martedì 28 marzo 2017

La statistica del "pollo" e i suoi inganni

Come si legge sul sito ufficiale Mathematics and Statistics Awareness Month, il mese di aprile segna un momento importante per aumentare la comprensione e l'apprezzamento di "matematica e statistica", tema a cui è dedicato quest'anno.
La matematica e le statistiche sono infatti considerati importanti motori dell'innovazione nel nostro mondo tecnologico, in cui i nuovi sistemi e le nuove metodologie continuano a diventare sempre più complesse.
Ma il mese di aprile in USA oltre che alla matematica è dedicato anche alla poesia, National Poetry Month, e da qui prendo spunto per il mio post.

Proprio alla Statistica infatti è indirizzato un fine sonetto di Trilussa, alias Carlo Alberto Salustri (Trilussa è l'anagramma del suo cognome) intitolato proprio "La Statistica" (Roma, 26 ottobre 1861):



Anche se ai tempi di Trilussa mangiare pollo era considerata “una cosa da ricchi” mentre oggi la "statistica del pollo" potrebbe essere settimanle, non cambia certo il significato del fine ragionamento.
Un modo semplice, con stile e fine umorismo, ma chiaro e indiscutibile, per sottolineare come la statistica, con la sua più “proverbiale” osservazione a proposito della media non rispecchi la realtà.
Quella per cui se qualcuno mangia un pollo, e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo, senza contare che l’osservazione non è così ovvia come possa sembrare.

Tutto questo per introdurre un tema che mi sta molto a cuore proprio a proposito della statistica classica e delle sue "medie".
Siamo sicuri che oggi, con una più evoluta cultura della statistica, non si possa cadere in errore? 
La cosa non è così semplice o ovvia e i dati e le rilevazioni possono essere sia generati che interpretati in modi diversi, spesso portando a risultati intenzionalmente ingannevoli o sbadatamente deformanti.
Va tenuto infatti sempre presente (ma spesso sfugge all'attenzione) che la “media” è un dato poco significativo se non sappiamo a che cosa si riferisce, su quale base è calcolata, con quale criterio è definita. 
La media, comunque calcolata, rimane un concetto astratto e una delle poche certezze assolute della statistica è che ciò che è “medio” non esiste, perché ogni cosa si colloca necessariamente sopra o sotto il dato “medio”. 
E non è solo una questione di aritmetica e in ogni caso è importante diffidare di ogni concetto “standardizzato”, anche quando non è espresso in forma di media numerica.
E sempre più spesso accade che un dato statistico (come anche una notizia o un’opinione), arbitrariamente o incautamente pubblicata, sia ripresa acriticamente e abbia un’enorme diffusione senza che venga fatta alcuna verifica sull’attendibilità della sua origine. 
Talvolta una “bufala” può sopravvivere per millenni.
Disegno di Irving Geis da "How To Lie With Statistics" di Darrell Huff 
- New York, Norton - 1954

Anche se parrebbe esagerato affermare che la diffusione di una notizia possa essere inversamente proporzionale alla sua credibilità, sta di fatto, soprattutto ultimamente con la diffusione delle informazioni su internet, che molte cose considerate “vere” non hanno alcun fondamento se non il fatto che sono così diffuse da sembrarlo. 
E accade inevitabilmente con dati e statistiche come con ogni altro genere di informazioni.
Il problema non sta tanto nell’esistenza degli errori, che sono sempre possibili, quanto nella diffusa abitudine di accettare dati sballati e incoerenti come se fossero “certezze” indiscutibili e di ripeterli ad infinitum senza mai verificarne la credibilità.
E ciò purtroppo accade non solo per statistiche riguardanti sondaggi o previsioni meteo, ma anche per temi molto più delicati legati ad esempio all'informazione medica, alla prevenzione e alla cura di malattie.
Deformazioni consapevoli e stupidaggini involontarie le cui conseguenze sarebbero comiche se non fossero invece drammatiche e pericolose.

Le statistiche sono uno strumento di notevole utilità solo se usate bene!
Il problema non è la "statistica" e i procedimenti matematici da cui deriva, strumenti essenziali della ricerca scientifica, quanto l'uso, l'interpretazione o la deformazione dei dati che vengono rilevati e, molto importante come punto di partenza delle indagini stesse, la scelta del campione.
Scelta del campione che si rivela fondamentale volendo generalizzare dati rilevati su un numero finito di soggetti. E' facile capire che più basso o poco significativo è il nunero dei soggetti del campione più alta sarà la possibilità di errore o di manipolazione dei dati stessi nella valutazione generalizzata.

Non volendo addentrarmi nei metodi di rilevazioni statistiche ormai più comunemente adottati, vorrei invece sottolineare l'importanza di un approccio scientifico di personale specificatamente preparato, ma nello stesso tempo consapevole della non assoluta certezza nell'interpretazione dei dati stessi.
Insomma bisogna essere accorti, forse dubbiosi, ma mai certi!
Forse anche "ammirati", ma non fiduciosi, come Alice nel Paese delle Meraviglie?


Illustratione (1865), di John Tenniel, del romanzo di Lewis Carroll, "Alice nel Paese delle Meraviglie"
Alice, la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto 
Davanti alla casa, sotto un albero, c'era una tavola alla quale sedevano la Lepre Marzolina e il Cappellaio 
a prendere il tè; in mezzo a loro era seduto un Ghiro che dormiva profondamente e gli altri due lo usavano 
come cuscino per appoggiarvi il gomito, mentre facevano conversazione al di sopra della sua testa.

Charles Lutwidge Dodgson, che sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll scrisse le celebri quanto un po' ambigue e inquietanti favole di Alice, era oltre che un illustre fotografo britannico, anche un matematico e un logico, e questa è una sua osservazione in proposito:

"Se vuoi ispirare fiducia, dai molti dati statistici. Non importa che siano esatti, neppure che siano comprensibili. Basta che siano in quantità sufficiente".

Insomma una quantità sufficiente per trarre in inganno e questo mi ricorda anche un testo “piacevolmente sovversivo”, come lo definì l’Atlantic Monthly al tempo della sua prima pubblicazione, poi diventato il testo di riferimento per gli studi su come dati e statistiche possano essere intenzionalmente ingannevoli o involontariamente devianti.
Si tratta di un libro scritto da Darrell Huff (con le illustrazioni di Irving Geis) dal titolo originale "How to lie with statistics" (testo completo in inglese quiuscito in USA nel lontanissimo 1954, ma pubblicato in Italia, da Monti & Ambrosini Editori su licenza di Pollinger Ltd, solo nel 2007 (traduzione a cura di Giancarlo Livraghi e Riccardo Puglisi) con il titolo "Mentire con le Statistiche" e riproduce le illustrazioni originali di Irving Geis, alla cui simpatica immediatezza e ironia si deve certamente parte del successo del libro. 


Disegno di Irving Geis da "How To Lie With Statistics" di Darrell Huff 
- New York, Norton - 1954

Fu scritto, non da un matematico ma da un giornalista preparato, per tutte le persone che desiderassero capire meglio il significato di numeri, dati e deduzioni da cui siamo continuamente inondati e confusi, ma nel 2004, in occasione del cinquantesimo anniversario della prima edizione, il prestigioso Institute of Mathematical Statistics  dedicò al libro di Huff una sezione speciale della sua rivista. 
Un testo scientificamente preciso e sicuramente ancora molto attuale, di facile lettura, ironico e divertente, ma nello stesso tempo molto serio nella sostanza che cercava anche di porre fine all'apparente oggettività dei numeri e alla conseguente disinformazione selvaggia.
Ne ho riletto tempo fa l'edizione italiana e direi con molto interesse e piacere, anche perché arricchita da annotazioni e commenti, introduzioni e appendici dei traduttori che spiegano metodologie sviluppate nel frattempo, citando anche esempi italiani (o comunque “non americani”) tanto che alcuni di questi si percepiscono come davvero "illuminanti".
Illuminanti come una famosa osservazione di Platone

"Sappiamo bene che queste argomentazioni basate sulle probabilità sono imposture, e se non abbiamo molta cautela nel loro uso possono essere ingannevoli"

Certo bisogna fare una netta distinzione fra la matematica, che in questo caso coinvolge essenzialmente il calcolo delle probabilità, e il modo in cui si raccolgono, s'interpretano e si elaborano i dati. 
Anche se esistono metodi precisi per determinare il “margine di errore”, questo gioco forza non può mai essere zero, ed è proprio per  per questo si potrebbe definire la statistica la "scienza dell’inesattezza", in grado di dirci con precisione qual è il margine di errore in ogni dato. 
Perciò, come sosteneva Platone, nessuna statistica può essere “esatta”, anche se questa esigenza filosofica non deve togliere il merito alle statistiche di essere utili e, sempre nei limiti dell’inevitabile incertezza, credibili.
Come è auspicabile e nella sua stessa natura, ogni scienza ha il dovere di dubitare di se stessa e ogni teoria deve essere considerata valida fino al momento in cui nuovi sviluppi sperimentali o metodologici la possano mettere in discussione.


Disegno di Irving Geis da "How To Lie With Statistics" di Darrell Huff 
- New York, Norton - 1954


Comunque sta di fatto che le statistiche sono manipolabili e sempre in tutto il loro sviluppo, dall’impostazione iniziale (scelta del campione) fino alle interpretazioni conclusive (inferenze e generalizzazioni), anche se le deformazioni a volte non sono necessariamente intenzionali ma dovute a superficialità di valutazione o a errori di impostazione. 
Errori non “voluti”, ma che ugualmente risultano devianti, e che, diffusi come presunte certezze, hanno la pretesa di “dimostrare” tutto e il contrario di tutto.
Una frase famosa attribuita da Mark Twain a Benjamin Disraeli, I conte di Beaconsfield, politico e scrittore britannico nel periodo Vittoriano, ma mai riscontrata nei suoi lavori, riassume molto bene la valenza che possono avere alcune statistiche:

"There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics" 
("Ci sono tre specie di bugie: le bugie, le sfacciate bugie, e le statistiche")

Non sempre si tratta di “bugie” e una statistica può essere “falsa” non per distorsione intenzionale, ma per un errore di metodo o di interpretazione. 
Anche quando la significatività, da un punto di vista matematico, è seria (anche se spesso non lo è) ci possono essere molti fattori che rendono discutibile il risultato. Basta una piccola differenza nel modo in cui si pone una domanda o come si raccolgono e si interpretano i dati, per poter appunto “dimostrare” tutto e il contrario di tutto. 



Da un'illustrazione della Bibbia di Gustave Doré

Eppure inizialmente la statistica aveva scopi assolutamente nobili e la parola statistica deriva dalla parola "Stato" ed è una scienza nata proprio per poter governare bene uno stato. 
Infatti, la necessità di effettuare rilevazioni statistiche fu avvertita quando gli antichi popoli cominciarono a darsi una organizzazione sociale, una struttura economica, un ordinamento militare. 
Uno tra i più antichi rilevamenti di dati di cui si abbia notizia, è quello svolto da Mosè nel deserto del Sinai, durante il ritorno in Israele del popolo ebraico.²
Fu Dio a chiedere a Mosè di contare tutti i maschi delle 12 tribù di Israele che avevano un'età superiore ai 20 anni, per sapere quanti erano gli uomini sui quali si poteva contare per costruire l'esercito d'Israele e questo censimento è documentato nella Bibbia, proprio nel Libro dei Numeri.
E i numeri costituiscono le basi della statistica, anche se capire se abbiano un significato e cosa se ne possa dedurre è tutt’altro che facile. 
Insomma ci possiamo “fidare” delle statistiche solo se sappiamo che cosa sono e come funzionano e il problema non è tanto lo strumento matematico, ma l’uso che se ne fa.
Si può usare un coltello per tagliare frutta, verdura o salumi, ma anche per ferire o uccidere. 
La Statistica, al pari di un coltello, può essere quindi usata in vari modi. Seri e utili quando si tratta di individuare i problemi e i metodi per risolverli, o le risorse che è opportuno sostenere e valorizzare. Inutili o catastrofici e pericolosi quando viene utilizzata per sostenere teorie o demolire quelle non condivise, pro campagne elettorali o contro avversari e schieramenti politici.


"How To Lie With Statistics" di Darrell Huff  con i disegni di Irving Geis da 
- New York, Norton - 1954


E come affermava, in un'intervista nel marzo 2013 di Filomena Maggino, Giancarlo Livraghi, uno dei due traduttori del libro:

"L’inondazione di numeri con cui ci affliggono continuamente i mezzi di cosiddetta informazione, basata su statistiche mal capite o su dati del tutto immaginari, rischia di far annegare nel marasma anche quelle valutazioni che meriterebbero di essere seriamente approfondite......per quanto riguarda le statistiche, sarebbe importante diffondere come cultura di base la capacità di capirne il significato. Potrebbe bastare una estesa adozione del libro di Darrell Huff nelle scuole medio-superiori, e renderlo testo obbligatorio per la qualificazione al mestiere di giornalista".

Aggiungendo anche che purtroppo questo libro irriverente e divulgativo è apprezzata molto più dagli “addetti ai lavori” che dal pubblico cui sarebbe invece destinato: 

"Il pregiudizio, che sembra difficilmente superabile, è che la statistica sia un argomento comunque ostico, difficile, poco interessante per chi non è direttamente coinvolto. 
Superare questa barriera dovrebbe essere invece un impegno, consapevole e ostinato, da parte di tutto il sistema didattico e culturale, e uno strumento adatto allo scopo, sarebbe proprio il libro di Darrell Huff".

Un libro che rappresenta un antidoto sicuro nei confronti dell’uso spesso impreciso, talora sconsiderato, quasi sempre pericoloso, che della statistica fanno pubblicitari, giornalisti e politici a volte con il solo scopo di fare del sensazionalismo, a volte per promuovere interessi economici, politici o personali.
Gli stessi divulgatori spesso non hanno una percezione corretta dei numeri che stanno usando, ma non possono resistere, come l’autore ci mostra, dall’impiegarli per gonfiare, sensazionalizzare e sovrasemplificare.
Darrel Huff non rivolge una critica alla scienza statistica in sé, la cui utilità e importanza non è messa in questione, ma alle sue distorsioni, talvolta inconsce, che ci conducono a dare un significato diverso da quello contenuto (oppure assente) nei dati presentati. 
E'quindi soprattutto un libro che educa alla comprensione della statistica ma che insegna anche ad essere scettici non solo sull'accettazione dei dati ma anche sull'interpretazione che noi stessi potremmo darne. 
In statistica bisogna essere scettici su tutto, anche sulla propria analisi perché 
"Non ci sono fatti, solo interpretazioni" (Friedrich Nietzsche) 

Concludo questo post aggiungendo alcune citazioni che riguardano la statistica e che sono state inserita nel libro "Mentire con le Statistiche" dagli stessi traduttori Giancarlo Livraghi e Riccardo Puglisi.


"Mentire con le statistiche" edizione italiana di "How to lie with statistics" 

Citazioni sulla Statistica

63 statistiche su 100 sono inventate. Compresa questa.
Scott Adams

Come altre tecniche occulte di divinazione, il metodo statistico ha un gergo deliberatamente inventato per rendere oscuri i suoi metodi ai non addetti.
G. O. Ashley

Siccome un bambino su sette è cinese, noi ci siamo fermati a sei.
Marie-Lyse Aston

Il meteorologo non sbaglia mai. Se c’è l’80 % di probabilità di pioggia, e non piove, vuol dire che siamo nel 20 %.
Saul Barron

Oggi, più che mai, le persone colte hanno il dovere di seminare dubbi, non di raccogliere certezze.
Norberto Bobbio

Il sondaggio è il gioco di parole delle cifre.
Albert Brie

Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro.
Niels Bohr

Le statistiche dicono che uno su quattro soffre di qualche malattia mentale. Pensa ai tuoi tre migliori amici. Se stanno bene, vuol dire che sei tu.
Rita Mae Brown

Posso dimostrare di tutto con le statistiche – fuorché la verità.
George Canning

Se vuoi ispirare fiducia, dai molti dati statistici. Non importa che siano esatti, neppure che siano comprensibili. Basta che siano in quantità sufficiente.
Lewis Carroll (Charles Lutwidge Dodgson)

La radice della maggioranza degli illeciti statistici è l’abbandono ella neutralità matematica e l’introduzione di ipotesi di causalità che non hanno basi scientifiche. Ciò equivale a praticare scienza tramite prestidigitazione: la velocità delle statistiche è tale da ingannare la mente.
Bruce Charlton

State attenti, la statistica è sempre la terza forma di menzogna.
Jacques Chirac

Le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che noi abbiamo falsificato.
Winston Churchill

Ci sono tre generi di bugie: le bugie, le maledette bugie e le statistiche.
Attribuita a Benjamin Disraeli

Mentre una singola persona è un intrico incomprensibile, nell’aggregato diventa una certezza matematica. O così dicono le statistiche.
Arthur Conan Doyle

Lo statistico è uno che fa un calcolo giusto partendo da premesse dubbie per arrivare a un risultato sbagliato.
Jean Delacour

Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa.
Gregg Easterbrook

Un’altra fra le ostinate bende sugli occhi è la nuova scienza della statistica.
Ralph Waldo Emerson

Quando le regole della matematica si riferiscono alla realtà non sono certe – e quando sono certe non si riferiscono alla realtà.
Albert Einstein

La statistica: l’unica scienza che permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni.
Evan Esar

Certo, certissimo, anzi probabile.
Ennio Flaiano

La statistica è la prima delle scienze inesatte.
Edmond de Goncourt

Tutte le statistiche del mondo non possono misurare il calore di un sorriso.
Chris Hart

Nella vita reale non c’è alcun uomo medio.
Aldous Huxley

I numeri precisi sono sempre falsi.
Samuel Johnson

Statistiche: la teoria matematica dell’ignoranza.
Morris Kline

La teoria delle probabilità in fondo non è altro che buon senso ridotto a calcolo.
Simon de Laplace

Nei tempi antichi non c’erano le statistiche, perciò era necessario ripiegare sulle menzogne.
Stephen Leacock

Oggi i giornali hanno pubblicato una nuova statistica. A quanto pare tre persone su quattro sono il 75 % della popolazione.
David Letterman

Non possiamo nutrire gli affamati con le statistiche.
David Lloyd George

Le statistiche sono come i bikini. Ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante.
Aaron Levenstein

L’esattezza non è la verità.
Henry Matisse

L’umano medio ha una mammella e un testicolo.
Des McHale

Non ci sono fatti, solo interpretazioni.
Friedrich Nietzsche

I fatti sono ostinati, ma le statistiche sono più flessibili.
Laurence Peter

Credo che il calcolo delle probabilità sia l’unica branca della matematica in cui buoni autori ottengono spesso risultati completamente sbagliati.
Charles Pierce

Sappiamo bene che queste argomentazioni basate sulle probabilità sono imposture, e se non abbiamo molta cautela nel loro uso possono essere ingannevoli.
Platone

In ogni statistica, l’inesattezza dei numeri è compensata dalla precisione dei decimali.
Alfred Sauvy

La morte di una persona è una tragedia, la morte di milioni è una statistica.
Josif Stalin

Le statistiche sono come un lampione. Le possianmo usare per fare luce, ma non come l’ubriaco, che ci si appoggia.
Mark Twain

Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola.
Voltaire

Non fidatevi di ciò che le statistiche dicono prima di avere attentamente considerato ciò che non dicono.
William Watt

Satana si diletta con le statistiche quanto con citazioni delle sacre scritture.
Herbert George Wells

È meglio essere sempre un po’ improbabili.
Oscar Wilde

Senza deviazione dalla norma il progresso non è possibile.
Frank Zappa



Note

¹Alice nel paese delle meraviglie, pubblicato nel 1865, era nato nel 1862 come manoscritto illustrato da Dodgson stesso per una delle sue giovanissime amiche, Alice Liddell, figlia del decano di Christ Church.
La successiva pubblicazione del 1865 fu illustrata dalle incisioni di John Tenniel, il più famoso disegnatore vittoriano, che potè consultare l'autore sul modo di interpretare le sue creature fantastiche.
²Origini della Statistica "Storia della Statistica - I momenti decisivi" di Maria Pia Perelli D’Argenzio 



giovedì 9 febbraio 2017

Ricci......una passione per i libri

Il tema, "libri di Matematica", del Carnevale della Matematica di questo mese, il #106, ospitato da Rudi Mathematici, mi ha ricordato dapprima un testo amato e odiato, quello di Analisi Matematica I del grande "Maestro" Giovanni Ricci, poi la sua grande passione per i libri.
Il testo, in due libri (parte prima e parte seconda) è legato al bel periodo dell'università ma anche a momenti di sconforto, dovuti all'incapacità o alla poca volontà di applicarmi a uno studio serio e, a volte, difficoltoso. 
Difficoltà che, per me, nasceva anche dal fatto, piuttosto originale e bizzarro, che il testo del libro era stato stampato direttamente copiato dagli appunti scritti a mano con la stessa calligrafia, rotonda e regolare, con cui Ricci, servendosi di una matita a cera bordeaux, copriva di appunti la lavagna luminosa della mitica aula A a piano terra.


Testo di Analisi I (parte seconda) di Giovanni Ricci
Il testo era tratto e copiato direttamente dagli appunti scritti "a mano" dal Maestro

Uno di questi momenti, in cui forse l'odio ha davvero prevalso, è stato il mio approccio con il teorema sulla copertura di un insieme di Heine-Pincherle-Borel-Lebesgue, che mi costò il primo tentativo di passare l'esame orale di Analisi Matematica I, con il mitico "Maestro" Giovanni Ricci (come si nota dall'immagine avevo evidenziato in rosso "no dimostrazione".....che invece ovviamente Ricci pretendeva!). 
Grande Matematico e grande Maestro, Giovanni Ricci ero noto a noi studenti anche per il suo modo di agire bizzarro: concedeva magari un 18 ma pretendeva il lancio del libretto nella fontana del  Dipartimento di Matematica (quello di via Saldini 50 a Milano) o fissava in aula timide matricole tuonando con la sua voce bassa, cavernosa e un po' impostata (vezzo di famiglia, essendo fratello dell'allora noto attore e regista teatrale Renzo Ricci):
"se non capite queste cose, che capirebbe anche il bigliettaio dell'autòbus (lo accentava sulla o), cambiate...... cambiate subito!"
A me disse "sa che lei è proprio carina? gradirei rivederla alla prossima sessione!", e, alla sessione successiva (fortunatamente mi tenne buono lo scritto) si ricordò di richiedermi proprio il famigerato teorema che però sapevo alla perfezione perché, forse anche grazie a lui e al suo rigore, il mio odio si era ritrasformato in amore.


I due volumi di Analisi I di Giovanni Ricci, decisamente logori perché sempre consultati

Un grande "Maestro" a cui deve sicuramente molto lo stesso Enrico Bombieri, l'unico matematico italiano a vincere la medaglia Fields, nel 1974.
Enrico Bombieri infatti entrò in contatto a Milano con il professor Giovanni Ricci che, dopo un incontro a casa, poi lo invitò a una corrispondenza scientifica da cui nacque, nel 1957, il primo lavoro di Bombieri, a soli 17 anni, sulle equazioni diofantee (equazioni in una o più variabili con coefficienti interi di cui si ricercano le soluzioni intere).
Tra gli aneddoti si ricorda che Ricci soleva dirgli: "se non impari l’analisi complessa sarai sempre un dilettante"!
Lo accolse quindi in università, consigliandolo, incoraggiandolo e fornendogli libero accesso alla biblioteca di Matematica (ora a lui dedicata) affidandogli addirittura le chiavi, lui gelosissimo dei suoi libri e della sua biblioteca, per permettergli di scorazzare indisturbato, perché come ribadiva sempre "fondamentale è leggere ed aggiornarsi".
Bombieri si laureerà quindi all'Università degli Studi di Milano con una tesi della quale fu relatore Giovanni Ricci, che lo manderà poi a Cambridge a incontrare Harold Davenport e a Parigi da Jean Pierre Serre, che insieme ad Aldo Andreotti e soprattutto all'"eccezionale e generosissimoEnnio de Giorgi, saranno i suoi "méntori".


Dipartimento di Matematica Federigo Enriques, di via Saldini 50 - Milano

Non voglio ricordare Giovanni Ricci per i meriti accademici o le capacità di insegnante e divulgatore (qui commemorazione di Giovanni Sansone), ma per la sua grande passione per i libri.
La Biblioteca del Dipartimento di Matematica di via Saldini 50 a Milano può essere infatti considerata il fiore all'occhiello di Giovanni Ricci.
Ma vediamo perché.
Il primo nucleo dell'attuale Biblioteca risale al 1924 (la prima acquisizione è datata 8 dicembre 1924) la cui sede era presso il Gabinetto di Matematica del Regio Politecnico. 
Il 31 dicembre 1934 la Biblioteca, costituita da 697 volumi, venne trasferita presso l’Istituto di Matematica della Regia Università nella attuale sede di via Saldini 50. 
Il 15 dicembre 1936, il prof. Giovanni Ricci venne chiamato da Pisa a Milano per ricoprire la Cattedra di Analisi Matematica nell'Università degli Studi, e qui trovò la Biblioteca molto misera, con pochi testi e pochi aggiornamenti. Ben diversa  dalla prestigiosa Biblioteca matematica della Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui Giovanni Ricci, fine bibliofilo e grande amante di libri antichi e moderni, ne aveva avuto fino allora personalmente cura.
Questo era dovuto anche al fatto che, a differenza della tradizione matematica della Normale di Pisa, che nasce nel 1810, i corsi di laurea in Matematica a Milano erano molto più recenti, istituiti ufficialmente solo nel 1927 e con ridotto numero di docenti di ruolo. 
Fu così che subito Giovanni iniziò ad occuparsi della costituzione, presso l'Istituto Matematico dell'Università, di una Biblioteca matematica che fosse ricca ed efficiente. 
Un compito non facile e laborioso ma a cui egli vi si dedicò con entusiasmo, abnegazione ed impegno assiduo per tanti anni. 
Giovanni Ricci si preoccupò di acquistare libri nuovi e antichi, conoscendo e ricercando rivendite opportune ed antiquari da cui acquisì opere matematiche del ‘700 e dell’800, nonché riviste matematiche cercando anche di procurarsi man mano, se possibile, gli arretrati non posseduti. 
Interessato ai libri ma nello stesso tempo oculato, cercò sempre di servirsi di librai efficienti ma il più possibile convenienti (per esempio era ritenuto con questi requisiti Sperling & Küpfer) ed utilizzò tutte le sue conoscenze per rilevare anche edizioni antiche e rare, che si trovano tuttora nella "Biblioteca Matematica Giovanni Ricci". 
Il patrimonio crebbe così progressivamente arrivando a 4390 volumi alla fine del 1939, grazie anche a cospicue donazioni di docenti dell'Università, del Politecnico e dell'Università di Pavia.


Una delle edizioni dei Gründlagen di Hilbert

Nel 1940, dallo scoppio della guerra, divenne ben presto difficile comprare libri, soprattutto all'estero, tranne che in Germania e Ricci cercò di approfittarne il più possibile. Egli la ritenne infatti una buona occasione ed anche attualmente si nota nella biblioteca la vastità di quella operazione, ricordando anche che la produzione matematica tedesca, in quel tempo in particolare, era di ottimo livello, come, per esempio, le varie edizioni dei Gründlagen di Hilbert.
Giovanni Ricci dedicava molto del suo tempo anche nel lavoro materiale della schedatura dei volumi e per tanti anni si videro in Biblioteca le schede scritte con bella calligrafia (quella stessa regolare e rotonda dei libri e delle lezioni di cui parlavo) dallo stesso Ricci. 
Inoltre nei lavori di schedatura e di ordine nella Biblioteca, non avendo alcun personale specifico, si avvalse, fino alla metà degli anni '40, dell'aiuto di assistenti incaricati e volontari di Analisi Matematica (Clelia Romanini, Maria Vittoria Anzoletti, Cesarina Tibiletti, ecc.). 
Con la guerra la Biblioteca veniva a trovarsi in serio pericolo, soprattutto quando a Milano incominciarono, dalla fine del '42, i bombardamenti aerei e quindi, nel '43, si ebbe l'occupazione tedesca. 
Molti sfollarono da Milano e Ricci pensò di far sfollare anche la biblioteca, tenuto conto anche del fatto che allora era locata al secondo piano dell'edificio di via Saldini 50. 
Decise quindi di trasportare i libri nella Scuola Elementare di Locate Triulzi, località abbastanza vicina a Milano, e così partirono molti libri, legati a gruppi con robusti spaghi. 



La scuola di Locate Triulzi si vede in secondo piano, dietro il vecchio comune in stile neoromanico di fine '800
Cartolina inviatami da Marco Fulvio Barozzi

La scelta però si rivelò non molto opportuna dato che la scuola suddetta non era sicura perché si trovava proprio presso la ferrovia Milano-Pavia-Genova, linea che era colpita spesso dai bombardamenti alleati. 
Nel 1944 Ricci pensò quindi di far rientrare i libri a Milano, ma con la paura che potessero essere requisiti dai Tedeschi, che avevano una loro sede in piazza Leonardo da Vinci, si pose allora il problema di nascondere i libri stessi. 
Al secondo piano di via Saldini 50 si trovavano, oltre alla Biblioteca anche le aule per le lezioni di matematica e due di queste aule avevano dei robusti banchi di legno posti in ripida scalinata chiusa dai vari lati. 
Perché non nasconderli sotto una di queste? Vi si trovava infatti un ampio vano vuoto! 
I pacchi di libri provenienti da Locate Triulzi vennero quindi inseriti in uno dei suddetti vani ben rinchiuso e celato rispetto all'esterno. 
Giovanni Ricci, per tutto questo lavoro di trasporto e sistemazione dei libri, si avvalse anche del valido aiuto di Angelo Buscaglia, mitico bidello dell'Istituto Matematico, intelligente collaboratore non solo di Giovanni ma di tutti i docenti dell'Istituto stesso. 
Naturalmente in questo periodo la Biblioteca, quasi priva di libri, era pressoché inutilizzabile, tanto più che nella sala d'ingresso della Biblioteca stessa era stata sistemata una fumosa stufa a legna. 


Ingresso Dipartimento di Matematica Federigo Enriques

Tra i pochi giovani frequentatori di quella Biblioteca alcuni si scambiavano, invece di libri e ben di nascosto, fogli di stampa clandestina, antifascista e antitedesca. 
In tutto questo bailamme Giovanni Ricci, sempre entusiasta, pensava costantemente a progetti per lo sviluppo futuro sia della Biblioteca che della Matematica a Milano e quando suonava la sirena nemmeno se ne accorgeva.
Quando suonava la sirena, che avvisava dell'avvistamento di aerei da bombardamento, occorreva scendere nel rifugio antiaereo (sistemato nell'interrato di via Saldini 50), ma Ricci, stando lassù al secondo piano, continuava a parlare dei suoi sogni agli interlocutori del momento, che forse, diversamente da lui, pensavano al pericolo effettivo ed immediato di una qualche bomba che troncasse tutto. 
Questo fino a quando Giovanni Ricci dovette raggiungere la famiglia a Firenze con un viaggio avventuroso che spesso ricorderà. 
Comunque andò bene sia a Ricci e sia alla Biblioteca e all'Istituto che non subirono alcun danno! 


Biblioteca del Dipartimento di Matematica intitolata a Giovanni Ricci

Subito dopo il 25 aprile 1945, ancora una volta con un viaggio non facile, Ricci tornò a Milano da Firenze, mentre arrivò da Torino anche Guido Ascoli, già professore di Analisi Matematica a Milano, che era stato estromesso dall'Università nel '38 per effetto delle leggi razziali e che era scampato alle persecuzioni naziste. 
E fu così che il sogno di Ricci incominciò a riprendere piede. Ricci ed Ascoli seduti insieme ad un tavolo in Biblioteca un giorno della primavera del '45, incominciarono a pensare al ripristino e all'ampiamento della Biblioteca, lavoro a cui Ricci si dedicò fino agli ultimi giorni, morirà nel settembre 1973.
Per più di trent'anni quindi, dal 1936 al 1973, Ricci fu illuminato direttore della Biblioteca e ne accrebbe ulteriormente la raccolta fino a 27.000 volumi, donando, alla sua morte, il patrimonio personale di circa 2.000 libri. 
Dal 2000, dopo una imponente ristrutturazione, la Biblioteca è stata a lui intitolata ed è diventata Biblioteca d’Area, dotata di autonomia finanziaria, di un proprio regolamento e in grado di offrire 45 ore settimanali di apertura a docenti e studenti, rendendo così possibile il sogno di Giovanni Ricci, che aveva sempre ribadito "fondamentale è leggere ed aggiornarsi"!


Giovanni Ricci

Fonti
Per alcune notizie relative alla Biblioteca di Matematica nel periodo 1940 - 45 mi sono avvalsa di un articolo scritto sul sito mat-unimi dalla docente di Algebra (negli anni della mia frequentazione) Cesarina Tibiletti Marchionna