martedì 15 ottobre 2019

Louis Le Prince un giallo di 124 anni fa


"Ombre sullo schermo: lo strano caso di Louis Augustin Le Prince"
Articolo di Nick Parisi 


"Questa invenzione è destinata a non avere nessun successo commerciale."
Louis Lumière.
"Tutto ciò che conta nel cinema è inspiegabile."
Wim Wenders.
Non esiste mai una sola verità, non esiste una sola risposta.
Anche quando crediamo di conoscere tutto su un determinato argomento accade sempre qualcosa che ci fa ricredere, dopotutto la Storia è piena di zone d'ombra.
Già, perché le cose sono sempre molto più complesse di quanto siamo disposti a credere e la cosa vale per qualsiasi argomento, per tutte le materie dello scibile umano.
Prendiamo la cinematografia, ad esempio.
Cosa ne sappiamo di preciso delle sue origini? 
Se glielo domanderete, un qualsiasi esperto storiografo vi risponderà che tutto comincia nel 1885 quando l'americano George Eastman mette a punto la prima pellicola cinematografica. Invece quattro anni dopo, nel 1889, un altro statunitense, l'inventore miliardario Thomas Alva Edison crea la prima cinepresa (che battezza kinetograph ) e altri apparecchi per la visione.
Se poi lo storiografo o l'appassionato sarà particolarmente bravo e preciso, a corollario di tutte queste informazioni, vi fornirà anche la data del 28 dicembre 1895 come giorno ufficiale per la nascita del Cinema in senso stretto, allorquando i fratelli Auguste Louis Lumière, effettuarono la prima proiezione pubblica all'interno di un locale parigino.
Per la cronaca: il locale in questione era il Gran Cafè al Boulevard des Capucines e  il nome dato dai Lumière  al loro apparecchio era - ovviamente -  quello di cinématographe.

E la cosa bella è che tutte queste sono informazioni esatte, vere e precise.
Tuttavia non sono complete.
Come in tutte le Storie ci sono dei particolari che mancano.
E che, in parte, mancano ancora oggi.
Ma anche questo è un dato di fatto:  ci fu un altro padre del Cinema oltre ai fratelli Lumière e a Thomas Alva Edison , un uomo che riuscì ad effettuare delle riprese cinematografiche già nel 1886 \ 87, alcuni anni  prima delle imprese del miliardario americano.
Un uomo a cui è legato ben più di un mistero.
Mettetevi comodi, quella che narreremo oggi è la Storia di  Louis Aimé Augustin Le Prince.
L'uomo che (forse) inventò il Cinema.
E che, ancora più probabilmente, per questo si fece molti nemici.

Louis Aimé Augustin Le Prince
in una delle sue ultime immagini.
Ritratto di un inventore
Metz è una città molto antica, fondata  dai celti Mediomatrici e poi conquistata dai romani, in epoca latina divenne perfino più importante  popolata della capitale Lutetia Parisiorum, la futura Parigi.
 Situata tra i fiumi Mosella Seille è un luogo molto importante per i francesi ed è lì tra le mura dell'antica fortezza che il 28 Agosto dell'anno 1841 vede la luce Louis Aimé Augustin Le Prince.
Pur proveniente da una famiglia di militari, il giovane Louis preferisce dedicarsi ad altro, c'è in particolare un incontro che sa tanto di predestinazione, a definire il suo destino, tra i tanti amici del padre ce n'è uno che spicca: quel particolare amico di famiglia risponde al nome di Louis Jacques Mandé Daguerre, l'inventore del dagherrotipo.
L'antenato della macchina fotografica.
Ed è con Daguerre che Le Prince apprende i primi fondamenti delle discipline scientifiche, da lui eredita il sogno di riuscire a fermare la realtà in un immagine, a riprodurla se necessario.
In seguito Le Prince continuerà gli studi a Parigi e a Lipsia, ma l'uomo è un pioniere, sa di esserlo, comprende le difficoltà che la natura dei suoi studi comporta e per questo preferisce lavorare da solo.
Non trovando pace, fa quello che pochi francesi - allora come adesso - si arrischiano a fare: si trasferisce in Inghilterra.
L'occasione è data dall'invito di un compagno  di college, l'industriale John Whitley ed inizialmente , almeno nelle intenzioni di Le Prince, il soggiorno britannico dovrebbe durare pochi mesi.
Ma in destino ha in serbo altri programmi, ancora una volta galeotto sarà l'amore: nel 1869 Louis sposa Elizabeth la sorella di John e finisce per passare tutto il resto della sua vita tra l' Inghilterra e gli Stati Uniti
Ma sopratutto in Inghilterra, nella post industriale cittadina di Leeds nel West Yorkshire,  già nel corso dell'Anno 1886 accade qualcosa.


La camera a 16 lenti inventata da Le Prince
Tutt'ora conservata a Leeds.

Il primo film
Grazie al patrimonio dei Whitley e all'appoggio di Elizabeth, l'inventore francese  riesce a mettere prima a punto prima una macchina fotografica a sedici lenti.
E poi un primo esemplare di telecamera.
Questo secondo apparecchio in realtà è una fotocamera ad obiettivo singolo però a differenza della maggior parte delle altre fotocamere che si stanno sperimentando da altre parti nello stesso periodo è in grado di realizzare riprese di immagini in movimento.
Non si sa con esattezza quante riprese sperimentali Le Prince effettua, si parla di un numero imprecisato di cortometraggi girati nel corso degli anni. Di quattro però se ne ha la sicurezza.
Di questi quattro, però solo due sono arrivati ai giorni nostri con tutti i "frames" completi.  (1)
Il primo ,conosciuto come Traffic Crossing Leeds Bridge rappresenta una scena di movimento cittadino, il secondo intitolato Roundhay Garden Scene è invece girato all'interno del giardino della famiglia Whitley. Entrambi sono databili attorno al 1888 entrambi non durano più di due / tre secondi però  il segnale che qualcosa di nuovo è nato.
Inoltre sono i primi film "girati" di tutta la Storia umana.

Almeno inizialmente Le Prince non pensa affatto ad un impiego commerciale della sua invenzione, nemmeno ad effettuarne proiezioni pubbliche, al massimo dà vita ad alcuni spettacoli privati a beneficio di pochi e selezionati amici e conoscenti. Oppure si diletta a far divertire la figlia Marie.
Però, gli affari vanno male, diverse iniziative artistiche messe in piedi da Louis e da Elizabeth falliscono clamorosamente.
Inoltre, sempre più spesso arrivano voci su altre persone che cercherebbero di riprodurre gli stessi effetti creati dall'inventore francese, numerosi concorrenti e non tutti propriamente corretti.
Il nome che viene fatto maggiormente in proposito è quello di un certo Thomas Alva Edison.

Traffic Crossing Leeds Bridge.

Per questo motivo Louis Aimé Augustin Le Prince si decide a far registrare la sua invenzione.
Qualcosa però non va nel verso giusto.
Se infatti il brevetto inglese viene concesso senza nessun tipo di problemi, le cose si complicano quando giunge il momento di chiedere quello americano.
La richiesta viene respinta senza alcun motivo apparente.

Le Prince decide quindi di correre ai ripari, organizza in fretta e furia una proiezione pubblica a New York per la fine del  1890 nel tentativo di trovare nuovi finanziatori.
Prima però sente il bisogno di tornare in Francia da cui manca da lungo tempo.
Probabilmente la peggior decisione di tutta la sua vita.

16 settembre 1890.
Ad ogni modo durante il suo soggiorno europeo, l'uomo non sta certo con le mani in mano: compie ulteriori studi, realizza altri progetti, fa costruire un nuovo e più grande proiettore da utilizzare alla proiezione di New York. Ed è quindi un Louis Le Prince enormemente entusiasta quello che il giorno che alla stazione di Digione saluta suo fratello Albert alla volta di Parigi.
Solo che Albert Le Prince sarà l'ultima persona che riuscirà a vedere suo fratello.
Perché quando il treno arriverà alla Stazione di Parigi non verrà trovata nessuna traccia né dell'inventore e nemmeno dei suoi bagagli.
 Louis Aimé Augustin Le Prince sembra completamente scomparso dalla faccia della Terra.

“Il cinema è solo una moda passeggera. È il dramma in lattina. Il pubblico vuole vedere storie di carne e di sangue rappresentate in palcoscenico.” 
Charlie Chaplin.
" Il cinema sonoro non soppianterà mai il cinema muto"
Thomas Alva Edison.

Arriva un momento nella vita di ogni persona in cui tutte le sicurezze, le convinzioni, le più piccole certezze acquisite nel corso degli anni vengono completamente spazzate via,  chi ci è passato sa di cosa stiamo parlando e se lo ricorda bene: si tratta di quel minuscolo, gigantesco e bruciante istante in cui tutto quello che si crede di sapere risulta distrutto.
Ed il mondo, quel mondo che fino a quel momento sembrava familiare frana addosso a chi rimane.

Ecco, per la famiglia di Louis Augustin Le Prince quel momento, quel giorno arriva la mattina del 16 settembre 1890.
Facciamo un passo indietro.
L'uomo che non scese mai dal treno.
Dopo tanti anni di esperimenti la vita di Le Prince sta per subire un grosso cambio di prospettiva.
C'è un programma stabilito da lungo tempo, degli accordi presi in vista di un programma ambizioso: Louis Aimé Augustin Le Prince si sta preparando a far riconoscere le sue invenzioni. L'uomo è atteso negli Stati Uniti per effettuare una proiezione a New York, a questo scopo Le Prince ha scritto un 'ultima lettera alla moglie e al figlio chiedendogli di trovare il luogo adatto per la dimostrazione.

La telecamera costruita da Le Prince.

Il viaggio in Francia è quindi un modo per l'uomo per rilassarsi, per prepararsi in vista dei gravosi impegni che stanno arrivando.
E per sbrigare gli ultimi importanti impegni in terra europea.
Ad aspettarlo alla stazione di Parigi quella mattina del 16 settembre ci sono diversi amici dell'uomo, anche con loro Le Prince si è spesso sentito via lettera, preparando quella rimpatriata.
Nessuno di loro però lo vede scendere dal treno, nessuno di loro quando sale tra i vagoni a cercarlo trova tracce dell'inventore.
Anche tutti i bagagli sembrano scomparsi.
Quasi non fossero mai nemmeno esistiti.
Per quanto riguarda gli altri passeggeri, non ce n'è nemmeno uno che ricordi di aver visto l'uomo all'interno del treno. O di averci parlato assieme.
Louis Le Prince sembra diventato un fantasma.
Nessuno lo rivedrà mai più.
Un unico elemento risulta però certo: a causa della sparizione dell'inventore francese, la sua famiglia non riesce a registrare la sua invenzione, il tanto famoso e desiderato brevetto americano non arriverà mai.
Col tempo il nome di Le Prince cadrà lentamente nel dimenticatoio.
Lo stesso accadrà con le sue invenzioni.


Accordion Player (1888)
Un altro dei film di Le Prince

Ipotesi ed indagini.
Fin dall'inizio ci sono diversi elementi che non tornano.
Certo partono diverse indagini: indaga la polizia francese, investiga anche Scotland Yard, perfino la famiglia Whitley mette in mezzo dei suoi uomini.
In particolare è Elizabeth, la moglie di Louis che dimostra di avere le idee chiare, "Lizzie", come la chiamano in famiglia nel corso degli anni rivolgerà delle accuse ben precise, la donna punterà sempre il dito verso un'unica persona, farà sempre e solo un unico nome.
Il nome è quello del principale rivale di suo marito, dell' uomo che da tempo sta investendo soldi ed energie sullo stesso settore di Le Prince.
Il nome è quello di Thomas Alva Edison.

Alla famiglia di Le Prince decisamente non va giù che immediatamente dopo la sparizione del loro congiunto in America qualcun altro stia ottenendo piano piano tutti i brevetti che in precedenza erano sempre stati negati a Louis.
Ben pochi le danno ascolto, almeno inizialmente.
Mancano le prove, inoltre c'è anche qualcosa d'altro da considerare: non solo Edison ha cominciato ad occuparsi della realizzazione delle macchine fotografiche abbastanza in ritardo rispetto agli altri pionieri del periodo, ma va anche detto che il miliardario americano ha da tempo preso l'abitudine di non seguire mai direttamente i tanti progetti di cui si occupa, quanto piuttosto di limitare a finanziarli e a  delegarne la realizzazione a vari assistenti.
In particolare, l'uomo che si occupa delle ricerche sul kinetograph per conto di Edison è un inglese che corrisponde al lunghissimo nome di William Kennedy Laurie Dickson.
Ricordatevi anche questo nome.
Perché tornerà spesso nel corso di questa vicenda.

William Kennedy Laurie Dickson nel 1891
Ad ogni modo sarà proprio Dickson  a realizzare materialmente il primo prototipo funzionante del kinetoscoph nel 1891 assieme ai suoi collaboratori (Edison si era limitato infatti a concepire il progetto iniziale e a depositare le cauzioni iniziali a livello di brevetto) e a perfezionarne la versione finale a cavallo dei due anni successivi.

Gli investigatori preferiscono orientarsi verso altre strade, strade forse più prosaiche ma che almeno apparentemente forniscono maggiori prospettive.
Qualcuno comincia ad insinuare che gli affari della famiglia Le PrinceWhitley non fossero poi così floridi come volevano far sembrare, le voci di un fallimento diventano sempre più forti.
Sotto questa luce anche il viaggio in Francia assume una diversa luce: la visita ai familiari, in particolare al fratello Albert, sarebbero solo un ultimo disperato tentativo di ottenere fondi e la propria parte dell'eredità.
Dopotutto Albert è l'amministratore unico del patrimonio familiare, dopotutto Albert è stata l'ultima persona a vedere vivo suo fratello. Anzi, escludendo proprio Albert Le Prince nessun altro sembra aver mai nemmeno visto Louis Aimé Augustin salire su quel maledetto espresso Digione- Parigi
Per lungo tempo l'ombra dei sospetti graverà sopra la testa di Albert Le Prince ma anche in questo caso non viene trovata alcuna prova certa.
Altri ancora- in particolare il figlio di Albert- intorbidano ulteriormente le acque sostenendo che suo zio volesse suicidarsi a causa dei suoi problemi economici.
Louis Aimé Augustin Le Prince viene dichiarato ufficialmente morto nel 1897
Non vengono trovati colpevoli, nessuno verrà mai processato, nessuna sentenza verrà mai emessa.
Nel frattempo, l'anno prima è avvenuta la prima proiezione ufficiale da parte di Edison e, andando più indietro di un altro anno ancora due fratelli parigini hanno effettuato la loro in Francia
Il Cinema è ufficialmente nato.
Sembrerebbe l'ultimo atto dell vicenda.
Invece le cose vanno avanti.
E la famiglia Le Prince continuerà a pagare un alto tributo di sangue


Thomas Alva Edison

Il sangue dei figli.
Interviene un nuovo attore nel dramma.
All'interno della famiglia Le Prince non c'è solo Elizabeth ad accusare Edison di essere il responsabile -più o meno occulto - della scomparsa di Louis, ma a lei ben presto si affianca anche il figlio Adolphe.
Adolphe effettua delle indagini per conto suo, cerca il padre per anni e lentamente si convince che l'unica persona che poteva avvantaggiarsi seriamente da una uscita di scena del genitore sarebbe potuto essere solo il miliardario statunitense.
Per questo cerca ossessivamente la sua occasione non solo per screditare colui che ritiene il suo avversario ma anche per far finalmente riconoscere il primato creativo del padre.
L'occasione a lungo cercata sembra presentarsi finalmente nel 1898
In quell'anno infatti le strade di Thomas A. Edison e William Dickson si separano definitivamente.
Assieme ad altri inventori Dickson fonda una nuova compagnia, la American Mutoscope (2) che comincia a fare seriamente concorrenza al facoltoso ex principale; la società infatti lancia sul mercato un apparecchiatura chiamata Mutoscopio che contrasta il monopolio del Kinetoscopio all'interno delle prime sale cinematografiche (chiamate Nickelodeon )
C'è però il problema dell'esclusività  dei brevetti detenuta saldamente in mano da Edison, la nuova società rischia più volte di violare la legge e più volte rischia di incorrere in sanzioni.
Dickson si ricorda quindi del lavoro di Le Prince e chiama Adolphe come testimone in un processo contro la società di Edison, per dimostrare l'infondatezza delle pretese del suo ex datore di lavoro.
Adolphe accetta con entusiasmo, non solo si presenta in tribunale, non solo testimonia, ma porta con se i progetti e le macchine del padre.
Tutto si rivela inutile.
La Mutoscope perde la causa, per i magistrati americani l'unico detentore assoluto,l'unico inventore e proprietario del Cinema risulta Thomas Alva Edison. 
Ancora una volta sembrerebbe essere arrivata la fine della vicenda.
Ancora una volta capita qualcosa che rimette in discussione tutto quanto.
Tre anni dopo, durante l'inverno del 1901 mentre partecipa ad una caccia alle anatre nelle vicinanze del cottage americano di famiglia anche Adolphe scompare improvvisamente
Nel suo caso, lui però viene ritrovato.
Morto.
Il caso viene derubricato come morte accidentale.

Epiloghi.

La Targa commemorativa
esposta a Leeds

Thomas Alva Edison non si godette a lungo l'esclusiva sulla proprietà dei brevetti cinematografici, già l'anno successivo alla prima sentenza un nuovo processo annullò la sua vittoria.
Il settore fu quindi liberalizzato e da quel momento in poi il Cinema divenne proprietà  di tutti.
William Kennedy Laurie Dickson tornò in Inghilterra dove morì nel 1935
 Invece la Mutoscope  dopo un iniziale periodo di fortuna e splendore durato almeno fino al 1915 subì grossi contraccolpi e smise praticamente di produrre film già a partire dal '16  anche se continuò a lavorare come distributrice fino al 1928.
Gli ultimi diritti in mano alla compagnia andarono scaduti verso la fine della Seconda guerra Mondiale e non andarono mai più rinnovati
Di fatto però la società aveva cessato di esistere da molto molto tempo prima.
In quanto ad Elizabeth "LizzieWhitley visse ancora qualche anno. Fino alla morte restò convinta che il marito e il figlio fossero stati ammazzati, così come restò convinta che il mandante della morte di entrambi i suoi congiunti fosse Edison.

Il nome di Louis Le Prince venne a lungo dimenticato, tra i pochi che continuarono a ricordarsene va annoverato un ristretto numero di storici e ricercatori.
Non lo dimenticarono mai  gli abitanti di Leeds dove già nel 1930 venne apposta una targa commemorativa nel luogo dove sorgeva il laboratorio dell'inventore
Anche qualche giornalista tentò di ricostruire la storia della sua vita e- sopratutto - della sua morte.
Poi, lentamente, a partire dagli anni '60 del secolo scorso le cose cambiarono.
Ci fu una lenta riscoperta ed oggi molti considerano il suo nome come quello di uno dei padri o comunque come quello di uno dei pionieri del pre-Cinema.
C'è anche un museo a Londra con alcuni macchinari donati dalla figlia Marie.
Tuttavia sempre a partire dagli anni '60 sorsero altre versioni riguardanti la sua morte, una più fantasiosa dell'altra.
 Si è parlato di un omicidio commissionato dalla famiglia, di un suicidio per debiti, di un'allontanamento volontario dell'uomo per nascondere una sua presunta omosessualità.
Ma sono ipotesi che non sono corroborate da nessuna prova valida, vuote come possono essere tutte le ipotesi.
Rimangono in piedi le tesi maggiori, quelle ricordate all'inizio di questo post.
Forse però la verità non si conoscerà mai.

Il Cinema può essere tante cose. arte, divertimento, descrizione della realtà, denuncia, escapismo e tanto altro ancora, dipende dagli occhi di chi vede ma anche da quelli che lo realizzano.
Qualcuno lo mitizza, qualcuno lo idealizza altri lo sminuiscono..nessuno però può negare la sua carica magica.
A quanto sembra però la sua nascita è avvolta nel mistero.
E come tutti i misteri ha avuto i suoi martiri e le sue vittime sacrificali.
Rimane un'ultima cosa da dire.

L'ultima foto (?).

La foto che ritrarrebbe
il defunto Le Prince.

Nel 2003 da un archivio della polizia parigina è stata ritrovata una foto del 1890 che ritrae un uomo annegato.
Molti hanno creduto di riconoscere nel cadavere della foto il volto di Louis Aimé Augustin Le Prince
Il cerchio non sarà mai definitivamente chiuso, manca la soluzione, però per ora la Storia sembra aver raggiunto una sorta di finale.



note:
(1) Sono stati sicuramente girati da le Prince almeno altri due corti di  3 secondi,  il primo chiamato Man Walking Around a Corner- tecnicamente sarebbe precedente ai due già nominati, in quanto datato attorno al 1887 mentre il secondo Accordion Player risalirebbe anch'esso al 1888. Entrambi però sono incompleti e mancanti di alcuni frames.
In particolare quello che rimaneva di  Man Walking Around a Corner, considerato inizialmente smarrito, è stato restaurato a partire da una pellicola degli anni '30s.  Il risultato finale non è comunque eccelso, anche per questo si preferiscono ricordare quasi sempre solo gli altri due film di Le Prince citati nell'articolo in quanto entrambi completi.
Se siete incuriositi - e vi ricordo che quelli di Le Prince , allo stesso modo di quelli dei Lumiere più che veri film sono al massimo delle riprese dal vivo di scene di vita quotidiana - sono tranquillamente rintracciabili  sul Tubo in varie forme che non fanno altro che ripetere in loop l'inquadratura effettuata dal pioniere francese.
 (2) Il nome completo è American Mutoscope and Biograph Company, ma come abbreviativo si è sempre preferito chiamarla Biograph.
Articolo originale qui

venerdì 11 ottobre 2019

72 "a maraviglia"

ll numero 72 nel libro "La Smorfia" viene associato "a maraviglia" (lo stupore) e tale associazione tra numero e rappresentazione simbolica viene impiegato, nella cabbalah napoletana, per interpretare sogni ed eventi inspiegabili, per poi giocarne le combinazioni al lotto.
Lo stupore, la meraviglia ha quindi un numero, il 72, e il restare meravigliati di fronte ad uno spettacolo stupendo, che sia un’acrobazia, un tramonto o un teorema matematico, ci riempie il cuore di gioia. 
Si può provare stupore quindi in molte situazioni ma generalizzando è sempre qualcosa d’inaspettato e sorprendente a regalarci questa piacevole sensazione.




Meraviglia e stupore crea il numero 72 della Gioconda di Leonardo da Vinci

ll numero '72', che si intravede sotto l'arcata del ponte dipinto da Leonardo da Vinci alla sinistra della 'Gioconda', è stato individuato da Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici e Culturali, e sembrerebbe riferirsi alla distruzione del Ponte Gobbo di Bobbio (Piacenza) avvenuta nel 1472 per la piena del Trebbia.
Ne da conferma anche la studiosa savonese Carla Glori che identifica, nella Gioconda, Bianca Giovanna Sforza e localizza nello splendido borgo piacentino di Bobbio, il paesaggio che fa da sfondo al celebre ritratto leonardesco.
Gli studi di Carla Glori, raccolti nel libro "Enigma Leonardo: la Gioconda, in memoria di Bianca", dimostrano come Leonardo "ha apposto il numero '72' sotto l'arcata del ponte Gobbo per ricordare quella devastante piena del Trebbia e probabilmente per far sì che qualcuno identificasse l'emblematico ponte ed il luogo che fa da sfondo alla Gioconda".



Il trattato della studiosa savonese, inviato al Departement des Peintures del Museo francese del Louvre (dov'é custodita la Gioconda) per i riscontri, è stato ripreso anche da importanti quotidiani stranieri, tra cui il Daily Mail e il Guardian. 

Ancora meraviglia e stupore crea il "72" nella Bibbia

La Cabbalah cristiana che si diffuse notevolmente nel Rinascimento, anche grazie al contributo di Pico della Mirandola, come la Cabbalah ebraica, ha attinto tutti i propri insegnamenti dalla Torah e dallo Zoahr, il Libro dello Splendore.
Ma da dove si originano i 72 Nomi di Dio, che nella Cabbalah cristiana danno nome alle 72 energie definite come "angeli custodi"?
Nel Libro dell'Esodo la scrittura ha una forma unica, che non si ripete in nessun altro punto della Bibbia: tre versetti consecutivi (Esodo 14, dal 19 al 21) sono formati da 72 lettere ciascuno; si tratta di quelli che narrano il momento culminante dell'intervento divino, l'aprirsi delle acque del Mar Rosso:

"L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro"
(Esodo 14, 19)
"Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte"
(Esodo 14, 20)
"Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, sospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero"
(Esodo 14, 21)



Da questi tre versetti è derivata la "tecnologia" spirituale che ha dato forma ai 72 Santi Nomi di Dio, costituiti ciascuno da tre lettere, ognuna delle quali è presa da uno dei 3 versi: il primo Nome è formato dalla prima lettera del primo verso, l'ultima del secondo e la prima del terzo. Il secondo Nome dalla seconda lettera del primo versetto, la penultima del secondo e la seconda del terzo.. e così via fino a formare 72 trigrammi, cioè 72 radici di 3 lettere, quelle che si vedono nella tabella. 

  • 72 è anche il valore numerico della parola Hesed (o Chesed חסד), che esprime la misercordia dell'amore o la grazia (e nelle sfere angeliche corrisponde al Coro delle Dominazioni, gli angeli governati dall'Arcangelo Hesediel).
  • 72 sono anche i gradini della scala vista in sogno da Giacobbe, tramite la quale gli angeli scendono e salgono dalla terra al Cielo.
  • 72 è il numero dei discepoli scelti da Gesù secondo alcuni manoscritti di Luca 10,1 e Luca 10,17. Altri manoscritti degli stessi versetti parlano di 70 discepoli.
  • 72 é il numero totale di libri nella Sacra Bibbia nella versione cattolica se si considera il libro delle Lamentazioni come parte del libro di Geremia.




Le "72" regole per evidenziare la straordinarietà dei Templari

Il Concilio di Troyes del 1128 ebbe il merito non solo di ufficializzare la nascita dei Templari ma anche di redigerne una serie di normative e regole per opera di Bernardo di Chiaravalle.
Ci sono giunti due testi delle Regole dei Templari: la prima redatta in latino, lingua ufficiale della burocrazia ecclesiastica, dal chierico Johan Michiel, detta anche regola primitiva, la seconda del 1140, compilata in francese per gli "illetterati", più estesa e completa.
Della Regola francese, con capoversi miniati in azzurro, esiste il manoscritto originale presso il Fondo Corsini (Biblioteca dei Lincei) a Roma e una copia della stessa si trova a Parigi.
Quella in latino consta di 72 norme volte a stabilire la vita monastica e che risentono della visione cistercense di Bernardo perfino nelle norme riguardanti la vestizione, che imporranno una veste bianca ai cavalieri, come la tonaca bianca dell’ordine cistercense, simbolo di purezza.
Scritta di proprio pugno da Bernardo di Chiaravalle, che si ispirò alla regola benedettina, rendendola ancora più dura, la Regola è composta da 72 articoli, di cui i primi 10 sono dedicati all'aspetto monacale guerriero dell'Ordine.
La Regola ha subito poi diverse integrazioni e modifiche, l'ultima delle quali apportata sotto il pontificato di Bonifacio VIII.
Anche la struttura numerologica del testo è studiata per sottolineare la straordinarietà di questo cavalierato:

72 è costituito da 9 moltiplicato per 8 
9 è nella mistica medievale concepito come 3x3, ovvero la perfezione assoluta
8 ha relazione con il rinnovamento spirituale e l’avvicinamento a Dio

In sostanza le 72 regole significano che i Templari sono, in qualità di monaci e guerrieri di Cristo, una combinazione di perfezione spirituale e di rinnovamento, in quanto non si tratta di un ordine contemplativo ma di un gruppo di soldati effettivi e cavalieri spirituali, un ordine che rappresentò una vera novità, dove per la prima volta si conciliò la vita monastica con la cultura della guerra in nome di Dio.


Infine vediamo "a maraviglia" di alcune delle proprietà matematiche del nostro numero 72
  • È un numero composto, (ovvero non è primo), con i seguenti 12 divisori: 1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 12, 16, 18, 24 e 36
  • È un numero abbondante poiché minore della somma dei relativi divisori che, escludendo se stesso, è 139  
I Pitagorici chiamavano perfetto ogni numero che fosse uguale alla somma dei propri divisori compreso l'1 ma non il numero stesso.
Molto rari iniziano con 6, 28, 496, 8128, 33.550.336...
Un numero abbondante è invece un numero naturale minore della somma dei suoi divisori interi (escludendo sé stesso). 
La sequenza dei numeri abbondanti comincia così:
12, 18, 20, 24, 30, 36, 40, 42, 48, 54, 56, 60, 66, 70, 72, 78, 80, 84, 88, 90, 96, 100, 102, 104, 108, 112, 114, 120, 126, 132, 138, 140, 144, 150, 156, 160, 162, 168, 174, 176, 180, 186, 192, 196, 198, 200, 204, 208, 210, 216, 220, 222, 224, 228, 234, 240, 246, 252, 258, 260, 264, 270...
(Sequenza A005101 della OEIS-On-Line Encyclopedia of Integer Sequences)

Una curiosità è data dal fatto che il primo numero naturale abbondante dispari è 945 e che tutti i multipli interi dei numeri abbondanti e perfetti sono a loro volta numeri abbondanti e perfetti
  • È un numero altamente totiente con più soluzioni all'equazione φ(x) = n che qualsiasi numero più basso.
In teoria dei numeri, un numero altamente totiente è un intero k maggiore di 1 tale che l'equazione φ(x) = n, dove φ rappresenta la funzione totiente di Eulero, abbia più soluzioni che qualsiasi altro numero minore di n.
I primi numeri altamente totienti sono:
1, 2, 4, 8, 12, 24, 48, 72, 144, 240, 432, 480,576, 720, 1152, 1440...
(Sequenza A097942 della OEIS-On-Line Encyclopedia of Integer Sequences)

  • È un numero idoneo
Nella teoria dei numeri, un numero idoneo (chiamato anche numero adatto, o numero confortevole) è un numero naturale n tale che, per ogni m esprimibile nella forma a²+nb² (con a e b interi coprimi), m sia o un numero primo, o una potenza di un numero primo, o il doppio di un numero primo o di una sua potenza.
Se invece un numero n non è idoneo, esistono infiniti numeri composti rappresentabili come x² + ny².
I numeri idonei sono stati studiati da Leonhard Eulero e Carl Friedrich Gauss che trovarono questi 65 numeri idonei: 
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 15, 16, 18, 21, 22, 24, 25, 28, 30, 33, 37, 40, 42, 45, 48, 57, 58, 60, 70, 72, 78, 85, 88, 93, 102, 105, 112, 120, 130, 133, 165, 168, 177, 190, 210, 232, 240, 253, 273, 280, 312, 330, 345, 357, 385, 408, 462, 520, 760, 840, 1320, 1365 e 1848.
(Sequenza A000926 della OEIS-On-Line Encyclopedia of Integer Sequences)

I due matematici congetturarono (più conosciuta come Congettura di Eulero) che questi fossero gli unici numeri idonei esistenti. 
Certamente Eulero ogni volta che trovava un nuovo numero idoneo doveva sentire un sottile brivido di piacere, in quanto era una nuova arma formidabile da utilizzare nella sua appassionata caccia ai numeri primi, e grandissimo sarà stato il suo disappunto quando, superato il numero 1848, si trovò davanti a un deserto. 
Proprio per l’ampiezza delle ricerche che aveva condotto, Eulero si convinse che non vi fossero altri numeri idonei oltre ai 65 interi che aveva listato. 
Nel 1973 Peter Jay Weinberger ha dimostrato che ne esiste al più un altro, anche se l'esistenza di un altro numero è ancora una domanda aperta.
  • È un numero di Ulam
In teoria dei numeri, una successione di Ulam è una sequenza di numeri interi tale che ogni suo membro (per n>2) sia esprimibile, in uno e un solo modo, come somma di due membri precedenti e distinti della successione
72=69+3

I primi termini della successione di Ulam sono:
1, 2, 3, 4, 6, 8, 11, 13, 16, 18, 26, 28, 36, 38, 47, 48, 53, 57, 62, 69, 72, 77, 82, 87, 97, 99, 102, 106, 114...
(Sequenza A081025 della OEIS-On-Line Encyclopedia of Integer Sequences)
  • È la somma di quattro numeri primi consecutivi:
72 = 13 + 17 + 19 + 23
  • È la somma di sei numeri primi consecutivi:
72 = 5 + 7 + 11 + 13 + 17 + 19
  • È un numero di Harshad
Un numero di Harshad in una data base è un numero intero positivo divisibile per la somma delle proprie cifre.
La definizione dei numeri di Harshad è stata data dal matematico indiano Dattatreya Ramachandra Kaprekar
Il termine Harshad deriva dal sanscrito "har a" che significa "grande gioia". A volte ci si riferisce a questi numeri anche come numeri di Niven, in onore del matematico Ivan Morton Niven.

72 è divisibile per 9 (7+2)

I primi termini della successione di Harshad sono:
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 18, 20, 21, 24, 27, 30, 36, 40, 42, 45, 48, 50, 54, 60, 63, 70, 72, 80, 81, 84, 90, 100, 102...
(Sequenza A005349 della OEIS-On-Line Encyclopedia of Integer Sequences)
  • È un numero potente
Un numero potente è il prodotto di un quadrato per un cubo, ovvero può essere scomposto nella forma n = a² x b³, dove a e b sono interi positivi (eventualmente uguali a 1)

72 = 3² x 2³
  • È la somma di due quadrati
72 = 6² + 6²
  • Può essere rappresentato, in 3 modi diversi, come differenza tra 2 quadrati:
72=9² - 3²
72=11² - 7²
72=19² - 17²

Non è però un gnomone.
Quello che i Pitagorici chiamavano invece propriamente gnomone (parola che in origine a Babilonia denotava un bastone piantato verticalmente la cui ombra era usata per misurare il tempo e che per i Pitagorici era la squadra da falegname) si ottiene sottraendo da un quadrato il quadrato immediatamente precedente, in simboli:

(n + 1)² - n² = 2n + 1

  • È un numero rifattorizzabile, essendo divisibile per il numero dei suoi divisori 
i suoi divisori sono 12 (1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 12, 16, 18, 24 e 36) 
72:12= 6

In conclusione ho parlato di fatti, curiosità e particolarità legati al numero 72 che spero abbiano creato, insieme a un certo interesse, meraviglia e stupore, insomma "a maraviglia" proprio come lo definisce la cabbalah napoletana.





mercoledì 28 agosto 2019

Una chiesetta e un ritratto a ricordo dei Corbellini

Il ricordo di un ritratto dopo una passaggiata a Corteno Golgi.
Visitando la suggestiva chiesetta di San Martino Franco, sull'altura che domina Corteno Golgi, ho scoperto mirabili affreschi del XV secolo e altri,  datati 1754 e restaurati nel 1974 (insieme agli interni e al tetto), raffiguranti la vita del santo, presumibilmente di Paolo Corbellini, modesto pittore, figlio del più celebre Giacomo Antonio Corbellini.


Carlo Innocenzo Carloni - "Ritratto di Caterina Corbellini (?)"- 1730

Non ancora completamente presa da Alzheimer, mi sono ricordata di un quadro, visto a Brera proprio in occasione della presentazione, nel marzo scorso, del dipinto il "Ritratto di Caterina Corbellini (?)".
Il "Ritratto di Caterina Corbellini (?)" (1730 circa e visibile in sala XXXVI) è di Carlo Innocenzo Carloni (1687 - 1775), pittore originario di Scaria d'Intelvi che sposò certa Caterina Corbellini, figlia dello stuccatore e intonacatore Giacomo Antonio Corbellini (1674 - 1742) e quindi sorella di Paolo.
Il dottor Ruggero Poletti, generoso mecenate della Pinacoteca di Brera, cui ha donato dipinti del Cerano e del Magnasco, donò nel 2010 un "Ritratto di Signora" di Carlo Innocenzo Carloni, grande protagonista del rococò internazionale, ricercato dai più illustri committenti dell'impero asburgico e delle corti della Germania centro-meridionale. 
Da recenti ricerche, Simonetta Coppa, cui era affidata la presentazione, sostiene che tale ritratto raffiguri quasi sicuramente proprio Caterina Corbellini, moglie del pittore e figlia dello stuccatore e pittore intelvese Giacomo Antonio Corbellini di Laino, collaboratore del Carloni nella cappella della reggia di Ludwisburg nel Wuerttemberg (Germania) e nel duomo di Monza, che operò in Boemia, a Praga, nei domini della casa di Dietrichstein, e che, negli ultimi anni della sua vita dal 1733 al 1742, visse e morì in Italia a Laffio.


Foto della chiesetta di San Martino Franco a fine restauri - 1974
Si nota il portale d’ingresso stranamente spostato rispetto al centro 
della facciata e sopra un oculo di antichissima fattura. 

La tradizione indica un segno di un ipotetico passaggio di Carlo Magno in Aprica, dove l'imperatore avrebbe fondato l'oratorio San Pietro in località Le Plate e la valle di Corteno fu, con tutta probabilità, compresa nel vasto territorio indicato come Valcamonica che Carlo Magno donò al monastero benedettino di Tours il 16 luglio 774. 
In effetti esiste ancora oggi il dosso di San Martino o di Piazze, con una chiesa dedicata al santo patrono del monastero francese di Tours, che dominò la valle dal 774 al 1026. 
A ricordo della dominazione franca e della presenza del monastero di Tours rimane quindi la dedica a San Martino Franco della chiesa che sorge al centro di quella che fu la rocca di Corteno.
La chiesa conserva antichi affreschi del XV secolo che si trovano tra il coro e la navata, raffiguranti i SS.Pietro e Paolo, e sulle pareti alcuni poco distinguibili e altri forse ancora coperti dalla calce, essendo stata la chiesa adibita anche a lazzaretto.


 Affresco del XV secolo di San Pietro, con la chiave ed il libro, 
e San Paolo, con la spada foto ©Annalisa Santi
Altri affreschi del XV secolo -  foto ©Annalisa Santi

In seguito alla costruzione della chiesa a Pisognéto nel 1425, San Martino venne infatti utilizzato come lazzaretto e nel maggio del 1895 l’ arciprete dell’epoca, fece raccogliere in due grosse bare i resti dei cadaveri di coloro che una volta morti di peste erano stati inumati intorno alla costruzione sacra, nonché addossati al muro esterno posto a nord della Chiesa. 
Il pavimento rustico a lastroni di pietra sembra coprire ben altri cinque pavimenti a testimonianza di riedificazioni e decorazioni successive, fino agli affreschi del 1754 raffiguranti la vita del santo, per la maggior parte dipinti sulla volta dell’altare maggiore.
Nelle foto che seguono si vedono alcuni particolari  degli affreschi del XVIII secolo dopo il restauro  conclusosi nel 1974.

Un opuscolo presente nella chiesetta di San Martino Franco cita  il pittore Antonio Corbellini come autore della volta affrescata a metà settecento.


Nel cuore della volta, un dipinto raffigura San Martino in un tripudio di angeli 
che gli porgono la mitria ed il pastorale - foto ©Annalisa Santi

Mettendo però a confronto le date risulta poco probabile che gli affreschi settecenteschi di San Martino Franco possano essere attribuiti a Giacomo Antonio Corbellini bensì al figlio Paolo, nato a Praga il 24 aprile 1711 e morto a Doverio di Corteno in Valcamonica (Brescia) il 12 luglio 1769, mentre dipingeva la chiesa, nella casa del cappellano don Savardi.



Nella volta, le tre virtù teologali, Fede, Carità e Speranza, oltre alla Religione
foto ©Annalisa Santi

Le note di questo modesto pittore sono scarse e attendono ulteriori ricerche d'archivio, in una più ampia ricognizione del patrimonio artistico bresciano. 
Erroneamente gli è stato attribuito il nome di Pietro e per lo stato quasi illeggibile di molte sue opere gravemente rovinate, anche in epoca recente da cattivi restauri, non è facile l'attribuzione degli affreschi per i quali Paolo Corbellini potrebbe essersi avvalso a sua volta dell'aiuto del figlio Antonio (o Antonio Giacomo, nome del più famoso nonno).
   
 L’immagine di San Rocco, con la caratteristica piaga della peste sulla gamba, 
e quella di San Lorenzo, con la graticola su cui venne trascinato
Di fronte a San Rocco e San Lorenzo, un affresco raffigurante la Madonna 
col Bambino, San Gottardo e Sant’Antonio Abate - foto ©Annalisa Santi

Le chiese, rinnovate all’inizio del seicento a seguito delle visite borromeiche, nel settecento barocco vengono decorate e spesso ampliate, anche nel territorio della Val Camonica e della Valtellina. 
In questi interventi furono coinvolti pittori a volte locali come testimoniano gli affreschi settecenteschi di San Martino Franco ma anche di fama, chiamati a decorare le volte e gli interni per riportarli a nuovo splendore.
Gli artisti convocati erano di diversa provenienza e formazione e sembra che non esista un filone privilegiato: pittori emiliani, lombardi e veneti ma soprattutto locali come i pittori bresciani e bergamaschi, che si collocano a cavallo delle varie culture figurative.

Sopra l’altar maggiore, la pala di fattura più recente, un dipinto della celebre 
scena di San Martino a cavallo che divide il proprio mantello con il povero.
S. Martino a cavallo che divide il mantello con la spada è l’emblema 
del gonfalone municipale di Corteno Golgi - foto ©Annalisa Santi

Numerosi, anche se non tutti identificabili, sono i pittori che appartengono, per ragioni stilistiche, alla schiera di artisti originari dell’area comasca e della Val d’Intelvi o del Ticino, che precedono o seguono Carlo Innocenzo Carloni, il più importante e “internazionale” degli esponenti di quel gruppo, che realizzò affreschi e diverse bellissime tele. 
Pittori itineranti, caratterizzati da una fattura decisa e da una brillante cromia, o più tenue e delicata che richiamano appunto le produzioni rispettivamente del famoso stuccatore e intonacatore Giacomo Antonio Corbellini e quella dei suoi discendenti quali appunto Paolo e Antonio Corbellini.
Nuovo splendore che purtroppo molto spesso è stato mal conservato, cancellato o malamente restaurato.
Tanto che l'ultima opera di Paolo Corbellini, gli affreschi per la chiesa di Doverio di Corteno (1769) con i "Fatti della vita dei SS. Fabiano e Sebastiano", è pure irriconoscibile per i cattivi restauri che rendono difficile valutare quanto vi sia ancora di suo e quanto del suo collaboratore  e figlio Antonio Corbellini.