circondano il premio, soprattutto, come vedremo, quello per la Pace e quelli clamorosamente omessi.

Partendo dalla più antica e procedendo verso le più attuali troviamo:

1918 - Fritz Haber, Premio Nobel per la Chimica 
1926 - Johannes Fibiger, Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina
1948 - Paul Mueller, Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina
1949 - António Egas Moniz, Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina
1973 - Henry Kissinger, Premio Nobel per la Pace
1994 - Yasser Arafat, Premio Nobel per la Pace
2006 - Mahatma Gandhi, omissione Premio Nobel per la Pace
2009 - Barack Obama, Premio Nobel per la Pace
2012 - L’Unione Europea, Premio Nobel per la Pace 
2016 - Bob Dylan, il Premio Nobel per la Letteratura

1918 - Fritz Haber, Premio Nobel per la Chimica

Fritz Haber nel 1919 - © Getty Image

Fritz Haber ha ricevuto il premio per aver inventato il processo Haber-Bosch, che è un modo per produrre ammoniaca su larga scala. Ciò si è rivelato fondamentale nella creazione di fertilizzanti per sostenere l’agricoltura e quindi nutrire miliardi di persone.
Ma Haber è anche noto per aver contribuito a sviluppare gas di cloro come arma chimica durante la prima guerra mondiale e per averne difeso l’uso in guerra.
E Haber si recò sul fronte orientale, per contemplare personalmente l'uso di gas velenosi contro i russi.
Nell'attacco con il gas condotto contro i russi, Haber fu il primo a utilizzare un additivo al gas di cloro, il fosgene, che, a differenza del cloro, penetrava attraverso i mezzi di protezione allora esistenti. 
Haber era convinto che l'uso di armi a gas in una guerra fosse più umano dell'uso di armi convenzionali, poiché ciò porterebbe a termini più brevi della guerra stessa. 
Tuttavia, 92.000 soldati furono uccisi dal gas durante la prima guerra mondiale e più di 1.300.000 soldati furono disabili, e, alla fine della prima guerra mondiale, fu steso  un elenco di 900 criminali di guerra, tra cui Fritz Haber.
Questo risulterebbe anche ironico, poiché Alfred Nobel creò i premi Nobel per la preoccupazione di essere ricordato per aver creato la dinamite e altre armi, dopo aver letto un giornale francese che lo chiamava "il mercante di morte".

1926 - Johannes Fibiger, Premio Nobel per 
la Fisiologia o la Medicina

Johannes Andreas Grib Fibiger medico danese
(23 aprile 1867 - 30 gennaio 1928) 

Il medico danese Johannes Fibiger  ricevette l'onorificenza in seguito alla sua scoperta relativa ai nematodi cancerogeni, esseri vermiformi che secondo il dottore causavano il cancro nei ratti che li ingerivano. 
Nel 1926 ricevette il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina "per la sua scoperta del carcinoma Spiroptera", dimostrando che il nematode che chiamò Spiroptera carcinoma (ma correttamente chiamato Gongylonema neoplasticum) avrebbe potuto causare il cancro allo stomaco (carcinoma a cellule squamose) nei ratti e nei topi.
Nulla di strano se non fosse che la sua dimostrazione e i suoi risultati sperimentali si siano successivamente rivelati falsi in quanto i topi morivano a causa di carenza di vitamina A e non per la presenza dei parassiti all'interno del loro organismo.
Bisogna però dargli merito che il suo metodo di ricerca sulla difterite è considerato l'origine di un'importante metodologia di ricerca in medicina nota come "sperimentazione clinica controllata". 

1948 - Paul Mueller, Premio Nobel per 
la Fisiologia e la Medicina

Paul Hermann Müller nel laboratorio della ditta 
Geigy a Basilea. 
Fotografia, 1952 - © Firmenarchiv der Novartis AG, Basilea

A Paul Hermann Müller, noto anche come Pauly Mueller, il premio fu consegnato in merito agli studi condotti sul DDT, per la sua scoperta nel 1939 delle qualità insetticide e l'uso del DDT nel controllo delle malattie come la malaria e la febbre gialla. 
Il medico svizzero non sintetizzò il para-diclorodifeniltricloroetano, ma fu il primo ad aver individuato un suo utilizzo.
Nel corso della sua ricerca, Müller scoprì che gli insetti assorbivano le sostanze chimiche in modo diverso rispetto ai mammiferi e questo lo portò a ritenere probabile che ci fossero sostanze chimiche tossiche esclusivamente per gli insetti. 
Cercò di "sintetizzare l'insetticida di contatto ideale, che avrebbe un effetto tossico rapido e potente sul maggior numero possibile di specie di insetti causando poco o nessun danno alle piante e agli animali a sangue caldo".
Testò la sua efficacia nella protezione dei raccolti nei confronti di numerose malattie, convinto che la sostanza fosse completamente atossica per l'essere umano e per gli animali. 
Ulteriori test dimostrarono la sua sorprendente efficacia contro un'ampia gamma di parassiti, tra cui zanzare, pidocchi, pulci e flebotomi, che, rispettivamente, diffondono la malaria, il tifo, la peste e varie malattie tropicali.
A partire dagli anni '60 però si scoprirono i primi effetti cancerogeni e nel giro di pochi anni il DDT fu bandito: nel 1972 venne vietato per l'uso agricolo negli USA sulla spinta del movimento ambientalista, e nel 1978 anche in Italia. 
Resta acceso il dibattito per quanto riguarda il suo uso nel combattere la malaria in alcuni paesi dell'Africa e in India, dove la malaria è endemica.
Il rischio di tumore dovuto al DDT può passare in secondo piano a fronte della riduzione dell'elevato tasso di mortalità dovuto alla malaria, tanto che nel corso del 2006, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che il DDT, se usato correttamente, non comporterebbe gravi rischi per la salute umana e che l'insetticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria...mahhhh!

1949 - António Egas Moniz, Premio Nobel per 
la Fisiologia o la Medicina

Una procedura di lobotomia nel 1946
Kurt Hutton - Immagine Post - © Getty Image

Il neurologo e neurochirurgo portoghese António Egas Moniz ricevette il premio per aver ideato la leucotomia prefrontale (il primo esempio di lobotomia), che venne poi modificata dai chirurghi statunitensi in lobotomia, una procedura in cui una parte del cervello veniva tagliata via. 
La procedura medica consisteva nel recidere le connessioni della corteccia prefrontale dell'encefalo e poteva essere eseguita con la variante dell'asportazione o distruzione diretta di esse con il risultato, più volte riscontrato, di un cambiamento radicale della personalità.
La prima leucotomia umana controllata venne praticata appunto dal medico e neurologo portoghese Antonio Egas Moniz nel 1936. 
Il suo metodo prevedeva la trapanazione in vari punti del cranio e la distruzione della sostanza bianca dei lobi frontali mediante iniezioni di alcol all'interno di essi. Moniz vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1949 per questa tecnica e l'italiano Amarro Fiamberti fu tra gli altri pionieri.  
La lobotomia veniva usata per trattare una vasta gamma di malattie psichiatriche come la schizofrenia, la depressione o la psicosi maniaco-depressiva, ma il suo diffuso utilizzo mostrò di aver creato molti più danni che benefici, fatto aggravato e reso irreparabile dalla natura irreversibile dell'intervento, tanto che Egas Moniz rimase paraplegico dopo aver ricevuto un attentato, con un colpo d'arma da fuoco, nel 1939 da uno dei suoi pazienti.

1973 - Henry Kissinger, Premio Nobel per la Pace

Henry Kissinger (27 maggio 1923) politico, diplomatico e 
consulente geopolitico statunitense di origine tedesca

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger ricevette nel 1973 il premio congiuntamente a Le Duc Tho del Vietnam del Nord per aver mediato un cessate il fuoco.
Il premio fu molto criticato, anche perché Kissinger aveva ordinato un bombardamento di Hanoi mentre negoziava il cessate il fuoco e lo stesso Le Duc Tho rifiutò la sua metà del premio, mentre due membri del comitato, che avevano votato contro la selezione di Kissinger, si dimisero per protesta.

1994 - Yasser Arafat, Premio Nobel per la Pace

Yasser Arafat (a sinistra), Shimon Peres e Yitzhak Rabin 
ricevono il Premio Nobel per la Pace nel 1994
Yaakov Saar - © Getty Image

Il leader palestinese Yasser Arafat, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres hanno condiviso il premio del 1994 per il loro lavoro sugli accordi di pace di Oslo.
La decisione ricevette critiche, perché si ritenne che i premi non siano riusciti a porre fine al conflitto israelo-palestinese. 
Un membro del comitato, Kare Kristiansen, si dimise proprio  per la nomina di Arafat e in un articolo per il Times of Israel nel 2012, l’editorialista americano Jay Nordlinger definì Arafat "l’uomo peggiore che abbia mai vinto il Premio Nobel per la pace".
Personaggio complesso e controverso, uomo d'azione ma anche prudente diplomatico, Yāsser Arafāt è stato negli ultimi anni della sua vita spesso accusato, in special modo dopo il fallimento del summit di Camp David del 2000 con l'allora Premier israeliano Ehud Barak, e soprattutto dopo lo scoppio della seconda intifada, di non volere la pace, di aver sostenuto gli atti di terrorismo contro i civili israeliani e di non aver fatto nulla per contrastarli, non essendo più in grado di porsi come interlocutore serio. 
D'altro canto, da parte del mondo arabo, è stato sempre riconosciuto e considerato come figura unica e carismatica, personaggio indispensabile all'interno dell'intricato universo di movimenti politici palestinesi, al fine della conclusione del processo di pace e dell'annosa crisi mediorientale.

2006 - Mahatma Gandhi, omissione Premio Nobel per la Pace

Il Mahatma Gandhi guida la Marcia del Sale del 1930
Stampa centrale - Stringer - © Getty Image

Nel 2006, l’ex direttore del Nobel Institute, Geir Lundestad, affermò che la più grande omissione nella storia del premio fu lomisione dell’assegnazione del premio per la pace all’attivista politico indiano Mahatma Gandhi.
Lundestad ricordava che Gandhi fu selezionato ben cinque volte (due volte prima della seconda guerra mondiale, poi nel 1946, 1947 e 1948), ma il punto di vista eurocentrico del comitato e la sua incapacità di apprezzare la lotta per la libertà nelle colonie impedirono a Gandhi di ricevere il premio.
Gandhi fu uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, un termine coniato da lui stesso, cioè la resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa, che portò l'India all'indipendenza. 
Con le sue azioni, Gandhi ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi.
In India, Gandhi è stato riconosciuto come "Padre della nazione" e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno festivo dichiarato Giornata Internazionale della Nonviolenza dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
“Gandhi potrebbe fare a meno del Premio Nobel per la Pace. La questione è se il comitato per il Nobel possa fare a meno di Gandhi”, aveva affermato Lundestad.

2009 - Barack Obama, Premio Nobel per la Pace

Il presidente Barack Obama riceve il premio Nobel per la pace nel 2009
Gioiello Samad - AFP - © Getty Image

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ricevette il premio nel 2009, a soli nove mesi dal suo primo mandato e già allora molti criticarono la nomina di Obama per essere prematura e per non era stato al potere abbastanza a lungo per meritare il premio.
Per la prima volta nella storia del Premio Nobel per la Pace, un presidente del Comitato per l’assegnazione del prestigioso riconoscimento nel 2015 fu rimosso dal suo incarico. Si tratta di Thorbjørn Jagland, ex Primo ministro norvegese, che da inizio marzo 2015 è stato "degradato" a semplice membro votante, l’uomo che nell’autunno 2009 prese la controversa decisione di assegnare il Nobel per la Pace a Barack Obama (con lui nella foto), da meno di un anno alla Casa Bianca.
il siluramento di Jagland si collega al forte imbarazzo del Comitato per un riconoscimento rivelatosi sbagliato,  perchè assegnato sotto la spinta emotiva che l’elezione di un afroamericano a presidente degli Stati Uniti d’America aveva generato in tutto il mondo.
Una decisione molto discussa, considerata anche la valenza altamente politica che il Premio Nobel per la Pace ha da sempre, stante anche il fatto che per la prima volta in 114 anni il vincitore non veniva insignito per meriti propri, ma come una forma di incentivazione a lavorare per la Pace nel mondo cosa poi dimostratasi assolutamente priva d'effetto, in quanto Obama ha deluso le speranze di chi lo aveva investito prematuramente del titolo di Uomo di Pace.
A riaccendere le polemiche, mai sopite tra i membri del Comitato norvegese sono stati anche gli eventi militari in cui gli USA si sono trovati coinvolti, in maniera più o meno diretta, negli utlimi mesi del 2015 in Ucraina. 
Ai membri che nel 2009 si opposero alla decisione di Jagland non deve proprio essere andata giù l’intransigenza con cui il Presidente americano si è approcciato alla guerra civile che ha insanguinato la repubblica ex sovietica e in particolare, non deve essere affatto piaciuta la mancata presenza di Obama, come Nobel per la Pace, nei complicati colloqui svoltisi a Minsk tra Poroshenko, Putin, la Merkel e Hollande. 
Non è stato deciamente un comportamento adatto a chi sei anni prima venne considerato alla pari di Mandela, di Aung San Suu Kyi o del Dalai Lama, che dimostrò un già chiaro sostegno al cambio di rotta nel governo ucraino e che ha dato il là alle conseguenze che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi.

2012 - L’Unione Europea, Premio Nobel per la Pace 

Immagine tratta da un articolo dell'epoca del Fatto Quotidiano

Il premio per la pace fu assegnato all’UE, con la motivazione, secondo il comitato del premio, di aver "per oltre sei decenni contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa"
Molti contestarono e giustamente questa scelta, tanto più che l’Unione europea stava affrontando diversi problemi economici urgenti, inclusa la crisi del debito greco, e la questione legata a diversi paesi europei sulla produzione e la vendita di armi.
"Alfred Nobel ha detto che il premio dovrebbe essere dato a coloro che hanno lavorato per il disarmo", affermò Elsa-Britt Enger, rappresentante di Grandmothers for Peace, in un rapporto Reuters dell’epoca. "L’UE non lo fa. È uno dei maggiori produttori di armi al mondo".
L’arcivescovo Desmond Tutu, l’irlandese Mairead Maguire e l’argentino Adolfo Perez Esquivel, firmarono una lettera aperta in cui criticavano la decisione affermando che "l’UE chiaramente non è uno dei ‘campioni della pace’ così come  Alfred Nobel aveva in mente quando ha creato il premio".

Nell'immagine, tratta da un articolo dell'epoca del Fatto Quotidiano, si vedono tre rappresentanti dell’Unione europea a rappresentare la quale c’erano (quasi) tutti: Herman Van Rompuy (Consiglio), José Manuel Barroso (Commissione), Martin Schulz (Parlamento), e la maggior parte dei capi di Stato e di Governo tra i quali il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Mario Monti. Assenti il premier britannico David Cameron (sostituito dal suo vice Nick Clegg), lo svedese Freidrik Reinfeldt e il ceco Vaklav Klaus (questi ultimi due dichiaratamente euroscettici). 
Ufficialmente il premio fu attribuito all’Ue, nell’anno del suo sessantesimo anniversario, per la pace assicurata in Europa dopo le guerre mondiali, il contributo dato al processo di integrazione europea e il modello sociale fondato sul Welfare e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.
Alla luce della crisi economica che imperversava nel vecchio continente, le polemiche si rivelarono scontate, e sembrò davvero grottesco attribuire all’Ue il Nobel per la Pace in un periodo in cui in nome dell’Europa venivano imposte in molti Paesi membri misure di austerità draconiane.  Personalmente la trovo forse l'assegnazione più scandalosa e assurda fatta in 121 anni dalla prima assegnazione del Nobel per la Pace del 1901. 

2016 - Bob Dylan, Premio Nobel per la Letteratura

Il Presidente Barack Obama consegna, nel 2012, la 
Presidential Medal of Freedom a Bob Dylan  

In un articolo del 2012 per il Wall Street Journal , l’autore Joseph Epstein aveva già criticato il premio, scrivendo:
"Il mondo letterario starebbe meglio senza il Premio Nobel per la Letteratura? Certamente non starebbe peggio senza il Nobel, poiché attualmente il premio non stabilisce un vero standard per la produzione letteraria né aumenta il prestigio della letteratura stessa"
Il comitato del Premio Nobel per la Letteratura non aveva infatti premiato diversi autori e drammaturghi chiave, nonostante la loro influenza sulla letteratura e sulla cultura. 
Tra i grandi scrittori che non hanno mai ricevuto il Premio Nobel per la letteratura vanno infatti annoverati James Joyce, Leo Tolstoy, Anton Chekhov, Marcel Proust, Henrik Ibsen, Mark Twain, George Orwell, Arthur Miller e tanti altri di indubbio valore letterario.
Ci furono quindi ulteriori polemiche quando il cantautore Bob Dylan ricevette il premio 2016 per la letteratura vent'anni esatti dalla prima candidatura, quando nel 1996 fu indicato all'Accademia Reale Svedese come meritevole del prestigioso riconoscimento dal professore Gordon Ball. 
Che Dylan potesse vincere un Nobel era nell'aria da tempo ma in pochi avevano previsto che il comitato potesse decidere di estendere il prestigioso riconoscimento a un genere come la musica pop, anche se tra i molti riconoscimenti che sono stati conferiti a Dylan vanno menzionati il Grammy Award alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize (ritenuto da alcuni equivalente del premio Nobel in campo musicale) nel 2000, il Premio Oscar nel 2001, per la canzone Things Have Changed, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe, il Premio Pulitzer nel 2008, per "il potere poetico delle sue canzoni", la National Medal of Arts nel 2009 e la Presidential Medal of Freedom nel 2012 consegnatali dal Presidente Obama (nella foto)

Concludo qui questa carrellata di Premi Nobel controversi a cui ne se potrebbero aggiungere altri, anche perché "errare humanum est" sia nelle valutazioni politico sociali come in quelle scientifiche che procedono, non dobbiamo mai dimenticarlo, per tentativi, verifiche, successi ma ahimé anche per passi falsi.




 

sabato 12 agosto 2017

Schrödinger e la sua luminosa equazione

In occasione del Compleanno di Erwin Schrödinger, nato a Vienna 130 anni fa il 12 agosto 1887 quale miglior omaggio se non rendere la sua famosa equazione ancor più "luminosa"?
Un'equazione che diventa una luminosa opera d'arte. 
Alcuni anni fa a Londra, per 14 giorni, un pannello luminoso mostrò come la fisica possa diventare arte.
L'idea nacque dalla collaborazione fra l'artista Geraldine Cox, dell'Imperial College di Londra e il fisico quantistico Terry Rudolph.


Video dell'opera dell'artista Geraldine Cox

Questa strana combinazione di simboli è infatti un'importante equazione della fisica, l'equazione di base della teoria quantistica.  
In meccanica quantistica è un’equazione fondamentale, che determina l’evoluzione temporale dello stato di un sistema, ad esempio di una particella, di un atomo o di una molecola. 
Formulata dal fisico austriaco Erwin Schrödinger nel 1927 si basa sul principio che le particelle che costituiscono la materia, come l’elettrone, hanno un comportamento ondulatorio.
Mentre i fisici si spremevano il cervello con il calcolo delle matrici per descrivere il comportamento degli elettroni o anche dei quanti di luce, i “fotoni”, intesi come particelle (la meccanica delle matrici di Heisenberg, che ebbe la sua prima formulazione nel 1925),  Schrödinger suggerì di trattarli come onde. 
Per farlo, bisognava trovare un’equazione che ne descrivesse matematicamente il comportamento. Anche nella fisica classica, quella newtoniana, il comportamento di un’onda è regolato da un’equazione differenziale. 
Fu proprio quella che Schrödinger trovò dopo un intensissimo sforzo mentale e creativo, nel corso di alcune settimane di pernottamento in una stazione sciistica svizzera dove si era rifugiato con una sua amante.
Almeno così si racconta vista la vita libertina condotta da Schrödinger , che scandalizzò spesso i suoi più puritani colleghi per gli atteggiamenti disinibiti nella sfera delle relazioni intime.
Che l'abbia ispirata una relazione amorosa o meno poco importa, resta il fatto che l’equazione di Schrödinger ha avuto un ruolo determinante nella storia della meccanica quantistica che è alla base del nucleare e dei semiconduttori.
Schrödinger partendo da un punto di vista diverso da quello di Heisenberg e affascinato dall'ipotesi di Louis de Broglie (formulata nel 1924 e che gli diede il Nobel nel 1929), cercò una equazione delle onde che potesse descrivere il comportamento di un elettrone, e, nel 1925 (lo stesso anno delle matrici di Heisenberg) la trovò.
Era quella che divenne poi universalmente nota come l’equazione di Schrödinger, l’inizio della cosiddetta "meccanica ondulatoria" e che gli valse nel 1933 il premio Nobel. 


Pannello luminoso dell'artista Geraldine Cox 

In questa espressione, scritta nel linguaggio universale della matematica, onde di materia e particelle di luce convivono nell'inaccessibile mondo dei quanti, inaccessibile eppure manipolabile.
A Schrödinger  e alla sua equazione dobbiamo la grande scoperta che esiste un mondo dove le leggi della fisica classica non valgono più. Scoperta che ci ha permesso di creare cose precedentemente impensabili: il backbone internet in fibra ottica, il laser, le macchine a raggi X, microscopi elettronici, GPS e cellulari, elettronica a stato solido¹, reattori nucleari, computer e pannelli solari......insomma ha reso possibile la progettazione di gran parte del nostro mondo moderno.
¹ per elettronica dello stato solido si intende tutta l'elettronica basata su dispositivi a semiconduttore; quindi, praticamente tutta l'elettronica attuale con i vari diodi (a giunzione p-n, giunzione metallo-semiconduttore, LED, p-i-n, gunn, IMPACT, ...) transistor (BJT, JFET, MOSFET, IGBT, MESFET, HEMT, HBT).


Epitaffio sulla tomba di Erwin Schrödinger a Alpbach (Zillertal, Tirol, Austria)

In questo post, essenzialmente dedicato a ricordare il compleanno di un grande scienziato, non entrerò in approfondimenti sull'equazione e sui contributi di Schrödinger ma darò solo alcuni piccoli chiarimenti affinché anche i non addetti ai lavori possano avere un'idea di questi strani simboli, lasciando ovviamente alla loro curiosità un serio approfondimento.
Vediamo di analizzare questi simboli matematici che nell'insegna luminosa ricordano anche quelli apparsi, come epitaffio, sulla tomba del grande Erwin Schrödinger a Alpbach (Zillertal, Tirol, Austria) e che si differenziano un pochino da quelli usualmente considerati. 


Equazione di Erwin Schrödinger

La caratteristica più importante di questa equazione è la funzione d'onda Ψ (psi) che descrive (in probabilità) tutte le proprietà: l'energia, la posizione, la velocità e il momento (per citarne alcune) delle particelle microscopiche di materia o di luce. 

Il lato sinistro descrive come funziona l'onda e quindi queste quantità fisiche cambiano con il tempo e si legano all'energia del sistema nel lato destro che guida questo cambiamento. Quindi è un'equazione dinamica per sistemi infinitesimamente piccoli.  
In entrambe le due immagini della formula troviamo:
nella parte sinistra:
i è l'unità immaginaria (la radice quadrata di -1) 
h (con trattino detto h tagliato) rappresenta la costante di Planck divisa per 2π  
Ψ (psi puntato in alto) nella prima o ∂ / ∂t Ψ è la derivata parziale rispetto al tempo della funzione d'onda Ψ (psi) 
nella parte destra:
Ψ (psi) è la funzione d'onda del sistema
Ĥ o H è l'operatore Hamiltoniano, che rappresenta l'energia del sistema e dove l'operatore Hamiltoniano è la parte chiave che descrive il tipo di sistema che stiamo guardando.  



Il libro di John Gribbin, "Erwin Schrödinger - La vita, gli amori e la rivoluzione quantistica"

A conclusione di questi brevi cenni, per i più curiosi, consiglio un'accurata biografia dedicata alla personalità, non solo scientifica, di Erwin Schrödinger, inserita nel contesto dello sviluppo della meccanica quantistica nel XX secolo.
Un libro di John Gribbin, "Erwin Schrödinger - La vita, gli amori e la rivoluzione quantistica", in cui l’esposizione, pur non essendo per esperti di fisica delle particelle, non è banale. Un testo quasi senza formule, in cui però c’è un tentativo di far comprendere non solo le problematiche, senza ovviamente entrare in un linguaggio matematico complesso, ma anche in che cosa consistono le soluzioni.
Le scoperte della fisica di quei primi anni del XX secolo nel libro di John Gribbin si intrecciano con la vita dei fisici più conosciuti descrivendo un mondo particolarmente fecondo di idee. Un mondo nel quale Schrodinger aveva un posto molto importante in quanto nel 1926 aveva infine completato la seconda rivoluzione quantistica con la pubblicazione di una serie di articoli che spiegavano la teoria della meccanica ondulatoria.
Sullo sfondo, ma comunque molto importante nella vita di Schrodinger, si trovano i suoi amori, per la moglie Anny ma anche per la giovane amante Ithi, amori che in qualche modo sono stati sempre di stimolo alle sue scoperte.
Erwin Schrodinger morirà nel 1961 lasciando una enorme eredità al mondo anche in campi non direttamente collegati alla fisica, tra questi le sue considerazioni filosofiche e biologiche raccolte nel libro "Cos'è la vita" pubblicato nel 1944 dalla Cambridge University Press.