giovedì 20 luglio 2023

Tambora, il vulcano che ha cambiato il mondo

Il cataclisma causato dall'eruzione del vulcano Tambora dell' isola Sumbawa in Indonesia, dal 10 aprile del 1815, cambiò il clima a livello globale, la storia e il volto della società occidentale.
All'indomani della più devastante eruzione mai verificatasi a memoria storica (superiore a quella del Krakatoa nell'agosto 1883) e per tanti anni ancora si videro gli effetti del conseguente oscuramento della luce solare.


L’eruzione fu prima di tutto una catastrofe per l’isola di Sumbawa e per le vicine Lombok e Bali, provocando forse un totale di 70.000 morti tra quelle causate direttamente dall’esplosione e quelle dovute alle sue conseguenze nel tempo, alla distruzione dei raccolti e all’acidificazione delle acque. 
I tre regni di Tambora, Sanggar e Pekat della penisola di Sanggar di Sumbawa scomparvero e i sopravvissuti emigrarono e furono spesso costretti a vendersi come schiavi.
L'oscuramento seguente a quella che è considerata la più devastante eruzione in almeno 1.300 anni (dopo l'ipotetica che causò l'inverno vulcanico del 536)  determinò il cosiddetto "anno senza estate" e la carestia che nel 1816 flagellò gran parte dell'Europa e che, tra il 1816 e il 1817, portò alle migrazioni di massa verso l'America e lì, per la stessa carestia, alla conquista di nuove terre ad ovest...incominciò così l'Epopea del West...e contribuì all’epidemia del colera in India e del tifo in Europa.
Nessuno all'epoca aveva collegato alle polveri scagliate nell'atmosfera ciò che stava accadendo, forsanche la sconfitta di Napoleone Bonaparte a Waterloo, l’invenzione dell’antenato della bicicletta, la nascita della corrente artistica del Romanticismo o le competenze che hanno poi fatto nascere una delle principali zone di produzione di oppio al mondo.
Se ne attribuivano la causa per lo più al Sole e al fenomeno delle macchie solari, la cui vera natura sarebbe stata spiegata solo un secolo più tardi. 
Addirittura si ipotizzava che l’astro non si fosse ancora "ripreso" dall’ultima eclissi, 

Battaglia di Waterloo - 18 Giugno 1815

Davvero l'eruzione del supervulcano Tambora potrebbe aver trasformato la probabile vittoria di Napoleone a Waterloo nella sua definitiva sconfitta?

Il 17 e il 18 giugno, si scatenarono fortissimi temporali, il terreno si trasformò in un acquitrino e in una trappola per l'artiglieria e la cavalleria dell'imperatore, e questo contribuì alla sconfitta dei francesi.

Laufmaschine (macchina da corsa), in seguito chiamata velocipede
draisine (inglese) o draisienne (francese), o soprannominata
 "cavallo da dandy"

E perché l'oppio o la bicicletta?

"Le crisi sono grandi opportunità" recita un luogo comune particolarmente gettonato. 
E come tutti i detti, ha un fondo di verità. 
Ebbene la grande carestia e con essa la mancanza di avena, classico alimento per i cavalli, ispirò all’inventore tedesco Karl Drais la costruzione del velocipede, l’antenato della bicicletta moderna, da sostituire come mezzo di trasporto a cavalli e carrozze.



Gli effetti si ripercossero anche nella Cina sud-occidentale, dove le provincie di montagna soffrirono terribilmente il freddo. A tre anni dall’eruzione gli agricoltori locali decisero di affidarsi ad un raccolto più affidabile: l’oppio. 
Nel giro di pochi decenni l’oppio veniva coltivato in tutta Yunnan, divenendo con la Birmania e il Laos il triangolo d’oro della produzione.


John Constable, Weymouth Bay - Londra, National Gallery

J.M.William Turner, Chichester Canal - Londra, Tate Gallery
Secondo alcuni critici d’arte, gli incredibili tramonti dei quadri 
del pittore inglese J.M.William Turner sono il ricordo di quelli
 che osservò tra il 1815 e il 1816.


Il Frankenstein della giovane Mary Shelley, la storia del vampiro di John William Polidori (The Vampyre) o il poemetto apocalittico di Lord Byron (Darkness) furono concepiti e scritti proprio in quelle orribili notti di tempesta, così come la velatura globale causata dall’esplosione ispirò le nuvole nere dei dipinti di John Constable o gli spettacolari tramonti che hanno reso immortale J.M.William Turner.

Ma cosa ci insegna sulla crisi climatica l'anno in cui non arrivò mai l'estate?

Si ricordano probabilmente gli effetti dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull nel 2010, con il blocco del traffico aereo europeo. 
L’eruzione del Eyjafjallajökull aveva diffuso le sue ceneri soprattutto nella troposfera, lo strato più basso dell’atmosfera, e aveva quindi avuto effetti prevalentemente locali, mentre un'eruzione come quella del Tambora può fare molto di peggio.
L’anidride solforosa (SO2) liberata reagisce con l’umidità dell’aria e forma goccioline di acido solforico (H2SO4) che, arrivato nella stratosfera (tra i 10 e i 50 chilometri di altezza), genera nubi che schermano la luce solare, raffreddando la superficie terrestre e disperdendosi su tutto il pianeta con effetti che arrivano a durare fino a tre anni.
Appunto com'è stata l’eruzione del Tambora, violenta ed esplosiva, forse la più devastante di cui si abbiano prove.
Da uno studio sugli effetti di un'eruzione sul clima di Matthew Genge pubblicato su Geology nel 2018 

Cratere Tambora oggi 

Come è noto eventi meteo e clima sono due concetti molto differenti e la situazione sarà davvero così grave?
Il caldo record, ammesso e non concesso che si stia raggiungendo, può essere considerato precursore di questo cambiamento climatico?

Una cosa è certa: caldo, tempeste e inondazioni non dipendono dal cambiamento climatico ma dal meteo.
Certo, un'estate calda non è provocata direttamente dai cambiamenti climatici, e un'estate piovosa non significa che il cambiamento climatico non esista. 
Il meteo è quello che succede fuori dalla nostra porta, il clima, invece, è una statistica
Tuttavia, da una parte resta il fatto che certi eventi estremi siano più frequenti di prima, il che potrebbe essere considerata una chiara conseguenza del cambiamento climatico, ma dall'altra ci sono i dati meteo raccolti in tutto il mondo da decenni che dimostrano, ma "statisticamente", che le temperature medie sono in aumento.
Ma come vengono rilevati questi dati? Uniformemente, con criteri analoghi e senza essere condizionati da bias cognitivi?
Non lo so e personalmente ho molti dubbi sulle "verità" statistiche.
Ricordo la frase famosa attribuita da Mark Twain a Benjamin Disraeli, I conte di Beaconsfield, politico e scrittore britannico nel periodo Vittoriano (anche se mai riscontrata nei suoi lavori) che riassume molto bene la valenza che possono avere le statistiche:
"There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics" 
("Ci sono tre specie di bugie: le bugie, le sfacciate bugie, e le statistiche")

Concludo con la considerazione, un po' amara, di come siano fragili le certezze della nostra società e come queste possano essere messe in crisi da fatti assolutamente per noi imprevedibili e falsamente distanti.
"Il Tambora è un esempio della distruzione che può causare un’eruzione vulcanica di grandi dimensioni", rileva Stephen Self, dell’Università della California a Berkeley, sulla rivista Nature Geoscience, che, insieme ad altre eruzioni storiche, collegate al cambiamento climatico, potrebbero servire come casi di prova per i modelli utilizzati per valutare i futuri cambiamenti climatici.


Alessandro Barbero introduce un interessante 
reportage sull'eruzione del 1815






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